Virtus Arechi, Massimo Rezzano: «Non nascondiamo le nostre grandi ambizioni»

di Matteo Maiorano

Parterre di stelle alla Virtus Arechi Salerno. Il sodalizio caro a patron Nello Renzullo in queste settimane ha puntellato l’organico di Adolfo Parrillo, mettendo a segno tanti colpi per un inverno che si preannuncia scoppiettante in casa blugranata. Il lavoro in cabina di regia del direttore sportivo Pino Corvo accende la miccia della passione del popolo salernitano, mai sopita e pronta a riprendere il cammino direzione A2. Tra i volti nuovi della stagione in casa blugranata spicca Massimo Rezzano, pivot di comprovata esperienza, pronto a guidare l’assalto del gruppo targato Parrillo verso nuovi ambiziosi traguardi.


Il suo approdo a Salerno è significativo: ovunque ha giocato ha lasciato un’impronta importante. I tifosi ora sognano il salto di categoria.


«Ci fu un contatto un paio di anni fa, ma arrivò la fumata nera. Nei mesi a seguire mi sono sempre domandato come sarebbe andata se avessi accettato Salerno. È una piazza che ho guardato sempre con particolare attenzione: ha un progetto estremamente serio».


Quando l’ha contattata Pino Corvo le sono tornati alla mente tanti ricordi.


«Incontrai il ds quando giocavo a Trieste, mentre lui difendeva i colori di Scafati. Era un cestista pazzesco, scafato, dalle indubbie qualità fisiche. Appartiene alla generazione di quegli atleti completi, che hanno lasciato un’impronta importante in questo sport».


Di quale piazza conserva il ricordo migliore?


«Mi considero particolarmente fortunato, perché ho giocato con continuità in tante piazze e ognuna di esse mi ha lasciato un ricordo particolare: di Brescia porto nel cuore il gran percorso fatto per la risalita in A2, a Matera invece sono nati i miei figli. Con la divisa di Scafati ho vinto la Coppa Italia nel 2016, nell’anno in cui abbiamo perso la semifinale per andare in A1».


Tre stagioni fa è stato Mvp di serie B ed il suo nome non ha bisogno di presentazioni. A Salerno arriva un cestista determinante per la rincorsa promozione.


«A quasi 36 anni ottenere un riconoscimento simile rappresenta un traguardo importante. Non ci nascondiamo: l’obiettivo non è nuovo e la società porta avanti una certa linea proprio perché l’asticella sia alzata ulteriormente».


Quanto è stato difficile stare lontano dal campo per così tanto tempo?


«Parliamo di una sosta inedita per il mondo dello sport, che io paragono ad un infortunio, con la differenza che anche l’avversario è ai box. Spero si torni a giocare il prima possibile, lavorando nella maniera giusta».


Conosceva già qualche suo compagno?


«Ho avuto il piacere di giocare con Maggio, quando era a Brescia, ma un po’ tutti ci siamo incrociati da avversari».

Rispondi