Personaggi in cerca d’autore

di Alessandro Rizzo

Arrivo, ultimo, a commentare il comportamento del Sindaco di Avellino, Gianluca Festa. Una premessa, però: non mi affascina e né cadrò nel tranello della ridicola contrapposizione calcistica tra Salerno e Avellino. Non ci penso proprio. Non amo il calcio, chi mi conosce lo sa, ma di sicuro quel che odio sono proprio i contorni di un folklore rumoroso, pacchiano e a volte violento che purtroppo continuano ad infettare quello che, senza questo carico negativo, sarebbe uno sport bello come tutti gli altri. Fermiamoci ai comportamenti, ai significati, alle conseguenze e soprattutto alla vergogna che occorrerebbe provare, fosse solo per dignità, in certi momenti. Censurabile e non poco la decisione di unirsi all’assembramento. Ancor più grave che si sia reso autore di una iniziativa di scarsissimo stile, ma soprattutto vergognosamente divisiva tra due città limitrofe. Ricordo una quindicina d’anni fa un seminario molto interessante organizzato, se la memoria non mi inganna, dall’associazione salernitana l’Accento, al quale presenziò con una relazione incantevole e magistrale l’immenso Prof. Vincenzo Buonocore. Da lui per la prima volta ascoltai un concetto affascinante: quando si decide di far politica beninteso, si decide! Non si è costretti si sceglie di esporre la propria vita a due conseguenze: il giudizio altrui e la responsabilità anche morale di essere esempio. Buonocore, non a caso, riteneva che la funzione politica dell’individuo dovesse ispirarsi alla regola benedettina “ora et labora”. Ecco, guidare una comunità vuol dire innanzi tutto essere esempio. Esempio di legalità, rispettando le norme sul distanziamento, ma anche esempio di moralità, inneggiando non alla divisione ma all’unione e alla pace fra le persone. È chiaro che se un teatrino del genere si fosse svolto a Salerno contro gli avellinesi avrei espresso identica censura. Festa, già lì avevi toppato due volte. Ma evidentemente non è bastato e ha voluto esagerare. Sicché che ha fatto, il Sindaco lupetto, è andato ospite dalla D’Urso a sostenere le proprie argomentazioni. Si badi bene, “argomentazioni” perché “ragioni” credo non ne troveremmo neppure se ci sforzassimo all’infinito. Dalla D’Urso, dicevo, e già questo la dice lunga. Non certo un salotto culturale, non certo una trasmissione di spessore. Vabbè. E lì lui cosa fa? Va a dire che dopo aver chiamato la polizia, non se ne sarebbe potuto andare. Intanto c’è da comprendere come mai alla chiamata addirittura del Sindaco le forze di polizia non siano arrivate subito. E poi bisognerebbe comprendere quale meccanismo mentale sia scattato: avrebbe potuto intrattenere i giovani con altri tipi di spettacolo invece di unirsi alla violazione di norme sulla salute pubblica. Avrebbe potuto tenere un contegno più equilibrato e decoroso invece di trasformarsi in un capo ultras. Non gli si chiedeva di disperdere la folla coi lacrimogeni, ma una cosa è ragionare con i giovani per farli allontanare o distanziare, altra cosa è unirsi a loro megafono in mano. E ha anche affermato di ritenere di aver fatto la cosa giusta! Di aver improvvisato e di aver cercato il dialogo. A me francamente parevano cori. La nota peggiore? L’esempio che ha dato e non solo alla sua città, ma all’Italia intera. Non si invoca un divisionismo, un noi e voi, neppure calcistico, quando si ha la responsabilità della guida di una società. Essere esempio significa tutt’altro e a un uomo impegnato in politica, ma soprattutto che viene dallo sport, queste cose non andrebbero spiegate

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