Terravecchia, il borgo sconosciuto di Giffoni Valle Piana

di Giovanna Naddeo

Il 2020 è ormai alle porte e Giffoni Valle Piana, calendario alla mano, ha già cominciato il conto alla rovescia. Il festival del cinema dei ragazzi si appresta a soffiare cinquanta candeline e, per l’occasione, la macchina organizzativa è già in moto, pronta a vestire l’abito migliore.

Se in città si respira aria di fermento, basta imbroccare la salita accanto allo storico convento San Francesco per immergersi nella quiete di un piccolo gioiello medievale di rara bellezza. Si tratta di Terravecchia, borgo situato nel cuore della valle picentina e circondato da una fitta cinta di uliveti. Un caratteristico agglomerato urbano ricco di cantine, forni, stalle, cisterne, collegati tra loro da strade acciottolate e viuzze tortuose, che rimanda a un tempo remoto, quando la zona fu insediata dai Picentini.

Un sviluppo esponenziale sin dal periodo longobardo, da est verso ovest, con una spiccata vocazione alla caccia, poi l’abbandono a partire dalla fine del XVIII secolo. Tra la fine degli anni novanta e gli inizi duemila un importante intervento di ristrutturazione (grazie ai finanziamenti Fesr) ha consentito il recupero del patrimonio edilizio, come le due chiese dedicate a Sant’Egidio (a est) e San Leone (a ovest). Allo stato attuale, sono poco più di quaranta coloro che lo abitano tutto l’anno, in case circondante da piccoli orti. La cinta muraria vanta la presenza di quattordici torri risalenti al periodo longobardo, angioino e aragonese. In numero ancora minore gli antichi mestieri sopravvissuti, come la produzione di pane duro, una leccornia figlia dei tempi contadini, da degustare con formaggi, salumi o verdure di stagione.

 

 

Eppure Terravecchia non vive(va) soltanto di settore primario: in passato il borgo è stato centro turistico e polo culturale. «Un giorno venne a trovarci Alberto Marradi, illustre professore ordinario di Metodologia delle scienze sociali presso l’Università di Firenze» – ricorda l’architetto Gregorio Soldivieri, da tutti soprannominato la “guida ufficiale” del borgo «e nel giro di poco tempo, nel 2004, fu trasferita da Viterbo a Terravecchia la Scuola estiva sul Metodo e la ricerca sociale, nell’ambito delle iniziative dell’associazione nazionale “Paideia”. Per due settimane, tra fine agosto e inizio settembre, il nostro borgo ospitava studenti provenienti da tutta Italia e desiderosi di approfondire il loro percorso di studi, con ampio spazio dedicato alla riflessione collettiva immersa nel nostro verde. Ciò ha consentito il rilancio in chiave promozionale del borgo, che ha trovato una sponda amministrativa nel precedente sindaco, Ugo Carpinelli, e un’azione concreta nella nostra associazione culturale, “Borgo di Terravecchia”».

Dunque, un’autentica contaminazione di saperi, dialetti e tradizioni animava la borgata. «Si creavano straordinarie connessioni tra gli studenti e la popolazione locale. Momenti del tutto spontanei. Un esempio? Un’anziana signora di nome Italia produceva pane e pizza nel forno di casa e li offriva a tutti gli studenti. Quest’azione così semplice, genuina, aveva un grande impatto sui ragazzi». Non solo educazione, ma anche spazio al teatro e a laboratori di idee, in collegamento con le iniziative a valle come il “Giffoni Film Festival” e il “Giffoni Teatro”. «Come dimenticare il concerto di Lina Sastri? Un vero e proprio boom di presenze».

Sviluppata anche l’attività alberghiera negli spazi riqualificati del borgo. «In molti preferivano Terravecchia agli hotel delle due Costiere, prediligendo così un turismo di stampo rurale, tra Pompei e Paestum, un turismo che qui non potrà mai essere di massa». Una preferenza attestata anche dall’ultimo successo del Picentini Experience, kermesse dedicata a musica e gastronomia, in scena pochi mesi fa tra viuzze e muri a secco. Terravecchia, bellezza millenaria e incontaminata, scenario di quiete e tranquillità ogni giorno dell’anno: in primavera ed estate per la mitezza del clima, in autunno per le policromie donate dalla natura, in inverno per l’atmosfera familiare intorno al focolare domestico. Le mezze stagioni esistono, e Terravecchia ne è la prova.

Terravecchia veste il lento ritmo delle stagioni, conservando, nella sua rurale delicatezza, tutta la bellezza di un tempo andato, ma non scomparso.

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