Giovani e marchio: i 25 punti di Matteo Citro

di Matteo Maiorano

Il sogno Rari non fa fermate. Dopo la straordinaria promozione maturata lo scorso anno, la compagine pallanuotistica giallorossa sta rispettando i pronostici nel complicatissimo campionato di massima serie.

L’obiettivo salvezza, alla portata per la rosa costruita in estate, sarà da strappare contro le dirette concorrenti, le quali stanno vendendo cara la pelle in un momento della stagione dove s’iniziano a delineare traguardi e speranze. Il massimo campionato è un punto di partenza soprattutto per i giovani, che possono crescere fianco a fianco ai talenti di questo sport. Mister Matteo Citro, al quinto anno da allenatore della Rari Nantes, riallaccia il filo con il recente passato, rimarcando ancor di più quanto sia necessario mantenere la categoria per il territorio e per i sacrifici quotidiani degli atleti in calottina giallorossa.

Mister, dopo tanto lavoro la squadra quest’anno ha finalmente raggiunto la A1…

«Negli ultimi anni abbiamo lavorato alacremente per costruire un vero e proprio marchio che si identificasse con le passioni e le radici salernitane. Quando sono arrivato la situazione era ben diversa, ma la società ha lavorato notte e giorno per garantire queste soddisfazioni. Siamo ripartiti piano ma con la consapevolezza che il duro lavoro avrebbe prima o poi pagato. Al primo anno (2016, NdR) maturammo subito la qualificazione ai play-off, poi da allora è stato un crescendo. Siamo partiti ogni anno con una grande consapevolezza, puntellando la squadra per mantenere intatta l’ossatura senza mai perdere entusiasmo. La promozione divenne obiettivo del 2017, ma sfuggì ai rigori contro Quinto».

La favola è ripartita lo scorso anno…

«Non si è mai arrestata. Lo scorso anno la rosa ha trasformato la delusione agonistica in adrenalina positiva. Anche perché il rischio era che l’ambiente potesse abbattersi e che i ragazzi perdessero entusiasmo. Invece abbiamo stracciato la concorrenza chiudendo il campionato a sette lunghezze di vantaggio dalla seconda, nel campionato più competitivo degli ultimi 20 anni. Quest’anno proviamo a difendere il discorso della A1. Il marchio sta crescendo a dismisura».

Lei conosce bene il mondo Rari, avendo fatto la trafila del settore giovanile…

«E’ stato un bel percorso. Lasciai per motivi di studio, prima di riallacciarlo ad anni di distanza. Posso garantire che la crescita dei giovani è fondamentale per una società».

Dalla piscina a bordovasca: quali sono le differenze?

«E’ una questione di responsabilità. Da mister prendi sul groppone tutte le critiche e fai scudo nelle avversità. Prendi la gestione della squadra a 360°, mentre da atleta sei maggiormente concentrato sulla prestazione individuale. Non sei un buon mister solo quando vinci, ma quando riesci a far da collante tra le parti, società e squadra».

Il discorso dei giovani è estremamente attuale. La Rari da questo punto di vista sta formando una cantera invidiabile…

«La voglia dei giovani è fondamentale. Molti di questi sono salernitani e mettono in vasca tutta la loro voglia di difendere la categoria, il loro senso di appartenenza è incredibile. Ai gregari chiediamo di fare il salto di qualità, devono dare quel quid in più». L’ha soddisfatta la squadra costruita in estate? «Certamente: abbiamo anzitutto mantenuto l’ossatura che ha guadagnato in piscina la promozione. I tre pallanuotisti ingaggiati hanno poi fatto alzare il livello: Elez, Tomasic e Cuccovillo si stanno esprimendo ad alti livelli».

Focus sul campionato: in che modo state costruendo la salvezza?

«Stiamo concentrando l’attenzione sugli scontri diretti, le partite nelle quali è fondamentale portare a casa la vittoria. I punti persi in alcune occasioni sono stati recuperati, perché poi è contro le squadre di pari livello che bisogna strappare punti. Dobbiamo inoltre ridurre gli errori individuali».

A quanto ammonta la quota salvezza?

«Dobbiamo tener dietro almeno tre squadre: dal mio punto di vista prima raggiungiamo 25 punti, prima stiamo tranquilli. Al giro di boa è difficile fare pronostici».

Fattore Vitale: quanto incide il sostegno del pubblico?

«E’ decisivo. Contro Palermo i tifosi hanno letteralmente spinto la palla in rete». Con Scotti Galletta scambiate opinioni sulla gestione della squadra? «Andrea sta dando una mano enorme alla rosa. Gestisce nei minimi particolari il settore giovanile, l’anima della società. Lavoriamo in sintonia su tutto».

Quanti anni vorrebbe giovare di un atleta del genere?

«Questo dipende da lui, è oggettivo. Fosse per me lo terrei per sempre. Sono però delle valutazioni che vanno fatte di anno in anno».

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