“Riprendere i rapporti diretti nel processo”

EMERGENZA LEGALITÀ /LA GIUSTIZIA POST COVID

I dubbi sulla ripresa dell’attività dei tribunali nel post-Covid e sul processo telematico, ed il ruolo necessario degli avvocati nella prevenzione dell’illegalità. Sono stati questi i temi al centro del secondo appuntamento di conferenze organizzate dall’associazione “Emergenza Legalità Onlus” in collaborazione con la nostra testata giornalistica. La professione forense si trova a rispondere infatti alla riapertura dei tribunali a pieno regime a partire dal prossimo primo luglio: un nuovo inizio dopo i mesi di stop forzato del lockdown e della fase due. Gli avvocati, nonostante tutto, non si sono mai fermati, nemmeno durante la fase più dura di una crisi che richiede risposte immediate. A finire nel mirino del Covid, economicamente parlando, sono soprattutto i giovani avvocati, colpiti più di altre categorie dai lunghi mesi di lockdown. Nonostante la lunga pausa, occorre dunque riprendere al più presto tutte le attività forensi, ipotizzando anche un esercizio estivo della professione a differenza degli anni precedenti, proprio allo scopo di evitare ulteriori criticità dell’intero sistema. “La macchina della giustizia è lo specchio del paese, non si può pensare che possa fermarsi per quattro mesi può camminare se c’è dialogo tra i vari attori del palcoscenico giudiziario – ha commentato Saverio Maria Accarino dell’ordine di Salerno – Tutti gli uffici giudiziari vivono una lunga fase di difficoltà ma stiamo cercando di riprenderci dalla crisi”. La ripresa, però, porta con sè non pochi timori, soprattutto in tribunali periferici – come Vallo della Lucania, ad esempio – che soffrono della cronica carenza di magistrati. “Abbiamo una serie di cause congelate – ha commentato Mario Pesca, tesoriere dell’Ordine di Vallo della Lucania – che sono in attesa di assegnazione: si tratta di un grave problema superabile, però, grazie alla conoscenza reciproca ed alla collaborazione tra i professionisti”. Non mancano, però, problemi che rendono ancora più difficile l’operato degli avvocati, come il riemergere di fenomeni legati all’attività della criminalità organizzata, su tutti racket ed usura. Un grido d’allarme colto dall’avvocato Carlo Scorza, da anni dedito al loro contrasto. “Molti imprenditori potrebbero gettare la spugna ed essere avvicinati da sodalizi mafiosi che potrebbero rilevare alcune loro attività e proseguirle – ha affermato – Senza contare il fatto che molti professionisti giovani potrebbero essere invogliati a realizzare dei guadagni in modo illecito proprio per compensare la loro carenza di liquidità”. Un problema, quest’ultimo, risolvibile, secondo l’avvocato Accarino, con una maggiore professionalizzazione delle nuove risorse, e soprattutto dei giovani avvocati, migliorando la pratica forense ed incrementando la frequentazione delle aule di giustizia. Un tema strettamente correlato al dibattito sul processo telematico e sui suoi limiti di merito e di metodo soprattutto nel settore penale, evidenziati dallo stesso avvocato Accarino nel corso della conferenza. “Fa piacere che il Covid abbia portato ad un’espansione delle modalità telematiche – ha aggiunto il delegato del presidente dell’ordine salernitano Silverio Sica – Ma tutta l’avvocatura ed in particolare quella penale non può accettarlo in toto”. Occorre, dunque, recuperare il rapporto diretto tra le varie parti del processo. La sensibilizzazione dei professionisti, inoltre, non può prescindere da una maggiore presenza delle istituzioni nel contrasto alla criminalità. “Per intervenire in questa fase abbiamo bisogno della presenza sul territorio e della collaborazione dei consigli dell’Ordine ma lo Stato deve garantire idonei strumenti – ha concluso l’avvocato Scorza – in assenza dei quali le professioni non riescono a garantire sul territorio un supporto proficuo”. L’incontro ha visto, tra gli altri interventi, anche quello dell’avvocato Raffaella Manzolillo, in rappresentanza dell’ordine forense di Sala Consilina e Lagonegro.

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