Spiagge libere, serve un piano regionale «Il mare non può essere un lusso»

Dura presa di posizione della presidente di Legambiente Campania dopo le varie ordinanze

Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania

di Erika Noschese

La Regione Campania metta in atto un piano spiagge e stanzi dei fondi per la gestione delle stesse. E’ una delle proposte avanzate da Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania che, nei giorni scorsi, ha ribadito la sua contrarietà alla chiusura delle spiagge libere in vista della nuova stagione estiva. Dopo la pandemia e il conseguente lockdown la ripresa non è stata facile: molti sono i sindaci della provincia di Salerno, Eboli e Maiori, solo per citarne alcuni, che hanno scelto di chiudere le spiagge libere. «C’è un’ordinanza regionale che dice che c’è bisogno di un piano spiagge, i Comuni devono garantire la sicurezza e le norme anti Covid – ha dichiarato la presidente Imparato – Questo, può essere vincolante da un lato ma, dall’altro, può essere una grande opportunità: le persone hanno il diritto di andare in spiaggia, non può essere un lusso concesso a pochi». Per Legambiente Campania, infatti, le spiagge libere sono beni comuni preziosi e vanno valorizzate e gestite, non chiuse. «Quando la città è chiusa è facile governare, la vera scommessa è farlo riaprendo tutto – ha poi aggiunto la numero uno dell’associazione che da sempre si batte per la tutela dell’ambiente – Capiamo le difficoltà nella gestione ma era necessario ricordarsi prima di affrontare questo problema che, inevitabilmente, sarebbe arrivato». Da qui la proposta che Legambiente Campania lancia alla Regione Campania affinché stanzi dei fondi per permettere ai Comuni di gestire le spiagge libere, senza concederle ai lidi. «E’ un diritto di tutti andare in spiaggia ma conosciamo le difficoltà degli enti locali per questo chiediamo un piano di intervento da parte della Regione, anche economico – Non basta solo la prevenzione e il controllo, bisogna lavorare molto sulla consapevolezza delle persone, come fatto fino ad ora». Chiudere le spiagge libere, secondo Legambiente Campania, significherebbe alimentare quel divario tra ricchi e poveri «e noi non possiamo contribuire ad aumentare questo divario, non possiamo permettere che andare al mare diventi un privilegio – ha detto ancora la Imparato – Chiudere le spiagge libere o aprirne poche significa inevitabilmente creare forme di assembramento che, in questa fase, non sono concesse». E sulla possibilità di mettere in campo gli assistenti civici, la presidente di Legambiente Campania non ha dubbi: «non si può chiedere tutto al volontariato, in questo momento c’è bisogno di creare lavoro, occupazione, una nuova gestione avvalendosi dei giovani o delle cooperative. Anche se c’è sempre una risposta importante, non possiamo sempre mettere in gioco il volontariato». Partendo da un dato campano, il 2019 ha visto complessivamente una stima in cui le concessioni superano il 67% di occupazione delle spiagge campane. Ciò significa che solo il 33% del litorale è “free”. Oggi, dopo 2 mesi di lockdown, con una crisi economica e sociale, la chiusura delle spiagge libere, già limitate, è una scelta assurda, una vera resa, una dichiarazione esplicita dell’incapacità del pubblico di gestire il bene comune. «È questo il momento perché i Comuni per garantire a tutti il vero diritto alla salute che significa anche fruizione libera della natura e della socialità valorizzino tutti i luoghi “negati” del proprio territorio troppo spesso dimenticati e abbandonati a una fruizione anarchica o aperti solo per pulizie estemporanee», ha detto ancora Mariateresa Imparato spiegando che gli enti locali, i Comuni – soprattutto in questa fase – dovrebbero stabilire il carico di una spiaggia e, dunque, quante persone possono entrare. «E’ necessario fare una buona raccolta differenziata, ascoltare i balneatori, i cittadini e le associazioni perché questa estate ha bisogno di ascolto, di fantasia, di creatività – ha aggiunto la presidente di Legambiente Campania – C’è bisogno di una chiamata popolare per capire come riaprire, magari su turnazione ma c’è bisogno anche di potenziare non solo le spiagge ma il bene comune in generale, come aree protette ed oasi, solo per fare degli esempi».

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