Il Valzer dei senza casa

di Alessandro Rizzo

Le prossime elezioni regionali rischiano di diventare un amabile gioco da ludoteca. Vi ricordate da bambini quel simpatico modo di passare il tempo, quel gioco in cui si doveva ballare mentre la musica andava e c’erano disposte nella stanza meno sedie di quanti fossero i bambini. A un certo punto la musica si fermava e tutti dovevano correre ad occupare una sedia, l’unico che ne rimaneva senza era escluso. Leggo di Sica in disaccordo con la Lega. A parte il fatto che quello che ancora non mi spiego è come abbia potuto andarci d’accordo in questo tempo, ma alla fin fine non è il divorzio che mi lascia perplesso quanto piuttosto l’affermazione secondo cui andrà o con Forza Italia o con Italia viva cioè o con Berlusconi o con Renzi. Che beninteso potrebbero non essere candidati nella stessa coalizione, ma lui in fondo cosa importa? Ecco, è in affermazioni come questa che io vedo la tragicità del degrado della politica. Una candida ammissione di non avere alcuna ideologia da esprimere né a questo punto alcun amore e per le esigenze del proprio popolo, basta che quando si fermerà la musica a me resti una sedia su cui sedermi. Troppe candidature calate dall’alto, dice, ma perché negare che in fondo è stato sempre così ovunque e in qualunque coalizione? La verità è un’altra, e che ha fiutato l’odore della sconfitta ed è peggio ancora di una sconfitta indecorosa. Sia chiaro, non sono esenti dagli stessi difetti le altre coalizioni, nelle quali pure hanno cercato dimora personaggi in cerca d’autore. La stessa Pontecagnano sta offrendo la candidatura di Buonomo che con la politica, per le cause ambientaliste sposate in passato, non dovrebbe avere molto a che fare. Per non parlare della lista dei 5 Stelle, i cui candidati stanno ancora cercando la piattaforma su cui far convergere i clic. Intanto sulla scena nazionale le prove tecniche di coalizione stanno cominciando a dare segni di screpolatura. L’ultimo Consiglio dei Ministri in cui si è discusso l’ingresso di cassa depositi e prestiti in Autostrade per l’Italia è la prova di quanto ancora manchi perché il governo possa avere una visione generale ed unitaria della direzione che la nazione dovrà prendere. Il richiamo alle Public Company è alquanto inappropriato, ma d’altronde l’elemento più grave è l’indeterminatezza generale rispetto alla politica economica nazionale: si va in direzione delle privatizzazioni o in direzione delle nazionalizzazioni? È evidente che se prima non si sceglie la meta non è evidentemente il caso di decidere quale mezzo di trasporto usare. In questa situazione, la calura estiva ci riserverà grandi sorprese. E grandi soddisfazioni ci daranno le campagne elettorali Social che molti candidati dovranno necessariamente offrirci. Io, a meno che non dovessi decidere di candidarmi, e nel qual caso resterei coerente alla mia appartenenza, intanto vado a fare scorta di popcorn.

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