LA LANCETTA TARDIVA

di Maria Cristina Folino

Anche una lancetta può portare ritardo. No, non stiamo scherzando. Proprio quel piccolo “tic” che dovrebbe scandire i rintocchi minimi, più precisi e accurati, e con l’enorme responsabilità di dare forma ai minuti e alle ore, può occasionalmente fermarsi, almeno per un po’. E portare ritardo – laddove garantiva, appunto, la “puntualità” di un microscopico puntino in movimento sul quadrante dell’orologio, o di un piccolo numero in più sul nostro orologio digitale. Magari gli ingranaggi sono un po’ danneggiati, o forse è la sabbia che entra attraverso qualche piccola apertura, come nei nostri occhi quando siamo abbagliati soltanto da sole, mare, spiagge e non dalla necessità di indossare ancora mascherine. Anche quando, proprio in questi giorni, scopriamo che a Salerno ci sono nuovi casi accertati di coronavirus. E anche quando vediamo che, nel mondo, nulla è ancora a posto – lo conferma il Ceo di Facebook, con il post pubblicato sul suo account personale in cui ammonisce: “Wear a mask”. Sembra tutto più o meno come ce lo ricordavamo, ma con una sottile differenza. Se la capiamo tardi, rischiamo di spezzare lancette, minuti, ore, giorni e via dicendo. Cosa succede, invece, quando la lancetta si ferma, però, per riflettere? Riflette, appunto, solo la luce che colpisce il quadrante. Non corre, non vola, non passa oltre. Si ferma, può restituire qualche barlume che la illumina in spiaggia. Può inabissarsi sott’acqua per l’incuria di un proprietario incauto, oppure guastarsi, e dev’essere quindi riparata. Ogni singola lancetta di ciascun orologio è particolare, ha un suo proprio modo di fare “tic”. Quando arriva tardi, c’è sempre un motivo. Il nostro motivo, però, dev’essere quello di non fare tardi: anche nell’estasi dell’estate, dobbiamo evitare che coronavirus torni, come una beffa, a rinchiuderci nelle nostre case a causa di misure precauzionali sottovalutate: così poi rallentiamo tutti. Per cui, sincronizziamoci col mondo. Facciamo adesso.

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