Data science & Innovation Management: la nuova sfida dell’Università di Salerno

Il direttore DisaMis: “Lo studio dei dati è alla base dello sviluppo delle nuove tecnologie”

di Andrea Bignardi

l futuro del mondo passa attraverso lo studio dei big data e la loro analisi scientifica. L’ateneo salernitano ha deciso di fare propria questa importante mission per il prossimo anno, rinnovando ed integrando la propria offerta formativa nonostante l’emergenza da Covid-19. A partire da settembre, infatti, gli studenti potranno immatricolarsi al nuovo corso di laurea erogato dal Disa – Mis (Dipartimento di Scienze Aziendali – Management and Innovation Systems) diretto dal professor Domenico Parente. “L’idea di attivare questo nuovo importantissimo percorso formativo – commenta – è legato alla necessità di valorizzare il ruolo fondamentale che i dati hanno nella nostra vita quotidiana”.

Professor Parente, l’emergenza Covid-19 ha messo in luce ancor di più una necessità che già si prefigurava negli scorsi anni, ovvero di studiare ed analizzare i big data: da cosa è nata l’idea di erogare un nuovo corso di laurea da parte del Dipartimento che lei dirige?

“Il corso di laurea è in Data Science ed Innovation Management. È sostanzialmente la continuazione di una laurea della classe di informatica che però è maggiormente specializzata sulla parte dei dati. Un percorso che si affianca alla parte gestionale del dipartimento ed anche alla sua tendenza a valorizzare le “Information systems” che già nel corso degli ultimi anni si era manifestata con l’erogazione di corsi di laurea specifici in tal senso”.

Spesso anche i giovani studenti non sono infatti consapevoli dello studio necessario per sviluppare le nuove tecnologie, pur usufruendone e padroneggiandole al meglio.

“Lo sviluppo delle nuove tecnologie digitali è infatti possibile grazie alla scienza dei dati. Essi oggi hanno un ruolo fondamentale nella nostra vita quotidiana. Faccio un esempio pratico. Avendo tutti delle apparecchiature, delle devices che noi tutti possiamo indossare, in quanto regolano il battito del cuore, la temperatura, o applicazioni che consentono di conoscere e tracciare la geolocalizzazione etc, tutte queste generano una mole enorme di dati. Per leggere ed interpretare questi dati che altrimenti rischiano di essere privi di significato, servono apparecchi che estraggono informazioni che abbiano un senso”.

Il coronavirus ha messo in luce quest’aspetto.

“Un esempio è quello del test sierologico: scientificamente, un data scientist potrà affermare che un dato del genere non può che avere senso se non su di una popolazione complessiva: tant’è che le analisi dei dati sulla sierologia sono state compiute su campioni statistici riferiti a una città, com’è accaduto, per esempio, ad Ariano Irpino”.

Quali saranno i percorsi in cui sarà suddiviso il corso di laurea?

“Un curriculum è quello di data scientist, un altro quello di cyber risk manager, figura che ha il compito di utilizzare la rete ed in particolare il web come opportunità per definire strumenti di intelligence”.

Il mercato del lavoro ricercherà queste figure professionali particolarmente evolute?

“I professionisti che punteremo a formare nel futuro saranno i protagonisti. Si tratta, infatti, di posizioni che già dominano il mercato del lavoro ma non sono ancora standardizzate”.

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