“Più aiuti all’Horeca o rischiamo il collasso”

Crisi di liquidità e sempre più sfiducia nelle istituzioni dopo le affermazioni del viceministro Castelli

Oltre ai danni del Covid anche la beffa dei ritardi negli aiuti

di Andrea Bignardi

“Bisogna prorogare la cassa integrazione assolutamente, altrimenti l’intero settore dell’Horeca rischia di collassare”. Paolo Riccelli, fondatore dell’Acs (associazione commercianti salernitani) non usa mezzi termini. Tre mesi dopo il lockdown, e con il rischio concreto di una seconda ondata di Covid-19, i commercianti operanti nella ristorazione a Salerno e provincia vivono ancora nell’incertezza più profonda, lavorando alla giornata, e dovendo subire oltre al danno derivante dalla lunga chiusura forzata, anche la beffa di non aver ricevuto aiuti sufficienti – e soprattutto tempestivi – dalle istituzioni competenti. Un disinteresse per la categoria simboleggiato dalle parole del viceministro dell’economia e delle finanze Laura Castelli, che aveva invitato, nei giorni scorsi, i ristoratori a “cambiare mestiere” per ovviare all’assenza di clienti nella fase postpandemica.

Riccelli, da operatore del settore e rappresentante di categoria, che impressione le hanno fatto le controverse affermazioni del viceministro Castelli?

“Ho cercato di risentire più volte le parole del viceministro Castelli, rivolte alla nostra categoria. Quest’invito può essere utile ma il momento ed i termini usati sono stati completamente sbagliati. Seppur possiamo dare un attenuante alle sue intenzioni, effettivamente ha completamente mancato di centrare il giusto bersaglio. E’un momento in cui non mancano tensioni sociali ed economiche soprattutto per i titolari delle nostre attività. La cassa integrazione non arriva, gli aiuti garantiti dallo Stato non hanno avuto la forza e la celerità tale da poter compensare il periodo di gravissima crisi economica che si è profilata nei mesi scorsi. Il momento è senz’altro molto particolare, le parole della ministra sicuramente hanno creato malcontento tra tutti noi: ci saremmo aspettati una replica con delle scuse da parte sua. Tra le righe, le intenzioni erano anche buone: obiettivo era quello di spronarci forse a cercare il buono in un momento difficile, eppure avrebbero avuto senso in un altro momento”.

Le istituzioni hanno svolto adeguatamente il loro ruolo nei confronti dell’Horeca?

“Come ho già detto in precedenza, alcuni degli aiuti promessi non sono ancora arrivati. Solo da pochi giorni ho ricevuto una risposta in merito alla mia richiesta, formulata circa due mesi fa, di prestito garantito. Bene o male, la mia attività è piuttosto strutturata, e quindi siamo riusciti, pur con non pochi sacrifici, a compensare i danni cagionati dall’epidemia. Riesco però ad immaginare quanto sia potuta essere dannosa la crisi per ristoratori che magari avevano intrapreso da poco tempo la loro attività imprenditoriale – e nel territorio salernitano ce ne sono tanti – o che per un motivo o per un altro non avevano liquidità sufficiente a reggere per tutti questi mesi. Per fare un esempio, alcuni miei dipendenti hanno ricevuto la cassa integrazione da una settimana, eppure le richieste erano state lanciate durante i primissimi giorni del lockdown, ovvero all’inizio di marzo”.

Il clima di tensione in un settore che ha particolarmente risentito delle chiusure è stato amplificato o è descritto in modo realistico?

“La rabbia sicuramente è stata montata da una parte della stampa contraria al governo, eppure c’è. Con la nostra associazione abbiamo organizzato un’ associazione di protesta a livello comunale, sulla scia di quella nazionale tenutasi a Roma sotto l’egida dell’associazione Mio. Ovviamente guardiamo con favore a questo tipo di iniziative, se possono aiutare a sensibilizzare le istituzioni alle problematiche che toccano in generale il mondo dell’Horeca. Occorre ricordare che questo settore, soprattutto nella nostra zona, ed in particolare in Costiera Amalfitana, soffre una crisi drammatica per via del calo drastico degli stranieri, che riuscivano a garantire la maggior parte del suo volume d’affari. Il Cilento regge probabilmente per via del fatto che i suoi turisti sono prevalentemente afferenti al mercato nazionale e ancor più regionale”.

Quali provvedimenti occorre attuare per scongiurare il collasso del mondo della ristorazione?

“Occorre assolutamente prorogare la cassa integrazione: quando finirà, infatti, molti dipendenti rischiano di restare senza lavoro proprio per via del fatto che non si è ancora riusciti a compensare le perdite cumulate durante i mesi del lockdown. Se le istituzioni competenti non si danno una mossa, credo che i momenti drammatici che abbiamo vissuto possano rappresentare soltanto il 10% del problema che, a livello economico – finanziario, potrebbe manifestarsi per la categoria di qui a pochi mesi”.

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