Acquedotto in rovina

di Marta Naddei

Che fosse “stremato” dal tempo, dalle intemperie, dall’incuria e dalla mancanza di manutenzione, il Ponte dei Diavoli aveva provato a farlo capire già nel 2015, quando da uno degli imponenti archi che sovrastano via Arce e via Velia si staccarono alcune pietre. Stretti nel sempre più soffocante e incontrollato abbraccio della vegetazione e, ormai, adorni di buchi, crepe e fenditure, gli Archi dei Diavoli “chiedono” attenzione.

Pochi giorni fa, sono venuti giù, dall’imponente struttura, altri massi, tanto da richiedere un intervento dei vigili del fuoco – con contestuale chiusura di via Velia – per mettere in sicurezza l’area. L’acquedotto medievale, eretto nel IX secolo al fine di rendere possibile l’approvvigionamento d’acqua al monastero di San Benedetto, è, probabilmente insieme al castello d’Arechi e al Forte La Carnale, uno dei simboli identificativi della città di Salerno. Un simbolo troppo spesso dimenticato, abbandonato a se stesso e che torna sotto i riflettori solo nel momento in cui torna a mostrare i propri segni di sofferenza. Di anno in anno, d’intervento d’emergenza in intervento d’emergenza, una soluzione – leggasi una manutenzione ad hoc per tutelare la struttura e l’incolumità pubblica – neanche l’ombra.

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Tanto il Comune di Salerno – proprietario del Ponte dei Diavoli – quanto la Soprintendenza – che ha il compito di vigilare per quel che concerne l’aspetto tecnico – non sono riusciti a far quadrato e a mettere in piedi un progetto di manutenzione e restauro dell’antico gioiello della storia salernitana. Dopo gli ultimi avvenimenti, però, sembra che qualcosa stia cercando di muoversi: il problema, al solito, è legato al reperimento di fondi per mettere in atto un piano di interventi che riesca a garantire la stabilità dell’acquedotto e provi a restituirgli l’originaria dignità.

Il mese scorso l’ex parlamentare Tino Iannuzzi s’era appellato alla collaborazione tra i due enti e a una mediazione con la Regione Campania e il Ministero per i Beni culturali. Il caso è approdato anche in commissione consiliare urbanistica, con la vicepresidente Sara Petrone indicata quale referente del Comune di Salerno per l’individuazione della strada giusta per trovare le risorse necessarie alla messa in atto del progetto di riqualificazione del monumento.

Insomma, pare che, almeno per il momento, le acque, è proprio il caso di dirlo, stiano iniziando a smuoversi. In caso contrario, non resterà che sperare nuovamente in una stregoneria di Pietro Barliario.

LA LEGGENDA. Costruito da Barliario in una sola notte con l’aiuto dei demoni. Eretto in una sola notte dall’alchimista Pietro Barliario con l’aiuto dei demoni. Nasce così la leggenda del “Ponte dei diavoli” di Salerno. Barliario, considerato un vero e proprio “stregone” e fine conoscitore della chimica, avrebbe goduto del supporto dei diavoli per erigere l’acquedotto in una sola nottata e consentire, in tal modo, ai salernitani di fare rifornimento di acqua. Da quel giorno, e in virtù della loro arcata forma inusuale, gli archi furono ribattezzati “dei diavoli” anche perché, come narra la storia tramandatasi negli anni, se ci si trova sotto la struttura all’alba o al tramonto è possibile vedere demoni e spiriti maligni danzare.

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