Salvaguardare il patrimonio culturale per spezzare la maledizione

di Adriano RESCIGNO

“Il rogo dell’Annunziata” e la sua maledizione. Alla luce dell’intenzione dell’amministrazione comunale di candidare Cava de’ Tirreni come capitale italiana della cultura 2022 occorre intervenire sul patrimonio edilizio ecclesiastico, recuperare e restaurare le opere dallo sconfinato valore contenutevi all’interno al fine di scongiurare il peggio come credevano gli anziani della ridente frazione metelliana.

Correva l’anno 1929 e l’Europa stava per affacciarsi allo scenario devastante della Seconda Guerra Mondiale mentre a Cava de’ Tirreni il vescovo di origini napoletane Pasquale dell’Isola affidava la parrocchia della frazione Annunziata che siede appena ai piedi dell’antico maniero medievale che sormonta la vallata, ai padri Vocazionisti che per natura vivono la vita di comunità e professando i voti di castità, povertà ed obbedienza e forse a causa di questa poca affinità con l’arte non si resero conto del patrimonio artistico che gli era stato affidato.

I venti di guerra si fecero incessanti e coinvolsero anche l’Italia e Salerno che nel 1943 fu interessata dall’operazione Avalanche ed anche la piccola comunità metelliana dell’Annunziata lo fu con il coinvolgimento anche della Chiesa, colpita quasi a morte da bombe e mortai che però fortunatamente danneggiarono solo solaio e tetto, rendendola però inagibile. Immediata fu la risposta dell’ufficio tecnico della curia che ordinò le riparazione che presero ufficialmente il via solo nel 1958 con il rifacimento del tetto e del solaio. Impossibile a credersi, ma accaduto, ecco servito il famigerato “rogo”. Nel liberare infatti le soffitte della chiesa, molte opere furono letteralmente gettate sul selciato della piazzetta principale, tra cui una “Annunciazione” di Giuseppe Guerra che campeggiava nella navata maggiore ed un’altra opera del cavaliere Silvestro Armenante presente nel transetto, oltre all’intempiatura del ‘700, le statue lignee piene di tarli ed i quadri anche se impregnati d’acqua. Guerra ed Armenante erano allievi di Francesco Solimene, uno dei massimi esponenti della scuola di pittura napoletana.

Tutto dato alle fiamme tra incredulità ed ignoranza di quel che si possedeva senza appello e senza prodigarsi ad una possibile restaurazione. Dal rogo del 1958 pare che una sorta di maledizione sia calata sul patrimonio artistico e strutturale appartenente alla Curia, con il saccheggio della cattedrale nel 1965, furti nelle chiese di Santa Maria al Quadruviale; di Pregiato, di Santa Lucia, Passiano e la caduta a pezzi della chiesa della frazione San Pietro dove all’interno vi sono danni anche al museo creatovi con opere dal ‘400 all’800, tra cui l’opera più importante presente in città: un trittico del 1400.

Nel giro di 50 anni dunque tra ladri, fondi mancati, mancati lavori e mancata attenzione, il patrimonio artistico ha subìto profondi attentati ed in vista delle forti intenzioni manifestate dall’amministrazione cittadina, occorre un profondo intervento di manutenzione e restauri non solo per debellare questa “maledizione” ma anche per rendere maggiormente appetibile la città ad una nomina così prestigiosa, forti della millenaria Abbazia Benedettina, alla cui ombra, Curia e Comune potrebbero impegnarsi alla ricerca di fondi e maestranze nel bene del patrimonio artistico cittadino.

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