Post Covid, per una ripartenza economicamente sostenibile

di psichiatra Walter Di Munzio

E’ necessario che si capisca che questa straordinaria immissione di danaro europeo nel nostro sistema economico è a termine e, quindi, se l’immissione nel sistema di fondi freschi non sarà accompagnata da radicali riforme strutturali del nostro sistema economico ci ritroveremo con un debito incrementato e con difficoltà maggiori di quelle che avevamo prima della crisi. Non è assolutamente vero che da questa situazione si uscirà necessariamente migliori. Anzi il rischio è proprio quello di risvegliarsi in un pantano di sentimenti negativi quali razzismo, intolleranza e con un forte incremento delle disuguaglianze territoriali. Ho sentito giorni addietro un direttore di un presidio milanese affermare, con manifesta arroganza, che Nino Cartabellotta, quando ha criticato l’operato della Regione Lombardia ha detto amenità non verificate scientificamente e che il virus di fatto non esiste più e quindi non può costituire una minaccia, paventando oscure manovre e negando quanto affermato dagli epidemiologi e da tutti gli accreditati esperti che ci hanno accompagnato in questa fase di reclusione forzata. Francamente non si capisce a quale scopo. Irresponsabile posizione che parla alla pancia della gente intercettando desideri inconsci e tendenze negazioniste collettive dettate più da stanchezza e dal rifiuto di ogni tipo di ulteriore sacrificio. E poi abbiamo visto assembramenti ottusamente violenti e senza ratio che inneggiavano alle teorie no vax, a libertà individuali negate, ad oscuri complotti di potere e inneggiare alla buia stagione dei forconi, capeggiati da un generale in pensione che, invece di frequentare i giardinetti pubblici, con i propri nipoti, come dovrebbe fare, imita i più scalmanati capipopolo, forte del suo passato da leader militare e da inveterato fascista. Tra poco ricompariranno anche altri oscuri personaggi a dare sfogo alle loro manie di protagonismo senza senso e senza merito. E noi dovremmo rischiare un nuovo picco epidemico per colpa di persone di tal fatta in cerca di effimera gloria? No, non si può fermare nuovamente il Paese, sarebbe il disastro economico ma anche sanitario e psicologico. E poi, come se non bastasse, c’è un Presidente Trump scatenato che, dagli USA, rispolvera tutto il suo armamentario populista in vista delle elezioni, si presenta come il campione del conservatorismo più radicale e si pone quale argine contro una fantasiosa deriva terrorista che, a suo dire, ispira la protesta degli americani di colore in un Paese incline all’uso della violenza ed al commercio delle armi e che, troppo presto, ha dimenticato la stagione della esperienza della presidenza Obama. Questo popolo torna a manifestare con rabbia, violenza e saccheggi, comportamenti che nulla hanno a che fare con la lotta per i diritti civili che purtroppo si tornano a negare, anche se riempiono il cuore quelle immagini di poliziotti che, inginocchiandosi, ricordano al mondo l’omicidio di George Floyd. Anche per questo è necessario ora non smarrire la potente spinta riformatrice che abbiamo percepito in questi mesi e la sua importanza strategica in questa crisi sanitaria. Riformare e difendere il nostro sistema sanitario deve continuare ad essere una priorità e può disegnare un nuovo percorso anche di sviluppo economico. Ci consentirà infatti, quando le terapie intensive potranno essere nuovamente necessarie, di affrontare meglio e più efficacemente le eventuali crisi di ritorno dell’epidemia che potrebbero esitare in panico collettivo, e che dovranno resistere e superare anche la prevedibile rabbia sociale di fronte alla sempre possibile ondata di scandali e tangenti che, implementata dalle tante inchieste giornalistiche, farà certamente riemergere la diffidenza popolare nei confronti di una classe politica che non sempre ha dato prova di competenza e linearità di comportamenti, offrendo scenari di scandali e malgoverno. A volte comportamenti straordinariamente irresponsabili come quelli del sindaco avellinese ripreso ad incitare, con indecenti cori da stadio, folle di giovani tifosi contro altre città, nella sempiterna logica di odi pallonari che nulla hanno a che vedere con i ruoli istituzionali responsabili o con il dovere di eletti e di dirigenti della sanità pubblica, chiamati a ben altri comportamenti non foss’altro che per rispetto a quei tanti operatori che hanno combattuto in prima linea, magari pagando di persona e senza nulla pretendere in cambio. E’ vero non è mancata qualche isolata ed inascoltata “rivendicazione risarcitoria” di un sindacalismo becero e finalizzato anch’esso ad acquisire facile consenso. E’ facile ora, che è svanita l’angoscia di ammalarsi e la paura di morire, parlare di esagerata attribuzione di eroismo comportamentale anziché di assolvimento del proprio dovere; di attribuzione a pioggia di fondi anziché di aiuti a termine finalizzati alla fase di ripartenza; di responsabilità politica anziché di perseguire una opposizione aggressiva e senza sconti o condivisione; di programmazione sanitaria senza inserire forme di collusione con chi specula e o con chi privatizza selvaggiamente. Di difesa delle persone fragili e non di sacrificare quelle fasce non produttive per salvaguardare l’economia del paese. Sarebbe il ripristino dell’egoismo al potere.

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