COVID, APPALTI E TAMPONI C’è la maxi inchiesta sull’emergenza

Perquisizioni anche all’Istituto zooprofilattico del mezzogiorno: indagato il manager Limone

Riflettori accesi sui Covid Center e sui 18 milioni di euro: il ruolo del Consigliere Cascone

di Andrea Pellegrino

Diciotto milioni di euro per la realizzazione dei Covid Hospital. Strutture prefabbricate allestite – ma mai aperte – anche in un’area del “Ruggi d’Aragona” di Salerno. Un maxi appalto, gestito dalla medesima ditta per tutti i lotti, finito sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Napoli che indaga per turbativa d’asta. Sul registro degli indagati nomi eccellenti. Da Ciro Verdoliva, manager dell’Asl Napoli 1, la più grande azienda sanitaria d’Italia, fino a due fedelissimi di Vincenzo De Luca, il salernitano Luca Cascone (consigliere regionale e presidente della commissione trasporti) e Roberta Santaniello, dirigente dell’ufficio gabinetto della giunta regionale della Campania, passando per il presidente della Soresa (l’ente che ha bandito la gara), Claudio Cuccurullo. Sono tutti componenti dell’unità di crisi regionale, costituita nei giorni dell’emergenza Coronavirus. Tra questi c’è anche Luca Cascone finito al centro di una scambio di email in cui si è certificato il suo impegno e il suo interessamento circa alcuni appalti della Soresa, compreso quello sui Covid Center. «Sono stato un volontario», la difesa di Cascone che nei giorni scorsi è stato raggiunto dalla notifica dell’avviso di garanzia con la contestuale acquisizione degli atti, del telefono e del pc. Inchiesta partita dalle denunce di Marcello Taglialatela, presidente associazione ‘Campo Sud’ che in più occasioni ha sottoposto dettagliati esposti alla Procura di Napoli. In particolare cinque esposti presentati dall’ex deputato. Poi le denunce del Movimento 5 Stelle e di Valeria Ciarambino sui soldi spesi per la realizzazione delle strutture mobili che a quanto pare, nonostante le varie inaugurazioni non sono state mai aperte ufficialmente.

INDAGINE SUI TAMPONI

Un filone dell’inchiesta partenopea tocca anche l’istituto zooprofilattico del mezzogiorno, struttura nella quale si sono processati i tamponi durante l’emergenza Covid. Sul registro degli indagati è finito Antonio Limone, direttore generale dell’Istituto, raggiunto da un decreto di perquisizione disposta dal pm Simone de Roxas e Maria Di Mauro. Al manager sono stati sequestrati telefoni, cellulari e pc. Anche in questo caso l’ipotesi di reato è di turbativa d’asta. «Al consigliere regionale Cascone che, senza alcun titolo, tratta forniture per conto della Regione, si aggiunge il direttore dello Zooprofilattico Limone che, pure lui senza averne alcun titolo, autorizza un laboratorio privato ad analizzare tamponi, sempre e comunque per conto della Regione Campania», dice Valeria Ciarambino del Movimento 5 Stelle. «Lo stesso laboratorio a cui, per una straordinaria coincidenza, sarà assegnato l’appalto per l’analisi dei tamponi con un bando notturno durato solo poche ore. Oramai non c’è ambito della miracolosa strategia anti-Covid di De Luca che non sia oggetto di indagine della magistratura. Un sistema che non conosce norme, grazie al quale basta essere nella cerchia del governatore per autonominarsi referente di una centrale regionale appalti o per dispensare autorizzazioni. Un sistema lontano anni luce dal modello di legalità e di trasparenza che porteremo in Campania quando saremo al governo della Regione, dove il merito e la competenza soppianteranno la quota politica e la “capacità clientelare” dei Franco Alfieri di turno», conclude la candidata alla presidenza della Regione Campania con il Movimento 5 Stelle. Rincara Antonio Iannone, senatore dei Fratelli d’Italia: «Alla discutibile gestione dell’emergenza Covid da parte del governatore De Luca si aggiunge adesso un altro tassello, e di non poco conto visto che è stato perquisito l’istituto zooprofilattico (Izsm) di Portici, che figura tra le strutture a cui la Regione Campania aveva delegato l’esecuzione dei tamponi pe r la rilevazione del coronavirus. E il direttore della struttura Antonio Limone, appunto, è stato indagato». «Peraltro, – prosegue Iannone – l’Istituto era stato già al centro di un’inchiesta giornalistica riguardo i legami con un centro privato di Casalnuovo la ‘Ames’, che senza autorizzazione, né bandi, né ‘validazioni’ scientifiche da parte del Ministero o dei centri di riferimento, era stato artefice del boom dei test. Una vicenda su cui avevo presentato al ministro Speranza un’interrogazione senza però avere alcuna risposta».

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