Pontecagnano: Stop alla demolizione del Palazzo Mingo

I lavori di abbattimento erano iniziati lunedì 27 Luglio e lo stesso giorno è arrivato lo stop ai lavori dalla Sopraintendenza.
Come vi avevamo anticipato in un nostro precedente articolo

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a Pontecagnano la demolizione della Palazzina Mingo aveva suscitato non pochi malcontenti. In primis quello dei gruppi locali di Sinistra Italiana, Amici di Beppe Grillo e Possibile che avevano accusato l’amministrazione di disattendere completamente il programma elettorale basato sul cambiamento e sull’ambiente, per continuare l’operato della precedente amministrazione. Accuse rivolte anche alle opposizioni che, a dire sempre dei gruppi locali, avrebbero dovuto monitorare l’operato del governo cittadino.
Sotto accusa anche la stessa Sopraintendenza che avrebbe dovuto dare una risposta più immediata alle sollecitazione dei gruppi come ci spiega lo stesso Federico Marra di Sinistra Italiana: ” E’ solo uno scarico di responsabilità. E’ vero il palazzo non è presente nella lista dei beni sottoposti a vincolo paesaggistico, ma questa lista è stata stilata tra gli anni 70/80. E’ normale che con il passare dei decenni anche il valore degli immobili cambia e l’amministrazione avrebbe dovuto fare un importante aggiornamento. In questo caso la Soprintendenza non avrebbe potuto girarsi dall’altra parte e scaricare la colpa sull’amministrazione”.
A meno di 24 ore dall’inizio dei lavori arriva lo stop con un’ordinanza sindacale che blocca i lavori di abbattimento, lo stesso giorno in cui la Sopraintendenza ha inviato una nota che dispone ulteriori accertamenti sul valore storico del palazzo e quindi il fermo dei lavori.
non ci stanno i gruppi locali di Sinistra Italiana, Amici di Beppe Grillo e Possibile che in una nota ribadiscono il comportamento poco chiaro della Sopraintendenza e della stessa amministrazione comunale.
“Come avvenuto per l’abbattimento della ciminiera della ex fabbrica Spineta il blocco dei lavori è avvenuto fuori tempo massimo dopo che l’irreparabile scempio delle ruspe sia accaduto.
Non comprendiamo il comportamento della Soprintendenza che era in entrambi i casi perfettamente a conoscenza della situazione, alla luce dei nostri esposti e di quello fatto da Italia Nostra, dichiarandosi inizialmente non competente in quanto sia le aree che gli edifici non erano sottoposti a vincolo paesaggistico.
Se da un lato auspichiamo, quindi, che la magistratura faccia chiarezza (il nostro recente esposto va in questa direzione), dall’altro resta il fatto politico evidente che l’Amministrazione sul tema della conservazione del patrimonio storico edilizio si è dimostrata inerte nonostante le sollecitazioni dei cittadini nel corso di questi mesi e delle scriventi forze politiche. Chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati denota una mancanza di controllo del territorio e una scarsa sensibilità verso il patrimonio culturale del nostro territorio”.

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