«Servono interpreti giusti. La Salernitana oggi vale 7/8 milioni»

di Matteo Maiorano

Un’immagine più grande della propria storia. La Salernitana disegnata da Angelo Scelzo nel volume “Una partita lunga un secolo” regala ai nostalgici della Bersagliera una finestra sul passato. E per un momento ricollega i tifosi alla passione che negli anni ’90 ha scandito le giornate degli appassionati i quali, con un pallone, trascorrevano le proprie giornate, aspettando l’arrivo della domenica per accompagnare idealmente la Salernitana al successo.

«Il sodalizio è espressione di un legame tra gli abitanti della città e la propria terra natia». Angelo Scelzo cerca di ritornare sul centenario e sul valore dei festeggiamenti: «Salerno è coinvolta nel cammino del sodalizio, nelle fortune e nei momenti meno lieti, nei drammi. Quella che andiamo a raccontare non è una storia tecnica bensì identitaria, attraverso i particolari».

A Palazzo di Città lo scrittore ha voluto presentare il proprio libro accompagnato, tra gli altri, dal tecnico Delio Rossi e dall’ex presidente Aniello Aliberti. «In città sono passate vere e proprie icone del calcio. Rossi è tra i più popolari ma ci sono anche Somma e Carmando». La Salernitana, come raccontato da Dino Zoff, ha un’immagine superiore alla propria storia: «Non contano i tabellini: la Salernitana ha guadagnato più volte la ribalta per le scuole calcistiche quali il Vianema, il libero, il catenaccio. Lo stesso Delio Rossi nel ’90 era un allenatore emergente, che venuto dal nulla propose un gioco votato all’attacco, propositivo».

Presente all’incontro anche Aniello Aliberti, il quale ha trascorso diverse ore in compagnia di Rossi. I due hanno intrattenuto la solita “accesa” conversazione sui moduli di gioco e le tattiche, lasciandosi andare ai confronti con un presente vuoto e scarsamente rappresentato dei gusti popolari a tutte le latitudini: «I calciatori sono saccenti, sanno ben poco. E’ tutto governato dal fattore economico, il quale domina la scena pseudo-calcistica. Dopo aver visto un certo tipo di gioco fai difficoltà a capire un calcio di passaggi e passaggetti».

Ventura, che Aliberti conosce bene per via dei diversi confronti avvenuti sul prato dell’Arechi, sta facendo un po’ fatica a plasmare la squadra a propria immagine e somiglianza. «L’ex ct è un profondo conoscitore di calcio, soprattutto quello cadetto. Credo che il suo sistema di gioco non abbia i calciatori idonei. Siamo agli inizi, c’è tempo per forgiare la squadra, non è semplice giocare». Il calcio delle bandiere che scandiva il tramonto degli anni ’90 oggi è soppiantato da fattori legati a motivi economici ma non solo.

«I calciatori prima venivano adottati dalla piazza, il pubblico li sentiva vicini. A Benevento i calciatori si stringono attorno alla piazza, vivono bene e il presidente è vicino. Oggi vedo molto scollamento, c’è un nucleo legato ma un altro forte che si è stancato. Non si ha voglia di fare sacrifici. Ho visto le gradinate vuote al Menti: ai miei tempi il pubblico sarebbe accorso in massa, nonostante i divieti e le restrizioni. I sacrifici si facevano».

Ma al di là della componente economica è possibile ancora fare cose egregie: «Per un Vigorito ci vogliono 3 Lotito. Spesso sento parlare di succursale, ma in rosa figurano pochissimi calciatori della Lazio. A Roma hanno un direttore sportivo bravissimo, quindi sarebbe un pregio se lavorassero in simbiosi. Le sembra possibile che Tare non sappia fare il suo lavoro? Non lo crederei né oggi né mai».

In ogni caso la Salernitana oggi non è più questione di Aliberti: «Non sarebbe sicuramente alla mia portata. A volte o trovi la ricchezza o la bravura: Lotito ha la ricchezza giusta ed è un uomo fortunato. E’ capitato nelle cose giuste al momento giusto». Valore economico della Salernitana? «Sette, otto milioni, con tutte le componenti».

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