Salvaguardare la biodiversità l’obiettivo del progetto De. Co

L’INIZIATIVA COINVOLGERÀ MIGLIAIA DI COMUNI ITALIANI

Vladimiro Riva (De. Co.Italia) :”Ogni singolo territorio ha esperienze e sapori unici e da valorizzare”

di Andrea Bignardi

Fare rete per mantenere vive le tradizioni autentiche affinché non vadano a disperdersi. È questo l’obiettivo di De.Co. Italia, il progetto di valorizzazione delle denominazioni comunali, nate su iniziativa del giornalista e gastronomo Luigi Veronelli all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso. Il percorso di individuazione e rivalutazione degli antichi prodotti e saperi del territorio ancora inediti rappresenta infatti la prosecuzione di un’idea ben precisa, ovvero la difesa della biodiversità dalle multinazionali e l’esaltazione delle peculiarità locali attraverso la messa a punto di una rete che parta dai produttori e arrivi ad una nicchia sempre più ampia di consumatori consapevoli e attenti. Il progetto, che ha trovato nuova linfa nel territorio salernitano grazie all’operato della Claai (Confederazione delle Libere Imprese Artigiane Italiane) coordinata da Gianfranco Ferrigno, procede speditamente a livello nazionale grazie all’input decisivo del veneto Vladimiro Riva, storico collaboratore di Veronelli e promotore del progetto De.Co. Italia, che si pone la finalità di “riunire il patrimonio enogastronomico disperso”. Un ruolo decisivo, in tal senso, lo ricopriranno tutte quelle amministrazioni comunali (ad oggi oltre mille a livello nazionale) che sceglieranno di intraprendere un percorso di valorizzazione delle proprie eccellenze in chiave esperienziale.

Dottor Riva, le De.Co. stanno assumendo un’importanza sempre maggiore in Italia: da cosa nasce questo grande interesse per la vostra iniziativa?

“Il tema individuato vent’anni fa da Veronelli è la difesa della biodiversità. Il nostro obiettivo è mantenere vive le tradizioni affinché non si vadano a di perdere. Se dipendesse dall’industria casearia, sarebbe prodotto un unico formaggio con le stesse caratteristiche, consumabile in modo uniforme dalla Svezia al Sud del Mediterraneo”.

A prodotti di nicchia non può corrispondere, però, una produzione massiva?

“Tutte le eccellenze ovviamente non possono avere la forza tale da divenire modello di esportazione, come nel caso del Lardo di Colonnata. Se da consumatore mi reco personalmente lì ho qualche probabilità in più di trovare un prodotto originale ed autentico”.

Nella provincia salernitana sono una miriade le produzioni di eccellenza, alcune delle quali ancora sconosciute anche ai gourmand più ferrati: la sua esperienza in Veneto cosa le ha insegnato?

“Da noi in Veneto abbiamo cercato di mettere al centro l’autenticità del prodotto prima di tutto. Questo riguarda, ad esempio, il Cartize, un prosecco di cui se ne beve dieci volte la quantità che viene effettivamente prodotta. Terzo aspetto da considerare è che dal punto di vista dell’economia più turistica che agricola posso esser tentato, da consumatore, dall’andare in un luogo perché producono dei piatti particolari, che differiscono tra loro anche a distanza di pochi chilometri”.

Quali saranno i risvolti economici della vostra attività di promozione delle De.Co. a livello nazionale?

“Il nostro interesse primario è quello di creare un’intregazione del reddito sia per il ristoratore che per il visitatore che ha un valore aggiunto dato dalla visita del luogo prescelto. Da questo punto di vista le De.Co si rivolgono alle piccole produzioni che rischiano di scomparire. In una collina accanto alla mia città ad esempio si produceva il broccolo fiolaro. Erano rimasti solo due produttori e stavano scomparendo. Dodici anni fa un sindaco che ha creduto nel nostro progetto ci ha aiutato a riavviare la produzione e il consumo individuando i ristoratori disposti a proporre ricette nuove che andassero anche al di là della concezione originaria. Il risultato è che Carlo Cracco oggi nel suo ristorante a Milano le ripropone”.

Dal Veneto il modello sarà dunque esportato in tutta Italia?

“Ci siamo incontrati giovedì scorso proprio per individuare gli aggiornamenti che potremo dare all’idea originaria di Veronelli senza tradirla nel suo spirito. Ho visto Ferrigno molto determinato e deciso da questo punto di vista. Cercheremo di mettere in rete senza fare operazioni commerciali ma individuando amministratori, operatori turistici e ristoratori determinati a portare avanti quest’iniziativa innanzitutto dal punto di vista culturale, coinvolgendo tutta la filiera, dal produttore fino al consumatore finale”.

Quando potremo dire che il progetto avrà riscosso il successo che merita?

“Partiremo per questo a breve con un manifesto a favore delle De.Co. Lo faremo sottoscrivere a tutti i sindaci da settembre in avanti. Credo che la cosa possa interessare molto i consumatori che acquisteranno prodotti realmente a chilometro zero, che hanno peculiarità organolettiche particolari, e senza manipolazioni industriali”.

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