L’act di Jobs e di Family e il Dantedì

di Vincenzo Benvenuto

L’act di Jobs e di Family e il Dantedì. Purtroppo conosco poco l’inglese. A scuola infatti, sia perché appartengo alla generazione de “il francese è la lingua della cultura”, sia perché “vuoi mettere l’eleganza del francese?”, ho studiato la lingua “sbagliata”. Premesso ciò, pur non nascondendo una certa avversione per la fonetica anglosassone così sgraziata e per l’ortografia spesso troppo distante dalla pronuncia, apprezzo chi conosce l’inglese. Ecco, per l’appunto: la conoscenza! In Italia, la maggior parte di chi si professa conoscitore dell’inglese, è padrone solo di una trentina di termini e perifrasi “mercantilistici”. E poiché, in fondo, questi nostri connazionali sono consapevoli della loro scarsa preparazione, approfittano di ogni occasione per utilizzare la striminzita batteria di anglicismi. D’altronde, vuoi mettere la finezza del termine inglese al posto dello stinto e provinciale lemma italiano? Ci sono, però, due considerazioni da fare al proposito: in primo luogo, troppe persone che utilizzano gli anglicismi lo fanno perché confidano che quel po’ d’inglese imparato alla come viene viene, possa trasformarli d’incanto in persone colte; la seconda considerazione, è che lo stesso abborracciato linguista di cui sopra utilizzi l’inglese anche quando potrebbe attingere al corrispondente italiano quasi sempre più appropriato e più di spessore. In questo secondo caso, la conseguenza è il depauperamento del nostro immenso e ineguagliabile patrimonio linguistico con lemmi e costrutti sintattici che nulla aggiungono (anzi!) alla cultura del “paese là dove ‘l sì suona”. Il dramma è che la classe politica che dovrebbe difendere con i denti una delle poche “italianità” in grado di renderci davvero fieri nel mondo (la lingua italiana, per l’appunto), è la prima che la svilisce, prendendo a prestito termini d’Oltremanica di cui non c’è per nulla bisogno. Perché “jobs act”, “family act”, infatti, quando si potrebbe parlare di “piano” rispettivamente per il lavoro e per la famiglia? Senza contare il fatto che, anche tecnicamente, l’ “act” non ha alcuna cittadinanza giuridica nel nostro ordinamento. Perché, dunque, “jobs act” e “family act?”? Perché ‘sti “italiani brava gente” appartengono alla percentuale degli “Azzeccainglesismi”? Probabile. Perché non conoscono l’italiano? Molto probabile. Certamente perché troppi di loro sono la rappresentazione, fedele fino all’identificazione, del popolo che rappresentano. Si avvicina il sabato. Buon fine settimana, allora, e non buon week-end, soprattutto a pochi mesi dal “Dantedì” (25 marzo 2021- giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri per i 700 anni dalla morte).

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