L’info-tecnologia: il vero cammino per ridurre le distanze

di Luca Mazzeo e Gaetano Amatruda

Con le nuove tecnologie è il tempo della società dell’informazione. Le tecnologie dell’informazione sono un valido supporto per tutti e per le “categorie deboli” (diversamente abili, anziani, etc). Ma servono strategie, perché avvenga, risorse e piani. La tecnologia può facilitare la vita di tutti, ampliando le opportunità di scelta e di controllo. Alle persone con diversa abilità, tuttavia, essa offre qualcosa in più: può consentire lo svolgimento di attività altrimenti impossibili. A una persona priva dell’uso delle mani può offrire la possibilità di scrivere un testo semplicemente dettandolo al computer. Alle persone prive dell’uso degli arti inferiori può fornire le più moderne protesi per tornare a camminare. Alle persone sorde può consentire di comunicare mediante il telefono grazie ai dispositivi DTS. Alle persone non vedenti o ipovedenti può permettere di navigare in internet attraverso l’utilizzo di software che leggono ad alta voce il contenuto sullo schermo di un PC. A coloro che, per varie patologie , non riescono ad utilizzare i canali comunicativi, la tecnologia può offrire la libertà di parola e, quindi, l’opportunità di esprimere i propri pensieri e interagire in maniera paritetica con il mondo circostante. Questi sono soltanto alcuni esempi che dimostrano come la tecnologia sia in grado di incidere profondamente sulla qualità della vita delle persone con disabilità. Qualità della vita che non si identifica esclusivamente con il benessere fisico, ma che va misurata in termini di autonomia, partecipazione e inclusione sociale. Nel processo di integrazione dei diversamente abili in società, quale può essere, allora, il ruolo di internet e dell’informatica in generale? L’argomento è estremamente vasto e coinvolge temi di ampio respiro quali la possibilità di accesso alle nuove tecnologie più diffuso e democratico, necessario a renderle mezzi di comunicazione “ di massa” e dar davvero una funzione inclusiva. In Italia, due sono gli enti che si occupano di promuovere attivamente questa prospettiva di sviluppo: l’Aipa, ovvero l’Autorità per l’informatica nella Pubblica Amministrazione e l’Asphi, Associazione per lo sviluppo di progetti informatici per i diversamente abili. L’obiettivo comune alle due organizzazioni è “ il superamento delle barriere comunicative e l’uso dell’informatica per creare nuovi processi che possono favorire i diversamente abili nell’acquisizione, convinzione e potenziamento delle proprie capacità”. L’utilizzo dello strumento elettronico risulta essere l’unico tramite in grado di rendere la persona con disabilità non una risorsa da impiegare “obbligatoriamente” ai sensi della legge, ma una risorsa utile alla pari degli altri. Negli ultimi 15 anni sono stati creati diversi tipi di ausili, hardware o software idonei a fornire aiuti sia nel campo riabilitativo , sia nell’accesso al computer. Esistono ausili capaci di controllare un intero appartamento, luci, televisore, porte, o altro permettendo ai diversamente abili di auto gestirsi all’interno della propria abitazione. Inoltre possono usufruire di programmi di controllo che danno speciali caratteristiche,comandi vocali e tastiere speciali. Anche nel campo delle disabilità sensoriali: disabilità della vista, dell’udito, della vista-udita, disabilità mentali, danni re-celebrali, difficoltà di lettura, afasia, le tecnologie si sono evolute. Basti pensare che per i non vedenti vi è stata una vera e propria rivoluzione tecnologica, grazie all’introduzione di display braille, stampante braille, computer parlante e un lettore CD-ROM e vengono supportati positivamente nelle attività quotidiane. Mentre gli ipovedenti utilizzano il monitor con ingrandimento caratteri o forte contrasto dei colori che servono per evidenziare i testi. Essi sono anche manchevoli della coordinazione occhio-mano, del riconoscimento di immagini complesse ed hanno nette difficoltà nel leggere testi che non sono scritti in modo molto chiaro. Coloro che hanno problemi di udito possono utilizzare delle tecnologie finalizzate per rendere meno difficoltosa la loro disabilità. Infatti possono beneficiare di telefoni testuali, apparecchi acustici che ampliano il suono. Per chi è mancante della vista e della vista e dell’udito usufruisce di lettore di schermo, telefoni testuali in combinazione con una tastiera braille. Per quelli che soffrono di disturbi cognitivi e di linguaggio(per esempio la dislessia) possono servirsi di fax, posta elettronica e istruzioni audio-video. Da ciò emerge che le nuove tecnologie possono offrire un contributo essenziale e insostituibile. È tanta la strada da fare e questo periodo di stop obbligato lo ha evidenziato. Si può fare di più. Con risorse nazionali ed europee perché la nuova programmazione va in questa direzione. Da qui grandi interrogativi: Se è vero che volere è potere, perché tutti corrono al potere e nessuno fa nulla? Si parla di accesso ai servizi per tutti ma, perché, nella realtà i bisogni dei diversamente abili vengono sempre dopo quelli degli extracomunitari? Si parla di creare una società senza esclusi, senza dubbio belle parole… Parole che conducono alla vittoria elettorale, ma quando i riflettori si spengono rimane il dolore di una parte del popolo che vuole risposte. Tutto ciò non solo non è normale, ma inconcepibile. Riflettiamoci insieme.

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