Disabilità e mass media: Ascoltata o usata per fare ascolti? …. Che dilemma!!

di Luca Mazzeo e Gaetano Amatruda

Va premesso doverosamente che per trattare questo tema estremamente delicato, non basta un solo articolo, in quanto abbraccia scenari ampi su cui dibattere. Il tema della disabilità meriterebbe maggiore rilievo come altri settori(donne, economia, società civile, scuola,ecc). Qualsiasi strategia diversa non è nient’altro che un palliativo. Nella comprensione del fenomeno della disabilità, niente, al di fuori dell’esperienza del contatto diretto, può essere più efficace dei mezzi di comunicazione, il cui grande impatto agisce principalmente in due aree: nella percezione del peso e dell’estensione del fenomeno e nella sua rappresentazione. Lo scontro con i modelli mediatici è così forte nella nostra società da rientrare a pieno titolo tra i processi di formazione dell’identità, un’identità molto spesso creata e rafforzata “ negando” un’alterità. Identità di “normali”dunque, contrapposta all’alterità degli “anormali”. Ma veniamo ora alla creazione dell’archetipo dell’handicap, quella immagine così profondamente radicata da impedire, per anni, che ai diversamente abili fossero attribuiti bisogni e ruoli sociali normali. Per fare ciò occorre prendere separatamente in analisi diversi tipi di mass media. In questo articolo l’oggetto è la stampa . L’atteggiamento della stampa quotidiana d’informazione nei confronti dei diversamente abili sta lentamente modificandosi insieme alle altre categorie meno abbienti. Precedentemente il diversamente abile era oggetto di cronaca solo se coinvolto in avvenimenti tali da destare l’interesse dell’opinione pubblica, come omicidi, episodi di violenza o eventi di particolare rilievo. Solo negli ultimi tempi, grazie ad un processo di mobilitazione partito dagli stessi diversamente abili e dalle loro associazioni, è cresciuta l’attenzione nei confronti della categoria, ottenendo un maggiore grado d’informazione anche per ciò che concerne proposte legislative, questioni di carattere etico, medico, psicologico e altro, arricchendo, così, sebbene con estrema lentezza, il vecchio modello ancorato al solo fatto di cronaca. Oggi l’informazione inerente al diversamente abile ha una un legame stretto con organi specifici del settore che spesso creati o ampiamente sponsorizzati proprio dalle stesse associazioni che si occupano di persone con disabilità. In Italia le riviste sulla diversità sono molte; esse trattano argomenti importanti e di elevata utilità, quali : legalità, diritti del diversamente abile, problemi sanitari sessuali ,psicologici ed educativi, ma concedono uno spazio inavvertibile della cultura e dell’arte. Questa pragmatica comunicativa sortisce un duplice effetto: da un lato cerca di trovare soluzioni concrete a problemi immediati e pratici del disabile, dall’altro, però, ne aumenta l’isolamento ritardando il suo inserimento in società. Per concludere l’analisi della carta stampata non si può non mettere in risalto il settore dei rotocalchi e dei periodici non specializzati dai quali emerge che la diversità viene trattata con termini fin troppo dispregiativi. Questo perché si continua a far leva, oltreché sul pietismo, sul sensazionalismo e sul sottile gusto del morboso, anche e soprattutto sul sicuro impatto visivo che suscitano le immagini di alcuni casi particolarmente tristi. Le tirature aiutano a vivere le testate giornalistiche,ma ciò non vuol dire che è legittimo l’utilizzo di qualunque lessico comunicativo. Chi scrive deve trattare le parole con amore, amarle e farle amare, le parole sono come la neve se si sciolgono fanno male, se si solidificano restano nel cuore. La stampa locale e quella nazionale agisca come fa un’insegnante. Non insegna quello che vuole, non insegna solo quello che sa o quello che crede di sapere, ma insegna solo quello che è realtà solo così può tornare il sole nelle menti di chi soffre. Solo così si smetterà di assistere al suicidio delle menti e dei corpi per depressione (fenomeno ancora troppo presente) e questo è drammatico e non più sostenibile. Si costituisca un tavolo di concertazione e si diano delle linee guida concrete prima che sia troppo tardi.

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