Tic toc, governo a tempo…

di Alessandro Rizzo

Il tema di questi giorni è la proposta di Conte di abbassare l’Iva. Una proposta che, a quanto pare, non piace a nessuno. Secondo me Conte non ha tutti i torti ad ipotizzare una decisione del genere; di certo però si tratterebbe di una pezzuccia calda in fronte se non inserita in una profonda riforma fiscale. Ma le riforme, si sa, hanno visto soccombere i governi più solidi e granitici, figurarsi quanta vita avrebbe questa informe ammucchiata di sodali, incapaci di convergere su qualsiasi tema venga posto sul tavolo. Sia chiaro, continuo a pregare per la tenuta dell’esecutivo, ma non perché mi piaccia, quanto invece perché in questo momento storico la caduta del governo, il ritorno alle urne e le improbabili e carnefici coalizioni che vedremmo scendere in campo non assicurerebbero di meglio alla nostra Nazione. Non sono sicuro che il campioncino de “il pranzo è servito” sia indebolito dalle sue continue gaffe nelle sempre più rare occasioni di mostrarsi in Tv. Il macabro mangiatore di ciliegie è in agguato ed è forte nei territori, come dimostra l’aver spuntato la scelta dei candidati a Sindaco in tre importanti Comuni della nostra Provincia in cambio di un assenso (e pure con qualche veto) alla coalizione che vedrà Caldoro correre contro De Luca. Sicché ci tocca vedere Conte litigare coi suoi sull’Iva. Iva, non Ilva, Iva. Una cosa su cui pure Di Maio si consente il lusso di parlare. E non è l’unico. Ecco, sulla proposta di Conte vorrei incontrare e scambiare due parole con alcuni ministri. Vorrei dire: sono qui e mi dichiaro contrario alla riduzione dell’Iva e sono anche pronto a spiegare i motivi. Prima però mi dite i vostri? Vi assicuro che non ci troverei nulla di divertente nelle espressioni assenti di un Bonafede. Eppure, c’è poco da fare, ogni popolo ha il governo che merita. La situazione è drammatica e tra un po’, quando si sarà chiuso in maniera infelice un altro capitolo della nostra storia, ci accorgeremo di aver mancato un altro appuntamento e di aver consegnato l’Italia ad un manipolo di improponibili, con ancora Berlusconi come punto di equilibrio, solo perché l’anima riformista è morta e con lei è morta anche la cultura socialista. Occorre una seria politica di rilancio, che, in questo momento, non potrebbe che essere concepita con approssimazione e con becera strumentalizzazione da parte di chi non ha a cuore il bene dell’Italia, ma semmai quello personale o, al massimo, quello di un sodalizio e magari di un movimento che non ha nulla di ideologico e che dunque non appaga alcun bisogno primario della gente. Ho letto con attenzione la relazione illustrativa al “decreto liquidità” e l’ho trovata interessante. Molto tecnica, decisamente efficace, ma alquanto senza anima. Senza quello spirito che solo chi lotta in Parlamento per il bene della Nazione sa avere. Ma chi ha più a cuore il bene della Nazione? Chi tra gli attuali esponenti della politica nazionale è davvero in grado di presentarsi a testa alta davanti alla gente a raccontare una visione dell’Italia vincente, serena, ma soprattutto credibile e possibile? Nessuno, in nessun partito, in nessuna coalizione. Non può farlo Conte perché il Movimento oltre che indebolito rasenta ormai il ridicolo. Non può farlo Berlusconi né la Meloni o Salvini, che fino ad oggi non hanno raccontato nulla di interessante e che peraltro sono colpevoli della più grave frattura sociale degli ultimi 25 anni. E non può farlo il Pd che è l’unica fenice incapace di risorgere dalle proprie ceneri. In questo scenario ci guadagneranno gli approfittatori, gli opportunisti politici, i camaleonti come Renzi. E gli unici a capire che il rilancio dell’Italia deve partire dalle uniche vere risorse che abbiamo e che abbiamo sempre avuto sono e saranno gli imprenditori. In special modo quelli dell’agroalimentare e del turismo. E tutti quelli dell’indotto di questi due macrosettori. A loro, visionari, convinti che la ripartenza è nel lavoro e non nella droga degli aiuti di Stato, dovremmo offrire una politica che li accompagni e che ne armonizzi le azioni con le esigenze sociali dei lavoratori. Tutto il resto non è né speculazione né tagli. Il resto è sociale, sanità e istruzione, temi che affidati alla classe dirigente di oggi paiono come un vaso di Lalique nelle mani di un bimbo di 2 anni….

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