L’uccisione di Soleimani: Hanno indebolito il regime teocratico

di Italico SANTORO

Sulla decisione americana di eliminare il generale iraniano Soleimani colpendolo con un drone si sono registrate, quanto meno in Italia ma anche in altri paesi europei, reazioni emotive che non hanno tenuto nel debito conto né dell’evolversi dei fatti né della situazione politica. Cominciamo dai fatti.

Soleimani non era un angioletto. E’ stato al centro di tutti gli atti di violenza commessi dall’Iran all’interno e all’esterno di quel paese. Utilizzando la Forza Al Quds di cui era a capo, è stato il principale artefice della repressione delle periodiche rivolte che hanno agitato l’Iran, soprattutto ad iniziativa di giovani studenti e più in generale di quei laici e progressisti che protestavano e continuano a protestare contro l’odioso regime teocratico si è impadronito del potere e di cui Soleimani rappresentava il braccio armato.

In pratica, ha ucciso migliaia di iraniani; e non è certo un caso che i suoi manifesti listati a lutto siano stati stracciati da quanti, proprio in questi giorni, hanno ricominciato ad opporsi al governo e in particolare alla Guida Suprema, Alì Kamenei, chiedendone le dimissioni al grido “il nostro nemico non è l’America, è tra noi”.

All’esterno – e qui subentrano le considerazioni politiche – ha cercato con ogni mezzo, dalle operazioni belliche agli attentati mirati, di alterare i rapporti tra sunniti e sciiti, la storica divisione che il mondo musulmano si trascina fin dalle sue origini. In Siria ha sostenuto in modo decisivo il dittatore Assad, combattendo più i ribelli filoccidentali che i terroristi dell’ISIS e dando il suo contributo allo sterminio di circa mezzo milione di cittadini di quel paese. Ha appoggiato, sempre con la sua Forza Al Quds, Hezbollah in Libano, contribuendo alla sua destabilizzazione.

Con lo stesso obiettivo è intervenuto nello Yemen a sostegno dei ribelli houthi e in Iraq al fianco della fazione filoiraniana degli sciiti. E’ stato il probabile artefice dell’invio dei droni che hanno danneggiato alcuni pozzi petroliferi in Arabia Saudita e ancor prima colpito alcune petroliere nello Stretto di Hormuz. C’è da meravigliarsi allora se gli americani hanno deciso alla fine di sbarazzarsi di un nemico sempre più invadente, che oltre tutto stava cercando di costruire in Medio Oriente una “mezzaluna sciita” intorno ad Israele, di cui l’Iran e il generale Soleimini vogliono l’annientamento? Lungi dal ricompattare il mondo islamico e riassorbire con il tradizionale nazionalismo le divisioni interne all’Iran, la sua morte ne ha accentuato le spaccature e ha contribuito ad indebolire il regime teocratico che governa il paese.

E, per quanto ci riguarda, possiamo essere dalla parte di quel regime, magari per ragioni di bottega, o dobbiamo sperare che l’anima laica e progressista che in Iran esiste e si va rafforzando riesca a riportare il paese nel mondo moderno?

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