“Bisogna scoprire la cultura del dato,altrimenti vinceranno le fake news”

“Entro la fine dell’estate possiamo avere un quadro chiaro sulle imprese”

di Andrea Bignardi

Il futuro del mondo passa attraverso lo studio. Riscoprire la cultura del dato per sconfiggere le fake news. E’ il messaggio lanciato dal segretario generale della Camera di Commercio salernitana Raffaele De Sio che sostiene come sia ancora impossibile tracciare un bilancio delle conseguenze economiche della pandemia del salernitano. L’ente camerale, dal canto suo, sta predisponendo i dati necessari a delineare un quadro complessivo che traccerà in particolare la situazione di apertura e chiusura delle imprese nel primo semestre dell’anno. Gli strumenti attuali, però, secondo De Sio non basterebbero a sviluppare un’indagine completa, a causa dell’assenza di ramificazioni dell’Istat nelle province e quindi di dati univoci ed oggettivamente interpretabili.

Dottor De Sio, passata l’emergenza sanitaria dilaga quella economica. Non mancano “fake news” anche in questo settore: come mai circolano con tale semplicità?

“Da appassionato di statistica so che prima della riforma del 1990, del sistema statistico nazionale il mio ruolo era quello di capoufficio statistico: ogni provincia aveva una diramazione dell’Istat che aveva sede presso la Camera di Commercio. All’epoca la riforma ha parcellizzato le competenze a livello provinciale, mentre prima erano centralizzate ed era più facile acquisire ed analizzare, di conseguenza, i dati. C’era dunque una strutturazione nettamente diversa rispetto a quella di oggi degli uffici che avevano il compito di raccogliere ed analizzare i dati statistici. Quindi trent’anni fa si sono poste, per così dire, le basi per alcuni fraintendimenti nell’analisi dei dati a livello locale.

Quali sono le criticità che riscontrate nel tracciare un quadro della dinamica delle imprese in provincia di Salerno?

“Ci sono di base molte lacune, ad esempio per quanto riguarda le dinamiche economiche territoriali. Un po’ a causa del calo di risorse l’Istat ha centralizzato le indagini a livello nazionale, che sono nettamente migliorate, ma perdendo molto il contatto con il territorio. Le Camere di Commercio, per fortuna, dopo un periodo di stasi si tanno risollevando, quantomeno sotto il profilo della messa a punto di dati statistici soprattutto amministrativi”.

Il ruolo del registro delle imprese, sotto questo punto di vista, è fondamentale per comprendere l’andamento del mercato.

“Eppure presenta delle lacune. In quanto, dato amministrativo, abbiamo posizioni anagrafiche che in alcuni casi non sono pienamente aggiornati. Occorrerebbe un raccordo anche tra banche dati pubbliche. E questo è uno dei problemi più grandi che ci troviamo a scontare. Una delle cause dei ritardi nella trasmissione dei flussi finanziari da parte del Governo è legato al fatto che le informazioni sulle imprese non sono unificate tra le varie banche dati di cui il pubblico è a disposizione, per cui occorre ricostruire la posizione delle imprese nuovamente. Ci siamo trovati spiazzati in quanto l’Inps non “dialoga” ancora del tutto con il registro delle imprese”.

Qual è la causa di questa situazione?

“Viviamo in un paese che per retaggio storico non ha una cultura del dato. Unica realtà statistica rilevante del Mezzogiorno è lo Svimez, nelle cui analisi però i livelli di dettaglio a livello provinciale sono piuttosto limitati. Suggerirei di finanziare quest’istituto affinché anche queste indagini abbiano un maggior grado di dettaglio a livello regionale e provinciale. A livello locale abbiamo un problema grande: non abbiamo dati locali sul consumo, non abbiamo dati locali sugli investimenti, non abbiamo dati particolarmente precisi sulla dinamica delle imprese, nonostante alcuni progressi siano stati fatti e lo stesso Svimez garantisca a livello macroregionale una discreta copertura. Altro elemento che va a discapito della disposizione di dati numerici è dato dalla presenza di imprese particolarmente piccole: però le indagini censuarie dell’Istat a livello nazionale a questo proposito lasciano ben sperare che si possano incrociare anche a livello locale i dati amministrativi con quelli ottenuti sul campo”.

Come può essere possibile superare questa criticità?

“Mentre a livello centrale abbiamo dei dati centralizzati, a livello locale occorre che le Camere di commercio facciano da sè. Per conto nostro lanceremo un indagine che ci faccia conoscere alla fine dell’estate la situazione del panorama imprenditoriale in maniera più o meno fondata, anche perché molti imprenditori si trovano ancora in una situazione di particolare incertezza, non si sa chi o quando chiuderà la propria impresa”.

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