Venti di guerra e dilettanti allo sbaraglio

di Alessandro RIZZO


È sufficiente dare una veloce scorsa alle immagini del funerale del generale Soleimani e vedere quanta gente ha seguito il corteo funebre per capire che probabilmente la decisione di Trump si rivelerà come la più impopolare degli ultimi dieci anni tra quelle fatte dagli Stati Uniti in Medio Oriente.

Certo, molti giovani hanno espresso il loro plauso (almeno così ci raccontano i media nazionali), eppure ciò non toglie che le azioni di vendetta non abbiano tardato a farsi vedere, seppure per ora per fortuna, con le dimensioni delle piccole scaramucce. Intanto c’è una grossa fetta degli Stati Uniti che ritiene che Trump abbia solo messo in atto un diversivo usando una tattica già nota ai suoi predecessori Bush senior e junior.

Il 24 settembre scorso nei confronti di Trump è stata avviata una procedura di impeachment su richiesta del presidente della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, per presunte pressioni su Stati stranieri, fra cui l’Ucraina, finalizzate all’avvio di indagini contro Joe Biden, candidato de- mocratico alle presidenziali del 2020.

La procedura riprenderà questa settimana e – guarda caso – il 3 gennaio hanno tenuto discorsi i leader al Senato, McConnell repubblicano e Schumer democratico, sul tema posto ai voti: la sospensione dell’impeachment. Non mi sento all’altezza di trattare un argomento tanto delicato, non ho titoli né competenza per parlare di politica internazionale, però certo l’idea che possa esserci una strumentalizzazione dietro il raid sembra molto accreditata.

Ricapitolando i fatti, il 2 gennaio la direttrice della Cia, Gina Haspel, si presenta a Mar-a-Lago dove Trump è in vacanza, consegna un dossier su Solei- mani e il 3 gennaio parte il raid. Questa la versione ufficiale. Di certo c’è che se la manovra è, come molti dicono, un “diversivo” di Trump, sarà duro digerire che i vertici degli uffici di sicurezza si siano prestati a tale gioco sapendo del rischio a cui avrebbero esposto da quel momento in poi militari e civili.

Decisamente incoerente è poi l’accusa da parte del segretario di Stato, Mike Pompeo, all’Europa, colpevole di aver dato scarso appoggio all’operazione, poiché pare che il gelo sia verso la Francia (ciò farebbe pensare che l’operazione fosse stata già decisa e discussa coi francesi) che in Medio Oriente, dove d’altronde hanno interessi più significativi di ogni altro Stato europeo. Di certo l’accusa non può essere rivolta all’Italia.

Sulla questione, Gigino non pervenuto. Adesso si ipotizzano reazioni e ritorsioni, contro America e contro Israele.

Di certo c’è che il 2020 inizia con un clima di tensione che il mondo non merita

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