Basket, Valerio Cucci«Scafati, il mio esame più importante»

di Matteo Maiorano

Prenderà il via tra pochi giorni la stagione 2020/2021 targata Scafati. Al Pala Mangano sfileranno finalmente i volti nuovi del campionato, mentre gli addetti ai lavori iniziano a riempire l’agenda degli appuntamenti stagionali. Alessandro Finelli avrà finalmente l’occasione di valutare da vicino il valore della nuova rosa, allestita in poche settimane dalla dirigenza, per iniziare a lavorare su un gruppo carico di talento e aspettative. Visite mediche e presentazione di rito, poi sarà subito tempo di sedute per i nuovi prospetti del basket scafatese che, dopo l’anno tronco causa coronavirus, vogliono mettere le ali al nuovo progetto di patron Longobardi. Valerio Cucci, uno dei primi arrivi all’ombra del Pala Mangano, non vede l’ora di raggiungere l’Agro per confrontarsi con i nuovi compagni sotto le direttive del coach bolognese. L’ala, dalla sua amata Roma, si sta calando nella nuova competizione.


Il suo approdo a Scafati non ha destato particolari sorprese: dopo anni di corteggiamenti finalmente si è materializzato il sodalizio tra lei e il popolo gialloblù.

«Erano diversi anni che la dirigenza di Scafati chiedeva informazioni su di me durante il mercato estivo. A cavallo tra aprile e maggio ha preso corpo la trattativa con Enrico Longobardi, il quale ha ripetuto più volte quanto il valore della nuova rosa avrebbe esaltato le mie caratteristiche di gioco. Lo ringrazio perché mi sono fin da subito sentito importante e spero di ricambiare l’affetto sul parquet di gioco».


Coach Finelli, attraverso queste colonne, ha spesso ricordato le sue caratteristiche di gioco: ritiene di essere già un riferimento, visti i suoi trascorsi in A2, per i compagni?

«Ringrazio Finelli per le splendide parole. Temperamento e lavoro sono le mie peculiarità: sono diversi anni che gioco in questa categoria e, a dispetto della giovane età, credo di conoscere molti aspetti di questo gioco. Sto adattando il mio modo di giocare in base alle esigenze della squadra, ricoprendo più zone del campo: provo ad essere quanto più generoso possibile con i compagni. Spero sia l’anno della mia consacrazione: uno dei motivi per cui ho firmato è legato alle ambizioni. I miei compagni hanno un curriculum invidiabile e non vedo l’ora di poter giocare al loro fianco».

Qual è stata la tappa più importante della sua carriera?

«Tortona e Siena, per motivi diversi, sono state le due realtà che mi hanno formato di più, mentre la più sfortunata è stata l’ultima a Montegranaro, dove è successo praticamente di tutto. Devo moltissimo al mio ex coach Alessandro Ramagli, con il quale ho condiviso, tra le file della Mens Sana, un’esperienza altamente stimolante».


A vent’anni è stato prossimo all’addio al basket giocato. Cosa l’ha fatta tornare sui tuoi passi?

«All’epoca feci un doppio tesseramento: giocavo sia con Veroli che con Stella Azzurra. In quel periodo successe praticamente di tutto e questa mia condizione di doppio mi escluse dal grande giro del mercato. Sfiorai anche la convocazione con l’under 20 Azzurra. Decisi che fosse il momento giusto per studiare e lasciar perdere: il mio procuratore la pensò diversamente e così andai a Siena».

In Toscana ha trovato terreno fertile per la sua rivincita.

«Fu l’ultimo treno della mia carriera. Partì come quarto lungo, scalai le gerarchie e a Natale divenni titolare inamovibile».


In che modo concilia impegni sportivi ed esami universitari?

«C’è da maturare la consapevolezza che presto o tardi il basket andrà in secondo piano. Inoltre, ritengo che lo studio apra le porte della mente. Oggi è importante coltivare un proprio punto di vista, restare aggiornati. Ai coach ho sempre chiesto la mattina libera per studiare e non ho mai riscontrato particolari opposizioni. Ricordo che un mercoledì svolsi un esame che arrivò a concludersi intorno alle sette di sera, con l’allenamento fissato alle cinque. Furono momenti intensi, di rabbia mista a tensione: una volta concluso l’appello andai di corsa al campo ad allenarmi. Sono iscritto alla facoltà di scienze politiche, spero di concludere rapidamente il percorso di studi».

Con chi, tra i nuovi compagni di squadra, non vede l’ora di lavorare?

«Sicuramente Randy Culpepper. Ha un curriculum che parla da sé, rappresenta un grande esempio di professionalità: unisce tecnica e talento in un mix davvero unico per la categoria. Thomas, se confermasse i numeri della passata stagione, rappresenterebbe un valore assoluto in fase offensiva, il top della Lega. Sono felice di lavorare con Lorenzo Benvenuti in reparto, abbiamo un ottimo rapporto e mi piace come giocatore, come me ha avuto un percorso di crescita, si è tirato su dal niente, mi fa piacere trovarlo a Scafati».


Tempo fa pubblicò un post, attraverso il suo profilo Facebook, molto critico nei confronti degli assembramenti nelle grandi piazze italiane, mentre impianti e strutture erano chiusi.

«Sgombriamo il campo dalle polemiche: non sono un negazionista, il virus ha scosso molto e conseguentemente il sistema sanitario è stato sovraccaricato. Ma vedere, qualche settimana fa, Piazza del Campo stracolma mentre io sono quasi quattro mesi che non gioco a pallacanestro, sembrava una presa in giro. Lo Stato prende le precauzioni: giocare a pallacanestro comporta dei rischi. Ma sta anche al libero cittadino rispettare le norme anti-contagio».

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