La storia dal sapore dolce e… Centrale. La versione vietrese dello spumone

Tour alla scoperta dell’antico dessert

Oggi quasi scomparso, incantò il palato perfino di Maria José di Savoia

Era il 21 aprile 1897 quando al Bar Centrale di Corso Umberto di Vietri sul Mare si è gustato il primo caffè. La tradizione raccontata anche in un volume di Vito Pinto e con eventi organizzati da Enzo Pinto

di Andrea Bignardi

«Jamm’o bar ‘o Chiatamone, vuo’ ‘o cuppetto o vuo’ ‘o spumone?», cantava Domenico Modugno nei versi della celebre canzone “Io, mammeta e tu” poi ripresa con successo da Renato Carosone. Era il 1955 e l’Italia si lasciava alle spalle i difficili anni del dopoguerra per approdare nell’era del boom economico. Lo spumone, a Napoli, era il gelato che andava per la maggiore, tanto da divenire una presenza immancabile a fine pasto, nelle tavolate domenicali delle famiglie borghesi che vivevano tra Chiaia e Posillipo. Oggi nel capoluogo la tradizione di questo dessert è quasi del tutto scomparsa ma non manca chi, nel salernitano, la porta avanti da ancor prima che fosse portata alla ribalta dal celebre brano napoletano. A Vietri sul Mare, ad esempio, lo spumone del Bar Centrale, attivo dal lontano 1897, è ancora oggi una vera e propria istituzione. Era un rito già negli anni ’40, infatti, consumare quello prodotto da “Zì Pietro”. Il suo spumone ha certamente rappresentato un’epoca, uno stile, una tradizione in quella dolce arte che vede miscelare latte, caffè, nocciole, fragole, limone, pistacchio, per farne dei composti freschi, nutrienti e davvero piacevoli al gusto. Tanto da essere apprezzatissimi anche dalla consorte dell’ultimo re d’Italia Umberto I Maria Josè, che inviò proprio a “zì Pietro” un telegramma per ringraziarlo degli ottimi spumoni consumati durante il suo soggiorno a Villa Guariglia. La prima preparazione di questo popolare dessert prosegue ancora nel bar che ha proseguito fino ad oggi la sua attività grazie all’impegno del figlio Domenico prima e del nipote Giovanni poi. E, ovviamente, di sua madre, la signora Rita Fruncillo, che ne custodisce gelosamente la ricetta. Ora come allora, lo spumone è prodotto in caratteristiche forme di metallo che ne conferivano l’aspetto di una sorta di piramide tondeggiante a cupola terminale. Oggi è possibile trovarlo durante tutto l’arco dell’anno, ma tradizione vuole che la prima preparazione avvenisse il 24 maggio, giorno dell’alzata del panno di San giovanni, santo patrono della città della ceramica, festeggiato il 24 giugno secondo il calendario ecclesiastico. Un rito che si ripete ancora, al pari di quello della preparazione della milza con aceto e menta, da consumarsi fredda proprio nel giorno della ricorrenza del santo patrono. I gusti? Spaziano da quelli tradizionali, ovvero alla cassata, alla nocciola, al cioccolato ed al caffè, fino a quelli più innovativi, come al pistacchio o alla zuppa inglese. Una serie di gustose sfaccettature per un’affascinante tradizione tutta vietrese.

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