Sindrome dell’intestino irritabile e Fodmap

di Giovanna Senatore*

I problemi digestivi sono un problema piuttosto comune, tant’è che molti di noi, e spesso, ci lamentiamo per:

• bruciore di stomaco,

• gonfiore addominale

• indigestione,

• stipsi o diarrea

• fino ad arrivare a sintomi più gravi associati a malattie come il morbo di Crohn, la colite ulcerosa, diverticolite ecc.

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è uno dei questi problemi, ed è il fastidio, legato alla digestione, più comune in cui si incorre, è definito come “un disturbo gastrointestinale funzionale cronico e debilitante che si presenta con dolore addominale associato all’alterazione delle abitudini intestinali riguardo alla frequenza delle feci e /o alla consistenza di esse”.

Il cibo ovviamente per questo tipo di problemi gioca un ruolo importante: batteri, lieviti, altri tipi di funghi, parassiti e infiammazione possono determinare un sistema immunitario compromesso e un organismo che non funziona nel modo giusto, e ciò incide anche sul cervello.

Purtroppo però, spesso, quando ci lamentiamo di questi sintomi con il nostro medico veniamo rinviati a visite specialistiche oppure consigliata una cura farmacologica che spesso, se non inappropriata, è inutile. Il primo passo, e, il più delle volte, unico perché risolutivo, sarebbe quello di agire sull’alimentazione.

Nel 2009 in Gran Bretagna è stata messa a punto una dieta apposita per la sindrome dell’intestino irritabile che presuppone l’eliminazione di alimenti chiamati “FODMAP”, tale acronimo sta per Fermentabili Oligosaccaridi, Disaccaridi, Monosaccaridi e Polioli, ossia vari carboidrati fermentabili. In parole semplici, si tratta di un insieme di molecole presenti negli alimenti che in alcune persone non vengono assorbite nel modo corretto creando i disturbi intestinali di cui abbiamo accennato.

Gli studi scientifici, evidenziano che quando si agisce eliminando, per un determinato periodo, tali alimenti si ottiene un evidente beneficio intestinale, con la riduzione o la scomparsa dei sintomi.

I Fodmap li troviamo in diversi alimenti che consumiamo quotidianamente quali: il grano, alcuni tipi di frutta e verdura e alcuni prodotti a base di latte, esiste, a tale proposito, un’apposita lista sviluppata dalla Monash University a Melbourne e linee guide dietetiche.

Secondo tali indicazioni la dieta alimentare viene sviluppata eliminando tali “carboidrati fermentabili” per un periodo di otto settimane, dopo di che si procede con la reintroduzione lenta, durante questa fase si richiede l’annotazione su un diario alimentare dei vari ed eventuali disturbi digestivi in cui si incorre, così da valutare come, quando e in che quantità reintrodurre un alimento.

Tale regime alimentare non deve essere lasciato al caso, né al fai da te, ma richiede l’intervento di un biologo o medico nutrizionista o dietista, perché è a tutti gli effetti una “terapia” da seguire con attenzione e che, in caso di sindrome da colon irritabile e per altri problemi intestinali, dà buoni risultati senza necessità di assumere farmaci.

*Biologo nutrizionista Specialista in Scienza dell’alimentazione

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