TANTO TUONÒ

di Walter Di Munzio*

Ed infine lo hanno indagato. Arriva al suo esito finale la parabola discendente del Presidente Fontana. Dopo tanto parlare è ora indagato dalla procura di Milano per la vicenda dei camici. Francamente non ne siamo felici, non si potrebbe esserlo per una vicenda giudiziaria che è comunque una forma di surroga e disconferma del giudizio popolare che doveva e poteva essere l’esito finale di questa triste vicenda. Triste per la Lombardia, triste per l’Italia intera. E’ destino infausto dei Presidenti della più ricca e importante regione italiana che i suoi presidenti finiscano in Tribunale con accuse infamanti. Forse proprio perché da quelle parti continuano a circolare tante, troppe risorse finanziarie che inducono in tentazioni il politico di turno. Fontana e il suo assessore al Welfare Gallera hanno occupato per mesi gli studi televisivi per magnificare il loro operato senza mai dire una parola critica su quello che nel frattempo accadeva da quelle parti. I morti non si infangano certo a posteriori, sono stati già abbondantemente infangati al momento in cui si programmavano scelte scellerate. Lo sappiamo nessuno è dotato di sfere magiche capaci di prevedere futuri disastri, nessuno poteva immaginare un anno prima accadimenti di tali dimensioni, ma si doveva e poteva organizzare un sistema sanitario in grado di affrontare anche una epidemia e non solo trattare quelle patologie ad alto margine di utile, prevalentemente chirurgiche o comunque di tipo ospedaliero. Quelle si ben organizzate ed opportunamente affidate anche a privati capaci di garantire lucrosi ritorni per tutti, sanitari per i pazienti ma anche finanziari per i politici. Per carità nessuno ha mai detto o pensa che non si dovevano fornire opportunità a tante persone affette da malattie croniche o acute, ma perché ciò è stato sempre perseguito a discapito di una più povera, ma non meno necessaria, medicina del territorio, forse più ordinaria, certamente più vicina ai bisogni dei cittadini. Ma quali sono le colpe politiche di Fontana? Naturalmente oltre l’anomalia per un importante decisore politico (prima Sindaco poi Presidente della più ricca e importante Regione italiana) di avere ricchi conti correnti all’estero, che pur se legittimi testimoniano la sfiducia nel sistema-Italia e la volontà di sottrarre la visibilità delle proprie risorse ad un sistema fiscale ed a quegli stessi concittadini a cui poi si richiedono tasse e tributi da amministrare e spendere in prima persona per il ruolo che si occupa o che si occuperà nella pubblica amministrazione. Lo sappiamo non è più il tempo dei vari Pertini, Moro e Ciampi e di altri grandi italiani che hanno fatto dell’etica del pubblico amministratore una bandiera da sventolare con orgoglio e coerenza, ma parlare ostentatamente di fondi legittimi perché “regolarmente scudati” è perlomeno surreale quando si opera in un paese come il nostro, quando si è reduci da una spaventosa crisi pandemica, quando si è al centro di critiche e accuse di incapacità amministrativa e di gestione politica. Penserei perlomeno a rassegnar e dignitosamente le dimissioni, non certo ad andare in consiglio regionale a difendere ciò che difendere non è più possibile. Eppure il nostro lo ha fatto, sommando bugie a bugie che non potranno che aggravare ulteriormente la sua posizione in sede giudiziaria, in un momento in cui ancora non si è giunti alla resa dei conti per i morti del Trivulzio, che da Craxi in poi ha sempre segnato la fine dei politici milanesi; e poi a seguito delle tante denunce dei familiari di tutti coloro che hanno perso la vita a causa degli errori di programmazione e di gestione della sanità lombarda. Vedremo come evolveranno le vicende giudiziarie del nostro sfortunato Presidente il quale si è trovato a gestire una regione che non era più una fantastica riserva da saccheggiare ma una regione al centro di un disastro sanitario che ha innescato l’infezione anche al resto del paese. Mario Ajello sul Mattino di domenica scorsa parla esplicitamente di “Egoismi e bluff del modello lombardo” elencando spietatamente la sfilza di errori in sequenza del suo presidente a partire dalla storiaccia dei camici e delle mascherine ordinati a trattativa privata all’azienda della moglie e del cognato, dalla mancata chiusura, a salvaguardia degli interessi economici delle zone dei primi focolai di infezione, all’abbandono delle SIR e delle RSA deliberatamente condannate alla strage dei loro ospiti (forse perché poco attrattivi per la produttività delle economie locali), Chi non ricorda gli slogan concepiti ed urlati con spregio del disastro che si stava innescando “Milano non si ferma” e poi Bergamo, Brescia e tutte le province a trazione leghista che ancora oggi negano che ci sia stata una grave epidemia, continuando a pensare che questo sia un paese di stupidi che non sanno valutare i pericoli ed i rischi connessi a pratiche fondate esclusivamente sul profitto ed spregio della salute pubblica e degli interessi dei cittadini. Quante volte abbiamo sentito ripetere, come un cinico refrain, che in fondo si tratta di morti di età avanzata, che comunque sarebbero morti per altre patologie e che la cosa più importante era salvare l’economia, la cui crisi avrebbe fatto ancor più disastri e morti. E ora che l’età media si è notevolmente abbassata scendendo sotto i cinquant’anni? Ora non si tratta più in fondo di un problema di poco conto? Ora viene intaccato il corpo produttivo del Paese e dovremmo cominciare a prendere coscienza che bisognerebbe adeguare governanti e decisori alla mutata realtà che affrontiamo. Non ho letto o sentito dare abbastanza merito al Governo ed agli operatori per il lavoro egregiamente fatto anzi, al Senato della Repubblica, abbiamo ascoltato esterrefatti un pubblico dibattito che sostanzialmente negavano la presenza della pandemia, come se fosse una invenzione di taluni al solo scopo di spaventare la popolazione per poter continuare a governare a dispetto dei santi. Erano presenti oltre il solito Zangrillo, anche Bocelli e tanti politici guidati dal solito Salvini. E’ vero siamo un popolo ingenuo, dalla memoria breve e sempre disponibile a credere nelle sciocchezze che ci propinano i soliti noti. Sinceramente non se ne può più.

*Psichiatra e Pubblicista

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