Ridurre il numero dei parlamentari? Nascono i primi comitati per il no

di Erika NOSCHESE

Tagliare o meno il numero dei parlamentari. E’ questo, in sintesi, il quesito a cui i cittadini sono chiamati a dare una risposta. Salerno, così come tutta l’Italia, il prossimo 29 marzo sarà chiamata al voto per il referendum confermativo della riforma sul taglio dei parlamentari.

Il referendum non avrà quorum, perché non si tratta di un voto abrogativo e il popolo dovrà scegliere se ridurre o no il numero dei parlamentari attuali che, di fatto, passeranno da 945 complessivi a 600 totali, di cui 200 senatori e 400 deputati.

Si tratta di una riforma fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle. A Salerno, intanto, già sono nati i primi comitati per il no al taglio dei parlamentari. Tra questi spicca quello del sindaco di Bellizzi Mimmo Volpe che, tra 15 giorni, presenterà ufficialmente i sindaci che hanno aderito alla sua iniziativa. «Tagliare il numero dei parlamentari significa tagliare la rappresentanza di interi territori del Paese», ha infatti dichiarato Volpe secondo cui «la gente non ha capito su cosa è chiamata a votare e la cosa grave è che si va a modificare la Costituzione proposta in un modo talmente semplice, su un accordo politico dei grillini, insieme alla Lega». Tagliare il numero dei rappresentanti territoriali, al parlamento, secondo il primo cittadino di Bellizzi non è la soluzione giusta per abbattere i costi della politica. Il vero spreco, infatti, sostiene ancora Volpe, gira agli staff dei parlamentari «dove ognuno ha messo dentro moglie, marito, amante, figli». Da qui la proposta concreta di abbattere lo stipendio: «invece dei 19mila euro al mese, possiamo scendere a 10mila euro, per ogni parlamentare sullo stipendio e togliendo tutto il resto che c’è dietro potremmo abbondantemente risparmiare e non solo lo 0.01% del bilancio dello Stato – ha poi aggiunto Volpe – Questa del taglio dei parlamentari è una sciocchezza, la stessa storia delle Province dove si va a scaricare l’antipolitica su un organismo che bene o male funzionava. Era un’interlocuzione diretta con i Comuni, per le scuole, le strade, i rifiuti. Alla fine, presi dalla frenesia dell’anti politica si rischia di fare un danno al Paese ma soprattutto alla democrazia rappresentativa. Molti sono i sindaci che hanno aderito al mio comitato e che presenterò nel corso di un’iniziativa pubblica fra 15 giorni».

A chiedere con fermezza il referendum popolare il consigliere comunale di Salerno Antonio Cammarota che, già nel mese di dicembre, in occasione di una conferenza stampa si dichiarò disponibile ad autenticare le firme per il referendum. «Non si taglia la democrazia, non è un costo; il costo morto della politica è rappresentato da tutt’altro, da tutte le associazioni e gli enti inutili o poco utili che servono a piazzare le seconde, terze e quarte file della politica dei partiti che vanno a riempire i consigli d’amministrazione, con gettoni enormi e che non servono a nessuno se non a chi li prende», ha infatti detto il capogruppo de La Nostra Libertà che paragona la scelta di ridurre il numero dei parlamentari all’abrogazione delle Province: «si volevano abrogare e invece si è abrogata solo la rappresentanza democratica e se la sovranità appartiene al popolo non si può togliere lo scettro della sovranità al popolo. Tagliare i parlamentari significa tagliare la democrazia». Ad oggi sono state raccolte circa 800 firme prima dello stop in quanto era stato raggiunto il numero di parlamentari sufficienti per poter fare il referendum. «Questo referendum non ha il quorum e mai come in questo momento è giusto fare informazione, spiegare cosa significa tagliare i parlamentari perché è come se io per eliminare il problema dei parcheggiatori abusivi, ad esempio, eliminassi le auto. E’ una cosa che non ha senso. I parlamentari hanno un costo e devono averlo perché la democrazia ha il suo prezzo ma non è un costo da cancellare altrimenti si rischia di cancellare la sovranità popolare». Intanto, domani al terzo piano di Palazzo di Città Cammarota terrà un incontro per presentare «le iniziative a difesa della sovranità popolare perché di questo si tratta. Non è questo il costo della politica, quando si limita la rappresentanza si alimenta la logica dei poteri forti, della burocrazia e dello stato tecnico pratico. La politica è fondamentale e si rappresenta attraverso la rappresentanza parlamentare».

Si astiene da ogni giudizio ma si dice favorevole al taglio il consigliere comunale Dante Santoro. Contraria anche l’ex senatrice di Forza Italia Eva Longo secondo cui non sono i parlamentari ad incidere sul Pil del Paese. «Non si è mai visto che un parlamentare partecipi alle manifestazioni in piazza con le auto blu», ha attaccato la Longo. «Sono contraria al taglio dei parlamentari in quanto si rischia di distruggere la democrazia – ha poi aggiunto – già oggi un parlamentare vale quasi nulla, figuriamoci se poi saranno ridotti. E’ un’idiozia».

Sulla stessa linea di pensiero anche il consigliere provinciale della Lega Ernesto Sica. A richiedere il referendum popolare il presidente dell’associazione Liberamente Insieme Oreste Agosto che, in tempi non sospetti, aveva scritto agli organi regionali per chiedere la sottoposizione a referendum costituzionale.

Assolutamente favorevoli e fermi sulla loro posizione gli esponenti locali del Movimento 5 Stelle. «Siamo assolutamente favorevoli al taglio dei parlamentari», ha infatti dichiarato il senatore pentastellato Andrea Cioffi che ricorda come in parlamento la proposta di legge abbia ottenuto ampio consenso. Consenso che, ad oggi, non sembra più esserci. E sul no della Lega, Cioffi dice: «stranisce come si possa cambiare idea per interessi prettamente personali, suona strano che la Lega si dica contraria al taglio». Un voto contrario che riguarda anche gli esponenti del Pd, come nel caso di Volpe. Ma Cioffi taglia corto: «si tratta di mera dialettica politica». Per i pentastellati, infatti, la rappresentanza parlamentare sul territorio sarà egualmente garantita perché «si vanno ad ampliare gli spazi di confronto e di dialogo – ha detto ancora Cioffi – Siamo fiduciosi, la cittadinanza confermerà (perché si tratta di referendum confermativo).

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