Credito d’imposta sulle sponsorizzazioni, Spadafora tenta mediazione I numeri di una crisi annunciata

di Matteo Maiorano

La Commissione Bilancio della Camera ha respinto l’emendamento al decreto Rilancio, finalizzato ad introdurre un credito di imposta sulle sponsorizzazioni: un esito inatteso che complica piani di rientro e sviluppo di centinaia di società sportive, impegnate nella promozione dei valori sportivi all’interno dei territori.


«Rivolgiamo questo accorato appello affinché tutta l’intellighenzia sportiva italiana remi nella stessa direzione, cosa che ad oggi è stata clamorosamente disattesa. La gestione dello sport italiano deve passare attraverso interventi strutturali e non finalizzati alla propaganda o al facile consenso. Chiediamo dunque che la misura venga adottata nei prossimi provvedimenti, e comunque un confronto strutturato con il Ministro dello Sport Spadafora e il Ministro dell’Economia Gualtieri».

Questa la riflessione del Comitato 4.0, costituito da Lega Pro, Lega Basket Serie A, Lega nazionale pallacanestro, Lega volley femminile, Lega volley maschile, Lega Basket femminile e Fidal Runcard, che pensa alla misura come supporto alla principale fonte di ricavo dei club che, a differenza dei maggiori campionati sportivi, non beneficiano di introiti televisivi o di altre entrate rilevanti.


In quest’ottica, secondo il Comitato, vengono incentivate tutte quelle aziende che a causa della pandemia avranno non poche difficoltà a rinnovare la propria vicinanza alle società sportive, sia dilettantistiche che professionistiche. Una bocciatura per certi versi eclatante: lo stop frena accelerazioni su processi che consentirebbero ai club di prendere fiato, potendo giovare di nuovi e sicuri incassi.

«Il credito d’imposta sulle sponsorizzazioni avrebbe rappresentato un volano importante a supporto delle società in difficoltà – afferma Antonio Sanges – che già prima versavano in condizioni non facili». Il noto commercialista salernitano guarda al di là del singolo caso, puntando l’attenzione su un discorso più generale che coinvolge club e dirigenti a 360 gradi: «Non basta più la semplice sponsorizzazione su una divisa, va pubblicizzato un progetto. La normativa prevede un abbattimento fino a 200mila euro, ma poteva essere superato attivando questo credito d’imposta: un viatico importante perché poteva dare nuova linfa alle società dilettantistiche».

Le uniche entrate per piccole e medie società che orbitano intorno al mondo dello sport sono rubricate proprio sotto la voce sponsor. «L’augurio è che il Ministro dello Sport Spadafora faccia sua questa richiesta e che nel prossimo decreto ne discuta: abbiamo fatto un comunicato – prosegue Sanges – rivolto al dicastero chiedendo di legiferare in tal senso entro il decreto Milleproroghe. Lo sport non è tanto un discorso legato al risultato, ma un fatto sociale che permette di avvicinare tanti nostri giovani ai palazzetti e a tutti gli impianti sportivi del territorio, allontanandoli da un destino di per sé estremamente complesso e indecifrabile».

Qualcosa in questi mesi si è mosso: «Le Federazioni hanno deciso di ridurre i costi relativi all’iscrizione, credo sia un piccolo passo avanti. Ora tocca al Governo: rischiamo di perdere di vista un obiettivo importante».

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