Nasce Iniziativa Sarno 2020: coordinamento coinvolgerà 30 comuni

INQUINAMENTO NEL SARNO, ASSOCIAZIONI FANNO RETE

L’obiettivo è di sensibilizzare le istituzioni ai problemi ambientali dell’Agro nocerino

di Andrea Bignardi

Fare chiarezza sulle cause che sono all’origine dell’inquinamento del fiume Sarno e dei suoi affluenti e sensibilizzare popolazione ed istituzioni alla problematica ambientale che affligge l’Agro Nocerino, oltre che numerosi comuni delle province di Napoli e Avellino, ormai da decenni. È questo l’obiettivo del manifesto pubblicato da Iniziativa Sarno 2020, una rete di associazioni e cittadini che si batte per proporre soluzioni concrete alle amministrazioni competenti al disastro ambientale che tocca oltre un milione di cittadini e trentanove comuni attraversati sia dal principale corso d’acqua dell’Agro che ad i suoi affluenti. I due mesi di lockdown hanno rinvigorito il progetto ed hanno spinto le associazioni ed i comitati già presenti a fare rete tra di loro per sensibilizzare le istituzioni e spingerle ad attenzionare maggiormente il problema. Tra i comitati maggiormente attivi nella costruzione della rete di associazioni c’è “La fine della Vergogna”, che durante i mesi del lockdown, attraverso l’ausilio fondamentale dei social network, ha evidenziato come il problema dell’inquinamento nel Sarno sia comunque reversibile. Per la prima volta dopo decenni, infatti, con il fermo delle attività industriali è stato possibile evidenziare non solo una sensibile riduzione della concentrazione di inquinanti all’interno degli affluenti del Sarno, e nello specifico della Solofrana, ma anche verificare visivamente come le loro acque siano diventate nel giro di poche settimane assolutamente trasparenti. Un risultato quasi del tutto vanificato dopo le riaperture del 4 maggio, cosa che ha spinto i comitati a richiedere maggior attenzione al tema da parte di Palazzo Santa Lucia.

GLI EFFETTI DEL LOCKDOWN

“Il lockdown ci ha fatto slittare la programmazione di un anno e mezzo se non due, perché il nostro obiettivo era non solo quello di denunciare le istituzioni preposte ma di intavolare un dialogo con la Regione – afferma Gaetano Maria Iannone, attivista del comitato La Fine della Vergogna – che, prima o poi, dovrà vagliare le nostre proposte”. Per sensibilizzare le istituzioni, prima di mettere a punto una progettazione tecnica, i comitati stanno puntando a conferire maggiore visibilità mediatica al problema, in analogia con quanto accaduto nella Terra dei Fuochi poco meno di un decennio fa. “Per far sì che la Regione e le istituzioni preposte lavorino abbiamo bisogno di avere una serie di persone che supportino la nostra causa in modo concreto, e queste sono rappresentate principalmente dalle associazioni – ha proseguito Iannone – Il nostro obiettivo dunque è quello di ricreare reti di associazioni, privilegiando l’azione dei giovani ma senza dimenticare la componente senior che ci supporta anche dal punto di vista professionale, per non ripetere in effetti quelle che sono stati alcuni errori del passato”. Resta un dato di fatto: la trasparenza della acque ritrovata dopo la chiusura transitoria delle attività industriali e la riduzione netta di quelle civili. “Il lockdown ci ha dato ragione – ha continuato l’attivista del comitato nocerino – siamo riusciti seppur solo per un breve periodo a vedere le acque limpide e con concentrazioni inquinanti seppur presenti comunque ridotte. Le acque erano trasparenti e non maleodoranti, e a livello regionale ci siamo resi conto che si era presentata l’occasione della concretezza. Molti concittadini non credevano nella possibilità di rivedere il Sarno pulito, mentre questo lockdown ha mostrato effettivamente il contrario”.

IL MANIFESTO

Tutto ciò ha rinvigorito associazioni che magari in passato avevano preso posizione ma non erano riuscite a realizzare i loro progetti originari di riqualificazione ambientale del fiume Sarno e dei suoi affluenti. Proprio da quest’assunto di base è nata una possibilità di incontro concreto tra queste realtà, che si sono nuovamente riunite tra di loro creando una sorta di coordinamento di associazioni, coinvolgendo ben trenta comuni e cinquanta associazioni tra quelli bagnati, in misura più o meno massiccia, dal Sarno e dai suoi affluenti. Per contrastare le tre tipologie di inquinamento che riguardano i corsi d’acqua interessati (civile, industriale, oltre a quello legato a scarichi abusivi ancora non pienamente identificati e localizzati) la rete di associazioni ed attivisti ha messo a punto un manifesto di grande impatto mediatico. Sottoscritto da tutte le associazioni e dai comuni che hanno deciso di partecipare all’iniziativa, costituisce un vero e proprio decalogo, un insieme di linee guida per le istituzioni che dovranno attenzionare il tema. Il monitoraggio continuo sia delle condizioni del fiume che degli scarichi ivi presenti, insieme all’aggiornamento del registro tumori per avere contezza delle patologie eventualmente riconducibili all’inquinamento ambientale sono i punti principali attorno ai quali ruoterà la proposta dei comitati. Tutto questo nell’attesa non solo di maggiori risposte da parte di tutte le istituzioni, dalla Regione fino al Ministero dell’Ambiente, ma anche della messa a punto di proposte di carattere più tecnico, affidate a professionisti del settore, che rappresenteranno il definitivo punto di svolta dell’azione della rete associativa.

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