Televisione: Si corre per la concorrenza e si alza il muro dell’indifferenza…Abbattiamolo

di Luca Mazzeo e Gaetano Amatruda

Altro media su cui ci focalizzeremo oggi sono la televisione. Un altro media che ha cambiato radicalmente la vita di tutti noi è la televisione. Risulta superfluo rimarcare l’importanza della televisione nell’ambito dei media e quale sia il suo livello di penetrazione, ma nello stesso tempo può essere rilevante far comprendere l’importanza che assume il descrivere l’ennesimo torto riservato alla disabilità. La televisione è il media che esclude maggiormente il fenomeno della disabilità perché , le immagini forti non coincidono con la rilevanza che l’argomento richiede; ma non è solo questo aspetto che porta a queste esclusioni, anzi la causa maggiore va ricercata nella natura, sempre più crudele e competitiva, del panorama televisivo italiano. Un esempio lampante di televisione mediocre l’abbiamo avuto già con il cantante Pierangelo Bertoli che negli anni settanta/ottanta veniva ripreso a mezzo busto per tralasciare il particolare della sedia a rotelle, che poteva alimentare nel pubblico scalpore. In un sistema in cui le battaglie vengono combattute a colpi di dati Auditel, risulta evidente come anche il servizi pubblico perda quella che era una delle sue funzioni originarie, rientrando a pieno nella logica di concorrenza. Infatti, alcuni programmi degli anni 70, come ad esempio la Tv per i sordi o “ Scuola Aperta, svaniscono negli anni 80 perché si afferma il sistema misto, ove non c’è più spazio per le “minoranze” che difficilmente accettano ruoli di “ Macchiette” o si prestano ad essere spettacolarizzate. A ciò si aggiunge la delicatezza del tema, spesso difficile da trattare e che in molti casi richiede toni diversi da quelli urlati ormai propri dell’informazione televisiva. La prima cosa che salta all’occhio, se si osserva la presenza della tematica della diversa abilità sul piccolo schermo, è la totale assenza di programmi specializzati o opportunamente dedicati. Questo rileva,certamente l’incapacità della televisione italiana di individuare target differenti e di scomporre l’audience in segmenti con caratteristiche precise, ma ciò può essere un aspetto positivo e negativo allo stesso tempo. Questo tipo di programmi hanno il vantaggio di eliminare quelli già esistenti basati sulla compassione che va a discapito dell’informazione, migliorandone la qualità e il contenuto. Però, una programmazione specifica comporterebbe un distacco ulteriore del diversamente abile dalla società provocandone, sempre più, un’emarginazione. Infatti , il pubblico si allontanerebbe da un genere di programmi che non lo interessa in prima persona e che rischia di provocare in lui una dissonanza cognitiva. Lo scopo è quello di ottenere visibilità nell’informazione, soprattutto quella televisiva, “di tutti”, uscendo da spazi marginali in cui la comunicazione è rivolta un target piccolo e solitamente collegato al mondo della disabilità. Si possono individuare, per quanto concerne la programmazione televisiva sulla diversità, due tipologie di informazioni: una che si sofferma su aspetti clinici e medici che viene trasmessa nelle fasce minori di ascolto (prima mattina, seconda o terza serata) e un’altra che riguarda la TV del “ dolore”, talk show o programmi contenitore, solitamente pomeridiani, ove la diversità compare all’interno di storie struggenti e di sicuro impatto emotivo. Questi ultimi incarnano alla perfezione la tendenza ad ignorare la quotidianità, e a presentare la realtà dei diversamente abili solo nel momento in cui diventa estrema.

La disabilità non ha bisogno di esteticità, ma di dignità
La disabilità non ha bisogno di essere nascosta dietro un falso pietismo, ma raccontata
La disabilità non ha bisogno di concorrenza, ma ha bisogno di correre libera
Ha bisogno parlare libera, senza censura…

A questo punto una domanda è necessaria: ma la disabilità fa veramente paura, o si ha paura di dire la verità su codesto tema perché non essere contrastati? Io la risposta non la so, ma una cosa è certa che in un paese libero come ci vogliono far pensare è veramente schifoso che dobbiamo porci ancora queste domande.

Riflettiamoci insieme

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