“Contributo a fondo perduto,facciamo chiarezza”

L’ESPERTO RISPONDE/ SERGIO CAIRONE

Negli ultimi mesi, con l’approvazione del Decreto Rilancio, uno dei provvedimenti maggiormente al centro del dibattito tra gli imprenditori italiani è stato il c.d. “contributo a fondo perduto”. Un benefit monetario che, almeno stando alle intenzioni programmatiche del governo Conte, dovrebbe apportare un ingente contributo in termini di liquidità per le imprese che hanno vissuto – e continuano a vivere – la grave crisi generata dalla pandemia da Coronavirus che ha ridimensionato in percentuali ragguardevoli fatturato e ricavi. A partire dallo scorso 15 giugno è possibile presentare le istanze da parte dei soggetti potenziali beneficiari, che avranno sessanta giorni di tempo per farlo. Non è semplice, però, per i non addetti ai lavori, comprendere tutte le disposizioni dell’articolo 25 del Decreto Rilancio, che possono addirittura sembrare fuorvianti, sia nell’identificazione dei soggetti destinatari del contributo che per quanto riguarda l’ammontare dello stesso, variabile a seconda dei ricavi maturati nel corso del periodo d’imposta precedente a quello nel quale si presenta l’istanza. Ad approfondire la questione è il dottor Sergio Cairone, commercialista e consigliere dell’Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili di Salerno.

Il contributo a fondo perduto è stato oggetto di una notevole visibilità, anche di tipo propagandistico: secondo lei può soddisfare a pieno le esigenze di liquidità delle nostre aziende vessate dalla crisi post- Covid?

“Certamente il contributo di cui all’articolo 25 del Decreto Rilancio può rappresentare un’opportunità per tante aziende del territorio che hanno subito una riduzione pari almeno al 33% del fatturato e dei corrispettivi ad aprile 2020 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il comma 4 del suddetto articolo, infatti, recita che “spetta a condizione che l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 sia inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019”.

Nella sua esperienza professionale ha riscontrato casi di aziende che hanno subito un tale crollo della loro attività economica?

“Per fortuna non tutte, ma molte realtà hanno purtroppo subito gli effetti del Coronavirus in modo devastante”.

Quali sono i criteri per determinare l’ammontare del contributo?

“Il nostro riferimento normativo è il comma 5 dell’articolo 25 del decreto. Occorre poi considerare un’altra grandezza fondamentale, ovvero la differenza tra il fatturato ad aprile del 2020 e quello ad aprile del 2019, oltre alle soglie di ricavo sancite dallo stesso decreto. In sintesi, viene erogato il venti per cento della differenza per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a quattrocentomila euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto; il quindici per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a quattrocentomila euro e fino a un milione di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto; il dieci per cento per i soggetti con ricavi o compensi superiori a un milione di euro e fino a cinque milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto. In ogni caso, come recita il comma 6 dell’articolo, il suo ammontare non sarà mai inferiore a mille euro per le persone fisiche e a duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche”.

Quali soggetti, invece, saranno esclusi dall’erogazione del contributo a fondo perduto?

“Una platea abbastanza ampia di soggetti, beneficiaria di altri tipi di sussidi, non potrà avere accesso al contributo di cui al suddetto articolo. Penso, per semplificare il concetto, alle società quotate che seguono un’apposita disciplina non civilistica, per la redazione del bilancio d’esercizio, alle società che redigono il bilancio consolidato ed alle consolidate da queste ultime, ma anche – come recita sempre il comma 2 – i soggetti la cui attività risulti cessata a partire dalla data in cui è stata avviata la presentazione delle istanze (dal 15 giugno), agli enti pubblici, ai lavoratori dipendenti e autonomi iscritti ad enti di diritto privato di previdenza obbligatoria, nonché a tutti i soggetti che abbiano beneficiato del contributo di 600 euro previsto dall’articolo 27 del Decreto Cura Italia per gli autonomi ed i lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa iscritti alla gestione separata”.

Come avviene la presentazione dell’istanza?

“La procedura si svolge telematicamente, attraverso un apposito percorso che parte dal sito web dell’Agenzia dell’Entrate nell’area riservata destinata ad ogni contribuente o intermediario. L’invio è possibile anche attraverso l’utilizzo di numerosi software destinati al pubblico delle aziende e dei dottori commercialisti. Nell’istanza, presentabile fino al 13 agosto, vanno indicati: il codice fiscale del soggetto richiedente (e del suo rappresentante legale, nel caso di soggetto diverso da persona fisica ovvero nel caso di minore/interdetto); l’Iban del conto corrente su cui accreditare la somma (il conto corrente deve essere intestato o cointestato al soggetto che richiede il contributo); la soglia dei ricavi/compensi conseguiti nel 2019 che troveranno posto nel modello redditi 2020 (periodo d’imposta 2019); il fatturato riferito ad aprile 2019 e ad aprile 2020 ( sulla differenza, infatti, si applica la percentuale del contributo spettante); l’eventuale indicazione che l’attività per la quale si richiede il contributo è stata avviata a partire dal 1° gennaio 2019. Nel caso in cui il contributo richiesto sia superiore a 150.000 euro, sarà necessario anche compilare il quadro A del modello relativo alle c.d. “verifiche antimafia”.

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