La fontanella che brucia

di Vincenzo Benvenuto

La fontanella del paese ha segnato la mia infanzia. Più precisamente, è stato un accadimento che l’avrebbe dovuta riguardare, a marcare a caratteri di fuoco la mia esistenza; quella stessa esistenza che, in seguito e in conseguenza di tale, presunto evento, sarebbe stata rischiarata dalla logica e poi, finalmente, dal ragionamento. A cosa mi riferisco? Al suo incendio. Sì, insomma, al dispiegamento di lingue di fuoco che, almeno a detta di Franco il Terribile, avrebbero avviluppato la stitica fontana del paese. Ora, lo so da me che l’incendio di una fontana non è cosa possibile.

Provate a mettervi, però, nei panni di un bambino di otto anni che sente dalla bocca irregolare di Franco il Terribile che la fontana di Giovi si sta «appicciando»! Il pargoletto in questione, infatti, era a tal punto spaventato dall’effige lupigna di Franco da non poter attivare, sia pur ne fosse stato capace, quel collegamento neuronale pronto a sgamare l’illogicità del binomio acqua-fuoco. E dunque il nostro baby protagonista si è trovato a sguazzare nella prima fase della crescita, quella, chiamiamola così, «emozionale».

Stadio, questo, che può sempre far capolino anche nell’uomo adulto, quando la sua mente è coartata da un’emozione assai intensa (terrore, dolore, etc.). La seconda fase poi, è quella che probabilmente sarebbe stata raggiunta dal bambino se non ci fosse stato Franco e che, comunque, è conquistabile con appena un po’ più di anni sul groppone: quella «logica». Il primo stadio non è per nulla, diciamo così, esigente. Non si richiede, infatti, né intelligenza né cultura per assaporare la paura, il dolore. È sufficiente un organismo vivente, anche senza «durata» alcuna: pure il neonato infatti, è capace di provare dolore, gioia, felicità.

La seconda fase al contrario, se può fare a meno della cultura, richiede sicuramente un pizzico d’intelligenza mentre potrebbe, almeno nelle sue forme più elementari, addirittura prescindere dalla vita. In altri termini, anche un PC sarebbe in grado di segnalare l’illogicità del binomio acqua-fuoco. Ma se vita c’è, questa dev’essere per forza «umana».

La terza fase invece, è il «cogito ergo sum» di cartesiana memoria. È lo stadio esclusivo dell’uomo maturo, intelligente, colto. Insomma, l’essenza della speculazione, del ragionamento stesso. Ed infatti, premessa l’illogicità di una fontanella che brucia, cosa potrebbe venire a significare questa immagine (eccolo, il terzo stadio)? A codesta domanda, il bambino sgranerebbe gli occhi, il PC fonderebbe i transistor, lo stupido ignorante…beh, se avessimo la fortuna di trovare uno stupido ignorante pacifico, nella migliore delle ipotesi, ci piglierebbe per pazzi.

Se invece, malauguratamente, c’imbattessimo in un esemplare violento… chissà, forse sarebbe meglio metterci le gambe in spalla e pedalare. Comunque stiano le cose, a me, ‘sta fontanella del paese che brucia (la fontana, non il paese!) mi ha da sempre «appicciato» falò di fantasie nel cervello. Per questo, a distanza di tanti anni, devo ringraziare il buon Franco il Terribile, lui sì ormai in una condizione tale da potersene sbattere bellamente della logica e delle iperboli.

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