L’oligarchia “spartana”

…dove spartano non sta per proveniente da Sparta ma per minimale, basilare, elementare.

di Alessandro Rizzo

Così il Movimento 5 Stelle sta finendo per negare se stesso. E forse anche no. Che il Movimento sia stato sempre gestito da pochi, questo è un dato certo. Però poi nella sua ramificazione territoriale si è proposto da sempre come il movimento della gente. Insomma, un ossimoro politico: una oligarchia interna sorretta da una democrazia allargata esterna. Oggi però qualcosa scricchiola. Non mi è piaciuto sinceramente il diktat di Grillo: o vi ricomponete attorno a Conte o mi riprendo la gestione di tutto. Il lupo si è spogliato del vello della pecora e si è mostrato per quel che è e che solo gli stolti non sapevano che fosse. In realtà non mi sono piaciute neppure le bordate di Alessandro Di Battista, un teoretico della non-politica. Tentare anche solo di mettere in crisi l’unità del governo in un momento così delicato al solo di fine di affermare l’importanza del proprio ritorno alla politica attiva (?) all’interno del Movimento non è una mossa responsabile e ancora una volta, se perseguita, a farne le spese saranno gli italiani. La strutturazione farlocca dell’organizzazione politica pentastellata si vede ancora una volta nella incapacità di dare il giusto spazio ai componenti davvero utili alla Nazione e ce ne sono nel Movimento. C’è il nostro salernitano Angelo Tofalo, per esempio, che si è prodigato e si prodiga da anni, con capacità e oggi anche con maturata competenza, in temi delicatissimi dello Stato. Tutto sotto silenzio. Si parla sempre e solo di Di Maio detto (da De Luca) Gigino, che è e resta un improponibile, di Di Battista un inutile vacanziero o, rispolverandolo, oggi di un redivivo Grillo che è la vera piaga del Movimento. L’oligarchia quindi è spartana, nel senso che è male attrezzata, destrutturata, disorganizzata e va in direzione del vantaggio di pochi. Dei pochi appena citati, che cercano ancora un posto al sole nonostante abbiano dimostrato di non avere la minima idea di cosa essi stiano facendo. E non sono i soli. Credo sia inutile parlare di Bonafede, di cui non mi spaventa l’incapacità, ma l’inadeguatezza. La palese sensazione che quel signore sia stato messo lì come io potrei essere messo a capo di una Stroke Unit di Neurochirurgia, lì a passare le giornate guardando la gente attorno a me muoversi dando l’impressione di sapere il fatto loro e io, lì, incapace anche di trovare la toilette. Poi, oligarchicamente, come il governo ha pensato bene di affidare la ripartenza della Nazione ad un gruppo ristretto guidato da Coleo, che per inciso ancora non ha prodotto un piano credibile, così il Movimento sta cercando di comporre un nucleo ristretto che dovrà ricostruire l’integrità di quello che ormai è un partito a tutti gli effetti. Chi ne guadagnerà? Italia Viva, che continuerà a fare l’ago della bilancia. Chi ci perderà se la cosa non si ricomponesse? La Nazione innanzi tutto, che ha bisogno di stabilità. E poi il Partito Democratico che continua a perdere pezzi…

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