Sempre alla ricerca di un colpevole

“Gli adulti appaiono fiaccati da questo periodo di paura, di annullamento delle relazioni umane e del contatto”

di Walter Di Munzio

Sempre alla ricerca di un colpevole, chiunque sia. Individuarlo sembra essere la principale occupazione di decisori politici e tecnici che si alternano nei dibattiti on line e negli studi televisivi in questi terribili giorni. L’obiettivo è allontanare da sé ogni possibile critica o contestazione di responsabilità, giustificare errori, fallimenti interpretativi o quelle oscene sciocchezze dette da alcuni personaggi senza rendersi conto che si discute di una vicenda epidemica assolutamente sconosciuta e nuova per tutti, quindi senza colpe possibili. Ricordo solo, per non scomodare gli esperti nostrani, che il Presidente Trump nella sua onnisciente saggezza, ha invitato gli americani a bere disinfettanti a scopo preventivo o utilizzare farmaci efficaci contro malaria e AIDS, ma molto pericolosi se usati in questi casi; o come allo stesso presidente pochi hanno osato contestare le sue esternazioni e i migliori virologi sono stati prima chiamati nella task force presidenziale, poi allontanati come traditori perché non potevano avallare le sue esternazioni, pur di non ammettere i madornali errori di strategia finalizzati ad assecondare umori e pregiudizi espressi da manifestanti infuriati, organizzati da gruppi di interesse e lobbisti. Le reazioni amministrative per fronteggiare una crisi di questa portata non possono mai accontentare tutti nello stesso modo, e allora si è continuato a puntare il dito accusando di stanziare troppi soldi o troppo pochi, ciò perché risorse e aiuti non bastano mai e ci saranno sempre scontenti che chiedono di fare di più. Anche se hai stanziato risorse a fondo perduto e autorizzato prestiti agevolati o hai strappato un MES a condizioni molto favorevoli. Un nemico va comunque individuato ed è sempre lontano da noi: può essere la perfida Europa o gli egoismi degli algidi paesi del nord. Il vero problema è spostare la rabbia, ciò soprattutto se una dirigenza è timida, talora in confusione mentale, a quale si aggiungono, per completare il quadro, governatori e sindaci in permanente campagna elettorale in cerca di visibilità che, in pieno delirio di protagonismo, emanano decreti aggiuntivi, indicazioni operative e, talvolta, quando non si trova di meglio, nuove autocertificazioni che vanno ad arricchire la collezione che abbiamo accumulato in questi mesi, moduli sempre più dettagliati e dalla dubbia legittimità. Eppure, nonostante tutto, gli italiani si sono rivelati rispettosi delle regole e sostanzialmente ligi alle prescrizioni, più degli inglesi e degli indisciplinati statunitensi o, peggio, brasiliani che, supportati da pessimi politici, hanno fatto schizzare in alto i contagi, più dell’Italia, più della stessa Cina, dove tutto ebbe inizio.Eppure imprevedibilmente la migliore risposta tecnico-sanitaria è stata fornita da un ospedale napoletano che ha saputo lavorare in silenzio, senza proclami, senza comparsate televisive ma dimostrando nei fatti una straordinaria competenza e professionalità, contro le assurde aggressioni di qualche confusa conduttrice televisiva o i miserabili tentativi di denigrazione territoriale che hanno rivelato la pochezza delle persone, non sortendo gli esiti sperati perché i numeri li hanno inchiodati alle loro responsabilità ed ai loro errori, i grandi teorici delle buone pratiche sanitarie, che hanno dimenticato che la buona sanità è sempre il risultato del giusto mix ospedale/territorio e pubblico/privato. Ma trovare un colpevole sembra essere ancora un obiettivo prioritario, a volte l’unico perseguito, forte di pregiudizi e falsi convincimenti. Fallito il tentativo iniziale di attribuire responsabilità ai migranti, classica e sempre perseguita risposta di certa politica a tutti i mali italiani, fallita l’ipotesi di attribuire colpe ai soliti meridionali arruffoni e disordinati, poiché gli errori più clamorosi sono indubbiamente stati fatti in regioni quali la Lombardia e, generalmente al nord tranne che in Veneto, regione anch’essa governata dalla Lega che ha prodotto però ottimi risultati a dimostrazione che il problema non è il colore politico di chi governa, ma le scelte di fondo. Stavolta il Meridione è sopravvissuto al disastro, è fallito anche il patetico tentativo di indicare un improbabile complotto internazionale cinese, condizionato dalle prossime elezioni che sono sempre alle porte. Gli italiani spaventati e ancora autoreclusi non escono, non riprendono le loro attività, non riescono a ricominciare a vivere. Una sorta di catatonia relazionale che ha pervaso molti, tranne gli adolescenti che si sono rivelati immuni da questi esiti di lunghi periodi di reclusione o dalla carenza di spazi vitali, esattamente come avviene nelle istituzioni totali. Gli adolescenti hanno bisogno di coetanei, di vicinanza, di manifestare affettività, di esibire certezze o un improbabile coraggio e una inesistente forza, per esibizionismo o per incoscienza. Gli adulti appaiono fiaccati da questo periodo di paura, di annullamento delle relazioni umane e del contatto. Cominciano in qualche caso ad adattarsi a lavorare da casa a circolare con mascherine ed amuchina a comprare su Amazon a incontrarsi su Skype a parlare di malattie e comprare medicine e presidi sanitari. Fino a che basteranno i soldi disponibili e qualcuno ci dirà che fare. Fino a che durerà la pazienza.

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