Marta vive al fianco di chi riesce ancora a guardarsi dentro

di Matteo Maiorano – La Corea, il Rock e le inchieste. Incipit di vita quotidiana, tra strada e giornalismo. Non è semplice scrivere di Marta, ogni parola mi torna riduttiva: passano in rassegna risate, chiacchiere da bar, discussioni e leggerezza. Vorrei poter tornare indietro e riavvolgere il nastro delle nostre vite: troppo prezioso il tempo trascorso insieme per doversi dividere. “Eh, ma non mettiamoci a piangere” le sento le tue parole mentre leggi queste righe. “E come faccio a non essere triste” ti rispondo. “Va bene, proviamo”, a te l’ultima parola. Permettimi di ricordare le passeggiate sul litorale di Agropoli, i confronti, i taccuini, i sorrisi e la voglia di spaccare il mondo. A cinque mesi di distanza camminiamo sulla strada che hai tracciato, con le scarpe un po’ consumate. La tua fantasia risponde ad ogni nostra malinconia, sei ancora la più forte di tutti. “Adesso lavoriamo” lo ricordo come fosse oggi, mantra di ogni primo pomeriggio. Le corse di pomeriggio per le notizie, le interviste, la correzione degli errori. Abbi pazienza se continuo a sbagliare, ancora oggi te lo chiedo. Ogni volta che scrivo continuiamo a litigare, perché rifletto sul modo migliore per fare le cose, come avresti fatto tu. Sono sincero: non imparerò mai abbastanza, non avrò mai quella professionalità che avevi in serbo per il nostro futuro, non avrò mai il tuo stile e sicuramente mancherò della tua forza d’animo. In questi giorni ho provato a scrivere queste righe con il sottofondo delle tue canzoni preferite.
Era dicembre, chiacchierammo dopo cena del più e del meno. Ti illustrai un progetto che avrei voluto fare, a diversi mesi di distanza l’ho portato finalmente a termine. Non è riuscito forse come avremmo voluto, ma ci sarà il tempo per correggere in corsa. Mi dicesti di provare: non smetto di pensare come sarebbe stato se l’avessimo fatto insieme. Mi correggi ancora: “Lo abbiamo fatto insieme”.

Apro ancora la nostra chat di Whatsapp, rivedo le vecchie foto e ritrovo una parte di me nelle tue parole, perché lì c’è ancora parte dei miei danni e delle nostre conclusioni. All’Alma eri Martucha, Marta, amica. Entrare in questa società è stato come conoscerti entrando da una porta secondaria, che hai lasciato aperta. Sulle gradinate del Pala Tulimieri guardi ancora tutti con la tua fotocamera digitale: i tuoi ragazzi si mettono ancora in posa per le foto prepartita.

Adesso coprimi le spalle, perchè “The Show Must Go On”, nonostante tutto. Continuerò a vederti in ogni cosa bella.

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