Perché lo studio Spes è ancora nel cassetto della Regione?

L’inchiesta/ FONDERIE PISANO

Continua la battaglia del Comitato per la salute; da lunedì l’opificio riprende a pieno regime

di Brigida Vicinanza

Ancora una volta, tra i fumi e la polvere, le Fonderie Pisano e una guerra senza fine. Assoluta protagonista – come da troppi anni – l’azienda salernitana di via de’ Greci a Fratte e non per innovazione. Troppo spesso l’inquinamento, la crisi occupazionale, gli scioperi, le proteste, i tribunali sono stati al centro di un’attività lavorativa che ha messo in contrasto troppe persone in troppo tempo. Una “storia” tra le peggiori, che sa di crisi economica, ma anche di “morte”. La fabbrica della morte: il Comitato Salute e Vita ha riservato spesso questo epiteto alle Pisano, non per i lavoratori al suo interno, ma per un modus operandi non proprio chiaro e quasi sempre annebbiato e colorato di nero. In una partita difficile, è entrato in gioco sempre il silenzio di una proprietà (la famiglia Pisano) che rare volte si è esposta a favore dei cittadini – anzi quasi mai – ma ha lasciato parlare le non parole. Dalla parte delle battaglie il Comitato Salute e Vita, dal lato della proprietà i lavoratori impauriti dal “non riuscire a mettere più il piatto a tavola”, al centro la politica che di orecchie da mercante ne ha fatto uno stile di vita. E tra corsi e ricorsi storici, a suon di martelletto nelle aule dei tribunali e nelle stanze dei bottoni, tra Ministeri e Tavoli di trattative, il Comitato che si batte per la salute dei cittadini non si è fermato neanche un attimo. E neanche davanti a quell’elenco di parenti, amici, padri e madri defunti per cause che spesso hanno trovato riscontro proprio nella loro vicinanza con quella fabbrica. Tra via de’ Greci e le battaglie, c’è Lorenzo Forte, che ha da sempre guidato quel comitato e che è sceso nuovamente in campo nel mese di maggio, incrociando il suo percorso ancora una volta con quello del governatore della Campania, Vincenzo De Luca e con uno studio “conteso” che tarda a farsi palesare, mentre da lunedì proprio le Fonderie riprenderanno la loro produzione a pieno regime. Lo stesso De Luca che a maggio dichiara pubblicamente di avere la “sensazione che la Fonderia Pisano, doveva non riaprire” e che aveva richiesto uno studio all’istituto zooprofilattico proprio sull’inquinamento causato (o meno) dalla fabbrica. Lo stesso studio però avviato nel 2017, in cui l’associazione Salute e Vita ne aveva preso attivamente parte. “Lui stesso ha detto che aveva la sensazione che la fabbrica fosse molto dannosa per la salute – sottolinea Lorenzo Forte – ma al di là che ciò che dice lui, le Fonderie come tutto il resto ha riaperto il 4 maggio e in tutto il mese di maggio, fino ai primi giorni di giugno, ha lavorato in maniera violenta creando solita puzza e polveri sottili, quindi al di là delle parole di propaganda politica ha continuato ad avvelenarci. Noi il 29 aprile abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti, in cui chiedevamo alla Regione e quindi a lui e all’Istituto, se lo studio Spes (che doveva mettere in evidenza la situazione nella Valle dell’Irno), potesse essere reso pubblico”. Ma che fine ha fatto lo studio Spes? O meglio, perché non viene resa pubblica la relazione definitiva di quell’azione di controllo avviata nel 2017 e che aveva riportato (incrociando i dati dei prelievi di sangue degli abitanti della zona, i prelievi del suolo e quelli all’interno delle acque del fiume) in una relazione provvisoria, la presenza di dieci metalli pesanti presenti oltre i limiti consentiti dalla legge? “L’istituto zooprofilattico verificò già 3 anni fa che man mano che ci si allontanava dalla zona Fonderie, il livello di metalli (tossici) presenti sia nel sangue, che nel suolo, che nel fiume diminuiva. A questo punto possiamo già affermare – continua Forte – che le Fonderie producono buona parte dell’inquinamento della zona, in quanto si metteva in evidenza che le persone e l’ambiente erano già esposti a dei danni. Ma aspettavamo con ansia che entro dicembre 2018 veniva presentato l’intero studio finale. Abbiamo dovuto aspettare due anni: ci è stato detto che bisognava attendere l’istituto nazionale di sanità che ha poi validato lo studio svolto, da diversi mesi. Questo studio però non è stato reso noto, così noi lo abbiamo richiesto, insieme alla possibilità di sapere la data in cui questo studio era stato concluso, ma la data viene omessa, nonostante lo studio fosse già nelle mani di De Luca, forse già da gennaio 2020. Ci troviamo in una situazione paradossale, in cui nei prossimi giorni invieremo una diffida al presidente De Luca, diffida all’istituto zooprofilattico e trascorsi i giorni – in mancanza di risposte – procederemo al ricorso al Tar per avere accesso agli atti perché siamo componenti di quello studio e del protocollo di intesa firmato anche dalla Regione Campania. Noi continuiamo a sottolineare che la Regione Campania si ritiene al di sopra della legge, la viola e fa finta di nulla, facendo proclami elettorali. Ma in questo quadro non siamo di fronte soltanto a comportamenti scorretti a cui assistiamo da anni da parte di De Luca e Napoli, che offendono anche la memoria di centinaia di morti, che continueremo a difendere urlando anche di dolore. Ci sarebbe un sistema che aggiusta e permette alle Fonderie Pisano di continuare la sua attività ramificandosi in vari enti e spero di essere smentito.” Una battaglia continua che pare non arrestarsi. E tra la politica, le istituzioni, i tribunali, gli enti, il lavoro ma soprattutto la salute, c’è anche chi perde di vista l’umanità. Ma – quell’elenco della “morte” – non può essere dimenticato, soprattutto “nel cuore di chi lotta”.

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