LA CRISI E LE IMPRESE A RISCHIO: La trincea dei commercialisti

LIQUIDITÀ E PIAGA DELL’ USURA I FENOMENI DA FRONTEGGIARE

Non mancano le opportunità di credito ma occorre personale più qualificato per le fasi istruttorie

L’APPELLO: NORME CHIARE PER CONSENTIRE UNA TRANQUILLA E RAPIDA RIPRESA

di Andrea Bignardi

Un disastro annunciato per l’economia del nostro territorio. La crisi post-Coronavirus ha per certi versi solo allargato ferite già aperte e che esprimevano il difficile stato in cui versava già da tempo l’intero sistema economico. Dati precisi, per quanto riguarda il territorio salernitano, ancora non sono disponibili: la Camera di Commercio dovrebbe avere un quadro chiaro della dinamica di aperture e chiusure di attività solo alla fine dell’estate. Ma la caduta del Pil, forse ancora più marcata di quello nazionale, non mancherà. Una categoria professionale che sin dai primi giorni di lockdown è riuscita – suo malgrado – a monitorare le difficoltà dell’intero settore imprenditoriale, oltre che degli stessi lavoratori autonomi, è quella dei dottori commercialisti. Al momento, almeno stando alle prime impressioni emerse nel corso della conferenza online “Il codice etico dei liberi professionisti – dottori commercialisti” organizzata con la collaborazione della nostra testata giornalistica, gli effetti dell’emorragia, seppur non visibili ancora, risultano già annunciati. Le aziende del territorio si ritroverebbero, infatti, stando alle testimonianze dei professionisti intervenuti, in una situazione di attendismo, legato, in parte, alla boccata d’ossigeno legata alle misure dei decreti Liquidità e Rilancio. “Gli effetti della crisi oggi ci sono ma sono minimi – afferma Carmine Santangelo, presidente dell’Odcec di Vallo Della Lucania – Ma quello di cui risentiamo maggiormente è l’effetto paura legato ad una mancanza di norme chiare necessarie per poter riavviare le attività imprenditoriali”.

I PROBLEMI DELLE IMPRESE

È proprio l’assenza di direttive chiare, infatti, che ha spinto in alcuni casi gli imprenditori a desistere dal riaprire la propria azienda, almeno in una prima fase. E tutto questo nonostante i sussidi che pure Stato e Regione hanno erogato, seppur con non pochi ritardi e criticità. “All’imprenditore non interessano tanto i 600 euro quanto riaprire la sua azienda in sicurezza senza vanificare magari in risarcimenti danni ai dipendenti il guadagno che gli si presenta”. Le imprese, infatti, secondo i liberi professionisti, non sarebbero state adeguatamente tutelate, almeno quanto i dipendenti che , comunque, se regolarmente contrattualizzati, hanno potuto fruire della cassa integrazione fino a 14 settimane.

I FINANZIAMENTI

Se relativamente pochi sono stati i problemi per l’erogazione dei prestiti garantiti al 100% dal Fondo di Garanzia, per via della fase istruttoria molto semplificata che non prevede un’indagine sul merito creditizio particolarmente dettagliata, più complessa appare la situazione per le richieste di prestiti fino a 800.000 euro (garantiti al 90%, estendibili al 100% con il ricorso ai Confidi), e fino a 5 milioni di euro (per i quali la garanzia si limita al 90%). Questi, infatti, richiedono una valutazione da parte della Centrale dei Rischi, in maniera analoga a quanto accade per qualsiasi altra tipologia di finanziamento richiesto. “L’obiettivo – ha commentato a tal proposito il presidente dell’Odcec Salerno Salvatore Giordano – deve essere quello di patrimonializzare le società: non solo vanno erogate le somme alle imprese, e non sono mancate opportunità in tal senso come alcuni prestiti a fondo perduto per le imprese esportatrici, ma vanno anche messe in condizione di raggiungere un fatturato tale da conseguire ricavi sufficienti”. Nonostante questi problemi, però, non sarebbero mancati aspetti positivi in questa fase secondo il numero uno dei commercialisti salernitani, tra cui la collaborazione tra Odcec e Prefetto per facilitare l’erogazione del credito a imprese e privati.

LE CONSEGUENZE

Primo aspetto che mette in allarme i professionisti sulla tenuta del sistema economico del territorio è dato dai dubbi relativi alla chiusura dei bilanci dell’anno in corso, che avverrà, in assenza di proroghe, al più entro circa un anno da oggi. Il rischio concreto è che, infatti, con l’entrata in vigore, a partire dal 1 settembre del 2021, del codice della crisi d’impresa, prorogata a causa del Coronavirus, per un ammontare incalcolabile ma sicuramente notevole di imprese del territorio si attivi il procedimento disciplinato dagli articoli da 12 a 18 del D.Lgs. 14/2019, che potrebbe provocare – come evidenziato da Santangelo – l’attivazione del meccanismo di allerta per un notevole numero di imprese, impedendone la realizzazione, visto che essa comporta obblighi per le Pa creditrici, e per gli organismi di composizione della crisi, denominati Occ, istituiti presso le camere di commercio e gli ordini professionali.

IL RUOLO DEL PROFESSIONISTA

Proprio alla luce delle difficoltà del settore economico nel suo complesso e alla crisi di liquidità che coinvolge l’intero sistema, sono riemersi con prepotenza fenomeni come quello dell’usura, cresciuta su base nazionale del 9,6% solo nel primo trimestre dell’anno, unico tra i reati ad aumentare in termini numerici. I commercialisti, al di là delle “mele marce” presenti in tutti gli ordini professionali, rappresentano un avamposto dello Stato, figure di riferimento del contribuente che si assumono, tra le altre, anche la responsabilità di garantire il ricorso a forme di finanziamento esclusivamente riconosciute dalla legge. E proprio a tal proposito i professionisti si mostrano compatti nel difendersi dalle parole pronunciate dallo scrittore Roberto Saviano nelle scorse settimane e viste da più parti come un atto di accusa all’intera categoria. “La nostra professione viene spesso bistrattata, per via della scarsa chiarezza sul suo ruolo – ha affermato invece il presidente dell’Odcec di Nocera Giovanni D’Antonio – Non si valorizza il commercialista né di base né in quanto consulente di impresa, eppure le aziende ci chiedono un aiuto a 360 gradi. Manca spesso e volentieri una programmazione adeguata, da parte di chi governa questa professione in ambito nazionale”. Dunque la figura del commercialista non sembra essere abbastanza valorizzata, nonostante la categoria professionale abbia tutte le carte in regola per poter operare in piena trasparenza. “Noi siamo professionisti iscritti ad un ordine che afferisce alla circoscrizione di un tribunale – conclude Nunzio Ritorto, presidente dell’Odcec di Sala Consilina – Eppure non siamo ancora abbastanza tutelati dallo Stato, a differenza di altre categorie professionali, come consulenti aziendali ed esperti tributari, che magari non corrono gli stessi nostri rischi ma godono di maggiori garanzie”.

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