Alberghi, ancora zero prenotazioni ma c’è tanta voglia di ripartire

“Attendiamo la riapertura delle frontiere: il 70% della nostra domanda è estera”

di Andrea Bignardi

Riaprire? Una scelta di dignità più che di business. Ad ascoltare la testimonianza degli albergatori amalfitani, questo sembra essere il comune denominatore che li guiderà nella prima stagione balneare del post-Coronavirus. Pochi sono stati i gestori coraggiosi che hanno provato a riaprire le porte delle proprie strutture ricettive, contando su qualche sparuta prenotazione giunta soltanto da residenti in Campania. Per gli alberghi di categoria luxury, abituati a lavorare con un segmento di clientela quasi esclusivamente estero, l’apertura slitterà a Giugno, dopo la riapertura delle frontiere. Aprire prima avrebbe comportato un inutile sovraccarico di costi. E’ il caso del Grand Hotel Convento di Amalfi, 5 stelle lusso, che ha scelto il 12 giugno come data per la ripresa. Altre storiche strutture sono ancora in attesa di definire il giorno preciso per riaprire, ma con tutta probabilità sarà nel prossimo mese. E, stando ai primi riscontri, sarebbe una scelta più legata all’orgoglio ed all’amore per le proprie strutture che non a serie prospettive di ripresa. “Avendo un albergo al centro di Amalfi spero di poter iniziare a lavorare presto – afferma Giuseppe di Lieto, titolare dell’Hotel La Bussola – Mi preparo ad aprire al più presto, ma lo faccio soprattutto per una scelta di valorizzazione del personale che ha lavorato per anni con noi, e al quale dobbiamo essere vicini. Siamo soggetti ad una tassazione elevata e ci auguriamo di poter fruire di ulteriori sgravi rispetto a quelli che ad oggi ci sono stati accordati. In generale ritengo che dovremo saper gestire al contempo il rischio di contaminazione e la giusta serenità per i nostri clienti in modo da poterli rendere tranquilli nel loro soggiorno, senza assillarli eccessivamente”. Non manca chi mette in campo soluzioni creative per evitare gli assembramenti nelle hall delle strutture. “C’è qualche collega – aggiunge – che sta ricorrendo al check in nelle camere per evitare eccessivi assembramenti all’ingresso ed all’uscita delle strutture”. “Noi siamo stati il primo albergo ad Amalfi ad aprire i battenti – afferma invece Gennaro Pisacane dell’Antico Convitto, mentre è indaffarato, con un velo di soddisfazione, ad ultimare il primo check out della nuova stagione – Essendo la nostra struttura più piccola e gestibile ho cercato di dare un po’ la carica a questa stagione. Chi non inizia mai finirà”. “La verità – aggiunge – è che non avendo turismo straniero sarà tutto molto complesso: reggiamo per il 70% sui mercati anglosassoni, Canada e Giappone, che quest’anno mancheranno del tutto. Nello scorso fine settimana abbiamo ricevuto visite esclusivamente dall’interno della regione, più qualche americano, ma residente nella base Nato di Napoli”. Dunque la speranza, più che di una ripresa concreta, è quella di restare a galla. Stiamo provando a fare il possibile per assicurare ai nostri collaboratori uno stipendio, ma l’apertura di quest’anno non sarà per fare business, ma una scelta socio-economica, per mantenere attiva la bottega. I numeri non potranno assolutamente essere paragonabili a quelli del passato, avendo le frontiere chiuse. Anche quando dovessero riaprire sicuramente le prenotazioni non ritorneranno ai livelli pre-crisi perché la domanda dall’estero calerà comunque a picco”. Inevitabilmente si guarda alla riapertura delle frontiere con speranza e fiducia. “Si comincia a vedere una luca in fondo al tunnel: abbiamo una grande voglia di ripartire e al 99. 9% riapriremo intorno al 20 giugno – commenta invece Enzo Calaudi di Hotel Residence Amalfi e Sensi Restaurant – Ci sono però dei grossi punti interrogativi rispetto al futuro. Fino a prova contraria la Costiera si è dimostrata Covid – free: perfino i nostri operatori impegnati in prima linea sono negativi e questo è un altro dato rassicurante in termini di prevenzione del rischio contagio. Certo qualche perplessità in termini di numeri la abbiamo, soprattutto rispetto al potenziale occupazionale. È un punto di debolezza legato al nostro sistema. Stiamo cercando di mettere a punto delle formule che possano far riprendere quantomeno una rotazione delle nostre risorse per evitare licenziamenti”.

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