Questi sbadati…

di Alessandro Rizzo

Mi colpisce l’astuzia dei giornalisti. Non so perché non me l’immaginavo, credevo forse – e sbagliavo – che fosse una caratteristica appannaggio degli avvocati. Il politically correct invece impone alle testate nazionali di misurare col centimetro i passi e le distanze (vicine o lontane che siano) dalla vicenda del presidente Fontana e dei 5 milioni di euro (qualcosina in più per la verità) detenuti in Svizzera. Sicché i giornali di sinistra ipocritamente fanno finta di riferire la notizia in brevi trafiletti in prima pagina salvo poi caricare di contenuti e usare caratteri cubitali in seconda o terza pagina. Per i giornali di destra è quasi tutto normale. Non se ne parla se non in termini di “ma cosa vuoi che sia!”.La vicenda inizia con una segnalazione antiriciclaggio fatta da una banca che negozia un bonifico che Fontana fa in favore del cognato (o della società del cognato, la Dama s.p.a. proprietaria del marchio Paul & Shark). Molti gli aspetti oscuri. Partiamo dall’operazione, qualche mese fa alla società del cognato di Fontana viene commissionata dalla Regione Lombardia (ma su 20 Regioni proprio la Lombardia dico io?) una fornitura di camici, presidii medici ritenuti particolarmente necessari per l’emergenza Covid. Sennonché però qualcuno grida allo scandalo (ma va, in fondo il Presidente della Regione è solo il cognato del fornitore) e dopo la fornitura di 25 mila camici, ovvero la metà di quelli acquistati, la commessa viene revocata: non servono più, dice la Regione, e qui ci sarebbe da capire se la Dama sia rimasta muta e passiva di fronte ad una revoca scarnamente motivata. Prima incongruenza: i camici servono eccome e il primo sospetto è che si sia interrotta la fornitura per consentire a Dama di limitare i danni e di piazzare sul mercato gli altri 25 mila. Dopo un po’ Fontana bonifica al cognato una somma che viene ritenuta dagli inquirenti pari al “danno” causatogli in conseguenza di questo papocchio. E ‐ udite udite ‐ gli invia circa 500 mila euro da un conto svizzero sul quale ci sono oltre 5 milioni di euro. Ne abbiamo una prima conferma, qualora ve ne fosse bisogno: mai inimicarsi i cognati, che una parente urlatrice in casa è ben peggiore di qualsiasi conseguenza giudiziale! In ogni caso, Fontana non sapeva nulla della fornitura prima del maggio scorso. Dice lui. Non lo confermano, a dire il vero, l’assessore Cattaneo né Bongiovanni ex numero uno di Aria che dicono di averlo informato prima, ma è un dettaglio. Di qui parte una seconda inchiesta: da dove arrivano questi soldi? E si scopre che in Svizzera ci sono arrivati partendo dalle Bahamas, dove stazionavano dal 1997, attraverso una voluntary disclosure (uno scudo per intenderci) del 2015. Altro dubbio: di chi sono quei soldi? Fontana dichiarò nel 2015 che erano l’eredità dei genitori, una somma certamente ragionevole per un dipendente della mutua e un dentista. Oddio, forse fare il dentista negli anni ’80 fruttava bene. E forse fruttava… ma perché portarli all’estero?…boh. Ma poi alle Bahamas ci sono arrivati nel ’97, ma allora prima dov’erano? Boh. Sì, ma comunque era un conto dormiente, direte voi. No, al massimo sonnecchiante perché sino al 2013 sul conto si sono mossi soldi, in entrata e in uscita. Quando la mamma aveva quasi 90 anni, ma questo non vuol dire nulla, magari le piaceva spendere comunque. Basta con questo approccio da malpensanti! E poi Fontana, si sa, è stato sempre un tipino molto discreto. Neppure quello, ahimè. In un partito in cui si predilige da sempre la polo verde, Fontana stona come un papavero tra i girasoli, col suo abitino grigio, l’aria sempre un po’ scanzonata e quelle cravatte raramente verdi. Insomma, uno che con Borghezio si sposa poco. Umile, comunque, gli basta poco. Oltre ai 5 milioni in Svizzera, 20 immobili, auto sportive, un giro al golf club, roba da leghisti insomma. Ma d’altronde ogni regola ha la sua eccezione. Per la lega prima gli italiani, per Fontana prima gli svizzeri.

Rispondi