Givova Scafati, al via la costruzione del roster «C’è grande voglia di tornare in campo»

L’allenatore plaude agli arrivi: «Elementi indispensabili. Lavoriamo per un gruppo che vuole tornare ai vertici»

di Matteo Maiorano – Un profilo di alto livello per una Scafati che guarda al futuro. In attesa di riabbracciare il caloroso pubblico del Pala Mangano, il Diavolo della Tasmania ha affidato le chiavi della panchina al tecnico bolognese Alessandro Finelli. Sono settimane frenetiche quelle che precedono il ritorno alla normalità in casa Scafati: all’approdo del coach emiliano hanno fatto seguito gli acquisti di Valerio Cucci e Luigi Sergio, pedine fondamentali nello scacchiere tattico del coach. Patron Longobardi, in attesa della ripresa dei campionati, vuole consegnare all’allenatore un roster di alto livello in grado di insidiare la concorrenza ed entrare con rinnovate ambizioni nel parterre play-off. Talento, gesto tecnico e ferocia agonistica le chiavi per sedere al tavolo delle prime della classe.
Un gradito ritorno all’ombra del Pala Mangano. La trattativa che l’ha riportata a Scafati ha il sapore della tradizione.
«Sono estremamente felice per il mio ritorno in gialloblu, dopo la parentesi del campionato 2014/2015. Ho ritrovato un ambiente ancor più ambizioso: Longobardi è l’anima di questo club da tanti anni ed è ormai garanzia di serietà a livello nazionale».
Una lunga carriera quella di Finelli: a sedici anni cosa l’ha spinta a dirigere i lavori dalla panchina?
«Sono cresciuto nel settore giovanile della Fortitudo Bologna, società che negli anni si è sempre fatta portavoce dei valori di questo sport. Quale responsabile tecnico della selezione giovanile ho tratto grandi insegnamenti: le motivazioni vanno al di là dell’aspetto tecnico. Sono ormai 20 anni che alleno le prime squadre: tra le esperienze che porto nel cuore vi sono i trascorsi a Montegranaro, dove ho incrociato per la prima volta la Givova Scafati, ma anche Virtus Bologna. In generale sono stato bene in tutte le piazze dove ho lavorato».
Nel 2005 ha incrociato sul suo cammino anche Danilo Gallinari, cestista azzurro che ha fatto fortuna in Nba.
«Ai tempi ero seduto sulla panchina del Pavia e Danilo arrivò in prestito dall’Armani. All’esordio contro Rimini realizzò 5 su 5 da tre punti. Dopo due settimane di allenamento divenne titolare inamovibile. La mattina andava a scuola e il pomeriggio veniva in palestra per gli allenamenti. Ricordo che in occasione delle gare di EuroLega dell’Armani andava in panchina (in virtù del doppio tesseramento, NdR) e il giorno dopo era sui banchi di scuola. Aveva una passione smisurata per questo sport, condita da tanta umiltà e abnegazione».
Nel 2015 l’approdo al Casalpusterlengo (oggi Piacenza, NdR), cittadina colpita in misura importante dal coronavirus. Allora la società si allenava proprio a Codogno, paese balzato alla cronaca quale epicentro del virus.
«Ho avuto un gran rapporto con la società. All’inizio non avremmo mai potuto immaginare un fenomeno tanto devastante. Inizialmente parte dello staff, proveniente proprio da Codogno, è rimasto a casa, prima che tutto fosse congelato. Spero che tutto torni alla normalità quanto prima e che Piacenza, come il resto del Paese, si rialzi in fretta».
Quando ripartirà il basket?
«Tutti noi vorremmo tornare subito sul campo, ma c’è ancora da aspettare. Alla ripresa sarà fondamentale ritrovare il pubblico sulle gradinate. In A2 il mondo del tifo è un aspetto essenziale: la pallacanestro non deve restare troppo a lungo senza i suoi supporters. L’adrenalina che trasmette il Pala Mangano fa davvero la differenza. Ancora difficile fornire indicazioni sulla data: quel che posso dire è che non sarà un basket diverso da quello che abbiamo lasciato a marzo. I cestisti hanno una grande voglia di tornare alla normalità: con allenamenti mirati Scafati si farà trovare pronta ai nastri di partenza del prossimo torneo».
Gli arrivi di Cucci e Sergio hanno reso ancor più competitivo il roster?
«Sono estremamente soddisfatto dei nuovi acquisti. La predisposizione tecnica e atletica di Valerio Cucci gli permetteranno di raggiungere i massimi livelli, è un atleta dotato di grande temperamento, sarà apprezzato per la sua mentalità: è uno di quelli che non getta mai la spugna, oltre ad essere una delle ali forti migliori che ci sono in circolazione. Luigi Sergio fa dell’intraprendenza e dell’inesauribile energia le sue armi migliori: l’ho incrociato più volte in passato, sarà presto uno dei veterani del nostro spogliatoio, uno dalla leadership innata. È un esterno con un affidabile tiro da tre punti».
Scafati riparte con rinnovate ambizioni. Presto per parlare di obiettivi, anche se la strada intrapresa rende l’idea del percorso cui la squadra è indirizzata.
«In questo momento Scafati ha tutte le carte in regola per puntare a grandi traguardi: ambizione, tradizione e struttura organizzativa sono le chiavi principali per questo tipo di discorso. L’intenzione è quella di fare bene: capirà che un risultato ambizioso si realizza solo se lo staff tecnico, società e squadra lavorano con idee chiare, serietà ed energia».
Al suo fianco in panchina sarà presente anche Umberto Di Martino.
«Felice del suo ritorno: abbiamo già lavorato insieme proprio a Scafati. C’è feeling tra noi: la qualità delle relazioni è un aspetto fondamentale nel nostro lavoro».
Longobardi è famoso per la sua dedizione sportiva: come ha ritrovato il patron?
«Sarà sempre il primo tifoso della squadra ed è come me: pretende ambizione, in campo vuole veder emergere dai suoi atleti cazzimma e talento».
The Last Dance ha fatto emergere ulteriori sfaccettature sull’epica storia che lega il gruppo capitanato da Jordan alla città di Chicago. In Italia quale esperienza le ricorda quella dei Bulls?
«Michael è una figura incomparabile e gli stessi Bulls hanno fatto la storia di questo sport a cavallo degli anni ’90. Un ciclo importante in Italia è quello di Siena, ma anche quello che lega Ginobili a Bologna. Milano invece è una di quelle realtà che ha faticato a ripetersi nel corso degli anni».

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