Assistenti civici e atteggiamenti incivili

di Alessandro Izzo

La fase 3 ci vedrà controllati da una nuova figura, l’assistente civico. Una specie di guardia ambientale, inquadrata nei ranghi della protezione civile, che opera in seno ad associazioni con contratti ibridi, in affiancamento alla polizia locale. Non abbiamo ben capito se saranno presi tra i percettori del reddito di cittadinanza e formati dai navigator. Oggi poi ho letto sui giornali che il ministro Boccia ha assicurato che avranno il compito di raccomandare alle persone il rispetto delle misure di sicurezza e di sorridere. Sorridere. Come unicorni in pettorina. L’unica cosa che comprendo è che la sollecitazione sia provenuta dall’Anci. I Comuni, specie i piccoli, hanno bisogno di persone a controllare e non hanno i soldi per pagarle. L’esigenza c’è senza dubbio e le risorse mancano. Scherzi a parte, una soluzione andava cercata e, purtroppo, va trovata. Dico “va” perché non credo che gli assistenti civici siano una soluzione. Semmai sono una pezza calda in fronte, ma non certo una cura. È questo il motivo per cui l’idea ha ricevuto le prime critiche proprio in seno al governo. Innanzitutto critiche tecniche da parte dei dirigenti del Viminale che si sono detti preoccupati dallo schieramento di forze impreparate che potrebbero comportare addirittura un aggravamento dei compiti delle forze dell’ordine. Critiche anche da parte dei ministri, alcuni più tiepidi altri più duri, come la Bellanova che diffida di persone impreparate messe a controllare i comportamenti della gente. La Bellanova ministra di Italia Viva di Renzi. Quelli che hanno disertato la seduta di giunta per le immunità al Senato ed hanno così salvato Salvini dal processo per la “open arms”. Quelli che hanno incassato la nomina di Patrizia Baffi presidente della commissione regionale d’inchiesta che in Lombardia dovrà far luce sulle eventuali responsabilità nella gestione del rischio Covid. La Baffi che, per intenderci, pubblicò su Instagram una foto faccia a faccia col presidente Fontana e la didascalia “ci fidiamo di te”. Oggi dovrà giudicarlo imparzialmente. Il Covid ci ha proprio cambiati. In peggio.

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