“È ora di pensare al futuro”. A Cava il civico Murolo lancia la sfida a Servalli con il sostegno del centrodestra

Il suo è un progetto politico civico – il suo movimento si chiama “Siamo Cavesi” – che parte da lontano e che è sostenuto anche dai quattro partiti del centrodestra cavese. L’obiettivo è dare a Cava de’ Tirreni un volto moderno in cui ci sia spazio per idee nuove ed opportunità. Nella sua visione c’è una città sicura, ci sono trasporti moderni, una sanità che faccia da sentinella alla salute dei cittadini e servizi comunali veloci ed efficienti. L’avvocato giuslavorista Marcello Murolo ha già da tempo gettato il guanto di sfida al sindaco uscente di Cava de’ Tirreni Vincenzo Servalli e si candida alla guida della sua città sostenendo di voler guardare con “gli occhi nel futuro”.

Come nasce la sua candidatura a sindaco?

È nato tutto con un progetto civico chiamato “Siamo Cavesi” che, con alcuni amici, abbiamo condiviso negli ultimi anni. Col tempo si è aggiunto il centrodestra cavese nelle cui fila avevo militato in passato. Pensiamo che Cava abbia bisogno di una visione nuova che la risollevi economicamente e culturalmente e le dia un nuovo slancio verso il futuro. Per questo abbiamo coniato lo slogan “gli occhi nel futuro”. La mia candidatura va in tal senso. Penso che ci sia un momento nella vita in cui sia un dovere morale scegliere di impegnarsi per la propria comunità. Io ho scelto di farlo adesso. Le difficoltà degli ultimi tempi mi hanno convinto ancora di più a lavorare per la mia città.

Il programma elettorale è stato completato?

Sì e tengo a sottolineare che il programma è stato redatto da un team di esperti, associazioni e privati cittadini. Dietro ogni proposta c’è uno studio di fattibilità: quello che presentiamo siamo sicuri di poterlo realizzare. Amiamo dire che il nostro programma è composto da tre elementi: passione, razionalità e capacità di realizzazione.

Quali sono i punti programmatici che scandiscono la sua campagna elettorale?

Il diritto alla salute, quindi la sanità, è al primo posto. La prima battaglia da fare è quella per tutelare l’ospedale di Cava “Santa Maria dell’Olmo”. In programma anche l’istituzione di una task force Sanità, composta da amministratori ed esperti del settore ed il progetto di riunire tutti i servizi sanitari in un unico polo in modo da evitare, soprattutto alle persone anziane, di doversi spostare da una parte all’altra della città. Tra le priorità anche la sicurezza, con azioni che abbiano l’obiettivo di coadiuvare l’azione delle forze dell’ordine a contrasto della microcriminalità; il rilancio delle attività produttive, vero cuore dell’economia cittadina; lo sviluppo dell’industria culturale cittadina e la trasparenza dell’azione amministrativa che passa innanzitutto da una riorganizzazione del sito web istituzionale.

Crede che il Comune possa fare qualcosa per dare delle opportunità soprattutto alle giovani generazioni?

Il Comune deve accompagnare e facilitare le iniziative e le nuove progettualità della città e non mettere i bastoni tra le ruote con inutili scartoffie burocratiche. E poi deve rendere attrattiva la città sotto ogni punto di vista. Una città pulita, una città ordinata, una città efficiente è, per forza di cose, una città che incentiva lo sviluppo delle iniziative economiche.

Qual è la critica che muove al sindaco uscente Vincenzo Servalli?

Di aver paralizzato la città. Fa un gran parlare delle cose che ha inaugurato, senza dire però che quei risultati sono il frutto di un lungo lavoro delle amministrazioni precedenti. La sua amministrazione, al contrario, non ha progettato niente per il futuro, non ha una visione di sviluppo e si accontenta dell’ordinario, fatto per giunta alla meno peggio. Basta una passeggiata in città, tra opere incompiute e frazioni abbandonate, per rendersene conto.

È recente la notizia che Stefano Caldoro (Fi) sarà lo sfidante del governatore uscente Vincenzo De Luca nelle prossime regionali. Cosa ne pensa?

Caldoro è una persona per bene e competente, la partita è tutta da giocare. Sono contrapposti due modi differenti di fare politica e due linguaggi diversi: ad ognuno il suo stile. D’altronde, come diceva Seneca: “Il linguaggio degli uomini è uguale alle loro vite”. Lascio ai lettori il compito di trarre le dovute conclusioni.

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