FASE 2, IL COMMERCIO CI PROVA

foto di Michele Mari

E’ indubbio, lo scetticismo è forte. Ed è anche normale, considerati i tempi che corrono e l’incertezza rispetto a ciò che accadrà e rispetto a ciò che potrebbe accadere. Mille domande che, al momento, non trovano nessuna risposta. Il tutto aggravato da una forte indecisione a livello centrale sul da farsi, sulle date, sui conflitti tra Roma e le Regioni e sulle misure da adottare per la ripartenza. Ripartenza, appunto, quella che stiamo vivendo da qualche giorno. Dal 18 maggio con la ripresa di alcune attività commerciali e da qualche giorno anche con la riapertura al pubblico di ristoranti e pizzerie. Non si parte sotto i migliori auspici. Ed è anche questo è innegabile e quasi scontato, dopo due mesi di blocco totale, di quarantena e di incubo Covid. Così come è innegabile che l’umore e l’ottimismo degli esercenti non sia alle stelle. Cauto ottimismo, in considerazione della timidezza ancora palese dei clienti. C’è sicuramente la voglia di ripartire, in fretta, cercando di recuperare il possibile, contenendo i danni di una catastrofe economica e sociale, oltre che sanitaria, senza precedenti. Per ora sorridono parrucchieri e barbieri, grazie ad un discreto afflusso che hanno registrato fin dalle prime ore della riapertura. Per tutti gli altri, bisognerà attendere. Forse anche settimane prima di raccogliere i risultati. Sperando, naturalmente, che tutto vada per il verso giusto.

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