Esami di Stato e didattica a distanza. Buona la prima ma non senza difficoltà

A SETTEMBRE IL RITORNO IN CLASSE

Emilio Barbuto, dirigente scolastico del Galilei-Di Palo ha fornito uno strumento sulla Dad

di Erika Noschese

Mentre gli esami di Stato devono ancora giungere al termine rimane sempre più acceso il dibattito circa il ritorno tra i banchi di scuola, previsto per il mese di settembre. Intanto, in questi giorni gli studenti del quinto anno delle scuole superiori sono ritornati in classe – per la prima volta dopo tre mesi e per l’ultima – per sostenere l’esame di maturità. La prima vera prova per il post emergenza Coronavirus che ha imposto al mondo della scuola di reinventarsi, utilizzando metodi molto più tecnologici, come la didattica a distanza, tanto amata quanto detestata da studenti, docenti e genitori. Non sono mancati problemi relativi alle piattaforme utilizzate, connessione lenta e (giustificata) incapacità nell’utilizzo della tecnologia. «Siamo tutti in parte entusiasti perché si ritorna a scuola anche se questo evento è una formalità perché c’è solo la prova orale», ha dichiarato Emilio Barbuto, dirigente scolastico dell’istituto Galilei-Di Palo autore, tra le altre cose, del saggio “La didattica a distanza: metodologie e tecnologie per la Dad e l’e-learning”. I giorni dell’esame di stato sono stati accompagnati da settimane di preoccupazioni, soprattutto da parte dei docenti e del personale scolastico: «C’è stata molta preoccupazione per il virus, è vero ci sono stati morti in tutta Italia ma confidiamo nelle linee guida fornite dal ministero dell’Istruzione in maniera incessante». Un eccesso di lavoro che ha visto protagonisti anche i dirigenti scolastici che in poche settimane si sono dovuti attrezzare per rendere sicuri gli istituti scolastici, con non pochi sforzi anche a livello economico. «Sì, c’è stato uno sforzo incredibile, anche in termini economici perché abbiamo dovuto attrezzare le scuole, acquistare i dispositivi di protezione individuale; acquistare le colonnine per il gel igienizzante da posizionare all’ingresso degli istituti; presidi medici; acquisto di termo scanner; organizzare i locali per il rispetto del distanziamento sociale; individuare i locali Covid e soprattutto procedere con una ditta specializzata per la sanificazione degli istituti scolastici – ha dichiarato ancora il professore Barbuto – Abbiamo dovuto fornire una serie di informazioni ai genitori, fare formazione sul Covid in meno di un mese». Queste settimane sono state scandite anche da appelli lanciati ai presidenti di commissione, un problema che sembra però essere stato risolto almeno all’istituto Galilei-Di Palo: «I tre presidenti ci sono, sono stati nominati e a loro va tutta la mia stima e la mia gratitudine per non aver creato disagi sia agli studenti che ai docenti – ha dichiarato ancora Barbuto – sono arrivate nomine fino a pochi giorni prima dell’inizio degli esami ma questo è un problema che abbiamo tutti gli anni, non è una novità dettata dall’emergenza Coronavirus». Ma se in un primo momento i docenti hanno espresso perplessità circa gli esami in presenza, con le disposizioni del ministero, seguite alla lettera dall’istituto Galilei-Di Palo gli allarmi e le preoccupazioni sembrano essere presto rientrate. «Abbiamo individuato locali ampi e abbiamo avuto la certezza che la commissione sarà presente – ha aggiunto poi il dirigente scolastico – Da parte degli insegnanti c’è comunque la volontà di tornare a scuola per rivedere gli alunni. Dopo un percorso fatto insieme si è instaurato un legame e sarà bello potersi rivedere anche senza abbracci e nel rispetto delle norme anti contagio. E sul ritorno tra i banchi di scuola previsto per settembre, il dirigente scolastico del Galilei-Di Palo parla di «scenario improbabile» soprattutto perché non sono pochi i casi di classi pollaio che renderebbero impossibile il distanziamento sociale: «Bisognerebbe attuare una didattica mista, con una parte di studenti in presenza e una parte che continua con la didattica a distanza, sarebbe la soluzione più idonea», ha aggiunto Barbuto. La Didattica a Distanza di fatti ha creato non pochi problemi ma con il passare dei giorni tutto è stato perfezionato. «I genitori si sono reinventati tecnici e sotto la spinta della dirigenza abbiamo restituito dignità all’anno scolastico, gli studenti sono rimasti indietro forse ma solo di poco», ha detto ancora il preside che ha da poco pubblicato il libro sulla Dad, «scritto con i docenti che hanno potuto così raccontare la loro esperienza». Si tratta, in sostanza, di un’indagine svolta per quanto riguarda l’uso dei dispositivi, la connessione lenta o veloce, gli spazi in casa individuati per studiare. «Sulla scorta di questa indagine che ha coinvolto 350 famiglie abbiamo individuato la piattaforma idonea, soprattutto per i collegamenti da smartphone. Successivamente, è stata scelta la piattaforma più conforme anche per il caricamento dei compiti da restituire poi agli studenti – ha detto infine il dirigente scolastico – potrebbe essere una semplice testimonianza o uno strumento a tutti gli effetti anche per il prossimo anno, se si dovesse attuare la didattica mista». Al momento, l’inizio del nuovo anno scolastico sembra essere ancora in forse: il ministero dell’Istruzione ha proposto alle regioni il 14 settembre come data per cominciare il nuovo anno scolastico. «Il Decreto Scuola – spiega un comunicato del ministero – stabilisce che dal primo settembre le scuole potranno riaprire per le attività legate al recupero degli apprendimenti. Per quanto riguarda invece l’inizio ufficiale delle lezioni […] la decisione dovrà essere presa insieme alle Regioni, a cui sarà proposta la data di lunedì 14 settembre, con l’obiettivo di tornare alla piena normalità scolastica il prima possibile». Una data che non sembra piacere alla regione Campania, chiamata al voto verso la metà di settembre. Il governatore Vincenzo De Luca ha infatti parlato di «scelta demenziale», tanto da chiedere le dimissioni dello stesso ministro Azzolina. «Riapertura scuole il 14 settembre? Idea demenziale, è intollerabile e scandaloso che si vada in una direzione che porta a bruciare il mese di settembre. Aprire, chiudere e riaprire le scuole per una scelta sulla data del voto amministrativo che ignora totalmente i problemi del mondo scolastico e delle famiglie», ha infatti dichiarato recentemente il presidente di Palazzo Santa Lucia. Il Ministero dell’Istruzione, comunque, ha smentito seccamente la data del 23 settembre, indicata da alcuni organi di stampa: si intende riaprire le scuole il giorno primo settembre per l’attività di recupero degli apprendimenti e il giorno 14 per la ripresa delle attività didattiche in presenza.

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