Andrea Melillo: «Così progetto strutture ricettive in America»

Selina, la multinazionale che porta in alto il nome di Salerno

Sessanta alberghi a misura di millennials in giro per il mondo e dotati di tutti i comfort

di Andrea Bignardi

Più di settanta strutture alberghiere rilevate e ristrutturate nei minimi dettagli in giro per il mondo, dedicate principalmente al pubblico dei millennials e capaci di avere una funzione sociale anche per le comunità che le ospitano. È questo il principale punto di forza di Selina, una giovane startup attiva nel settore dell’ospitalità da appena cinque anni. Un’avanzata impetuosa che porta con sé una chiave del successo tutta salernitana. Andrea Giuseppe Melillo, giovane ingegnere edile – architetto nato a Salerno trent’anni fa, da tre anni e mezzo lavora nel cuore dell’America, a Panama City. La sua ascesa nell’organigramma aziendale è stata fulminea: da più di due anni nella compagnia, è attualmente Head (direttore) del dipartimento di architettura della multinazionale per tutto il continente americano. Un ruolo centrale, che esprime a pieno la mission della realtà: trasformare e gestire proprietà in cattivo stato, in ostelli dotati di tutti i comfort, e al tempo stesso a tariffe appetibili per millennials e giovani professionisti in giro per il mondo. L’originalità del progetto è stata tale da attrarre anche l’attenzione del periodico americano Forbes. “Il business model di Selina è basato su accordi raggiunti con proprietari di strutture che vogliono rinnovare e rilanciare la loro struttura – afferma il giovane progettista salernitano – con un concept giovane e innovatore che piace a tutti i millennials. Quando sono entrato nella compagnia gestivamo appena 14 hotel, oggi ne abbiamo aperti più di 60 e altri 40 in fase di progettazione in tutto il mondo.”Ad osservare le caratteristiche dell’offerta della startup non si tratta di veri e propri alberghi ma nemmeno di semplici ostelli. “L’obiettivo è quello di rivolgerci ad una clientela comunque molto diversificata, in base alle esigenze dei nostri clienti – continua – passiamo da dormitori fino a camere private senza o con un bagno fino a suite e loft, che sono prodotti decisamente diversi”. La filosofia di Selina è quella di supportare una sorta di “spirito nomade” attraverso attività che sono collaterali a quelle dell’ospitalità, come il coworking, che dà la possibilità di lavorare all’interno della struttura, cucine comuni a servizio di tutti gli ospiti, cinema e wellness center dove poter praticare sport e yoga, fino ad arrivare al playground, un bar e ristorante che si converte in un vero e proprio luogo per eventi. Tutti spazi progettati in maniera assolutamente innovativa per un albergo “canonico”. Da Panama la multinazionale si è espansa subito prima in America Latina, poi negli Stati Uniti, a New York, e adesso sta approdando in Europa dove sono state già aperte sedi principalmente in Grecia, Portogallo e Inghilterra. Il compito dell’architetto salernitano è stato proprio quello di contribuire portare avanti il progetto di espansione dell’ azienda verificando che tutti i progetti delle strutture rispondessero alla necessità di coniugare unicità dell’esperienza turistica e standard internazionali di alto livello . “Il mio ruolo è stato quello di supervisionare tutti i progetti concettuali e costruttivi degli hotel – aggiunge – Verificando che non solo rispettassero tutti gli standard di Design e costruzione che ci eravamo prefissati ma anche per far sì che ogni albergo fosse unico e diverso dall’altro proprio per soddisfare la nostra mission”. “I nostri alberghi si contestualizzano nella città dove vivono – conclude – E il nostro obiettivo è quello di integrare queste strutture all’interno delle comunità locali, offrendo opportunità di svago non solo per i turisti ma anche per tutti gli abitanti del posto: rivestono di una funzione sociale importantissima e di rivitalizzazione del territorio”. Una storia non solo di grande successo – tale da aver concluso con successo i primi round di finanziamento e da valutare l’azienda complessivamente in ben 850 milioni di dollari – e soprattutto di innovazione che porta alto il nome della città di Salerno e che sarebbe interessante sperimentare anche nel Mezzogiorno d’Italia: chissà che un giorno anche Salerno non possa ospitare un “lifestyle hub” capace di coniugare ospitalità, benessere e lavoro.

Annunci

Rispondi