L’attività motoria: è giunta l’ora di camminare a passo diverso

di Gaetano Amatruda e Luca Mazzeo

Da svariati anni il mondo della disabilità sostiene che il tempo libero appartiene a tutti gli effetti alla sfera dei diritti di cittadinanza.Bisogna mettere in campo idee chiare e proposte per invertire la rotta. Prima serve, però, una analisi di contesto. L’impossibilità a poter godere, in modo positivo e partecipe, delle occasione di tempo libero offerte dal territorio è vissuto dalle persone con abilità diverse come una grave mancanza alla qualità della propria vita, una discriminazione sempre meno comprensibile ed accettabile. Quando il tempo libero si trasforma in un “tempo vuoto” provoca un forte senso di impotenza. Non si tratta di affermare per legge un diritto al tempo libero e una sua improponibile standardizzazione, ma di creare le condizioni per garantire le opportunità per tutti. La possibilità di partecipare a proposte ricreative integrate consente, anche alle persone con gravi disabilità, di poter ricercare energia, stimoli e significati per fronteggiare ostacoli invisibili e concreti. Basti pensare, a questo proposito, a quanto sia essenziale la partecipazione a occasioni di tempo libero come sostegno e integrazione ai progetti di vita autonoma e indipendente. Proprio per questo i diritti il tempo ed il tempo libero non possono essere considerati accessori della vita, ma sua parte integrante, densa di significato esistenziale. L’attività motoria, i giochi e le attività ludiche mirate all’integrazione, la possibilità di avviamento alla pratica sportiva, come momento riabilitativo e di conquista di autonomia personale e di gratificazione per il miglioramento dell’autostima, sono strumenti educativi ancora poco valorizzati e utilizzati. La promozione e l’attivazione di un processo di rielaborazione delle attività motorie assume un particolare significato per le persone con disabilità, che sentono l’esigenza di potersi esprimere anche tramite attività motorie e sportive, riconoscendo al movimento e allo sport valenze educative, formative e sociali, non limitando tali attività ad ambiti ove si svolgono esclusivamente interventi di mera riabilitazione/rieducazione o attività sportive separate solo per “ i diversamente abili”. La promozione di attività motorie e sportive integrate, se effettuate in base ai bisogni e alle capacità del soggetto diversamente abile,può essere un importante strumento educativo per un adeguato processo evolutivo. Infatti, oltre a favorire lo sviluppo cognitivo, diviene motivo di emancipazione e accrescimento, poiché il confronto con gli altri , la verifica o la partecipazione immediata della propria efficienza, l’ affinamento delle capacità regolative possono strutturare un ambiente ricco di possibilità e di stimolazioni estremamente efficaci e produttive. Va ribadito con assoluta fermezza,consapevolezza e chiarezza che l’attività motoria essendo uno dei perni centrali dell’integrazione non deve mai abbandonare l’aspetto ludico. Fondamentale risulta essere la spinta pulsionale all’agire che nasce nella dimensione motoria, perché essa rappresenta un ambito di forte valorizzazione essendo agganciata all’esperienza immediata e concreta della corporeità. Per spinta pulsionale si intende inoltre l’incentivazione mentale della persona diversamente abile per quanto concerne l’esaltazione delle sue capacità anche se pur residue e di ciò che sa fare , in un mondo “ Bastardo” che gli ricorda ciò che non è in grado di fare e ciò che gli manca. Invece per quanto riguarda la pratica sportiva si inserisce nel processo di integrazione sociale come ulteriore strumento determinante, che consente all’educatore di creare un forte ed indissolubile legame tra chi ha la disabilità e il mondo esterno, legame che si rinsalda nel tempo e gli consente di sviluppare un’ ulteriore dimensione evolutiva entro cui formare la personalità, consolidando così, i principi di autoefficacia e autodeteminazione. Nell’attività sportiva, difatti, viene favorita la crescita mediante la coesione interna con se stessi e la coesione di gruppo, nonché la valenza formativa e le occasioni di apprendimento che si verificano all’interno di tale contesto. In tale attività le persone diversamente abili si trovano direttamente a contatto con l’altro, corpo a corpo, per costruire qualcosa insieme, per condividere un’ esperienza piacevole, dimostrando che il lavoro di gruppo conduce a risultati superiori rispetto al lavoro individuale, e ciò da luogo a delle vere comunità pratiche ove vige la partecipazione legittimata e attiva di tutti i membri che ne fanno parte. All’interno di strutture e associazioni che si occupano di disabilità intellettivo-relazionali un minuscolo passo avanti è stato fatto, in quanto i servizi e le proposte sono molteplici (psicomotricità,musicoterapia,ippoterapia, nuoto, terapia, ecc) basati sullo sviluppo dell’area motoria di ciascun individuo. Tutto ciò a ragione dell’importanza strategica che ha assunto la motricità: la coordinazione motoria, lo sviluppo, lo sviluppo graduale e comportamentale, le espressioni pre-sportive e sportive sono ormai diventati dei fondamenti per il recupero e la cura della persona diversamente abile. L’attività motoria e quella sportiva sono, inoltre, tasselli vitali per il distaccamento dal nucleo familiare, al fine di favorire la scoperta di ulteriori prospettive che contribuiscano ancor di più all’accettazione di sé. Per camminare a passo diverso bisogna smettere di politicizzare la disabilità e avere il coraggio di attuare i seguenti criteri, tocca al Governo ed alla Regione per la parte di sua competenza. 1) Incentivare la costruzione di strutture sportive 2) Abolizione del comitato paraolimpico e creare un unico comitato che includa tutti senza distinzione tra normodotazione e diversa abilità. Introdurre finalmente la figura del garante per le disabilità. Il diversamente abile non è diverso è l’Italia che decide di essere la vera “disabile” e senza vergogna nei riguardi di queste persone.

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