Salernitana, è un film già visto

A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina. La Salernitana fallisce l’ennesimo appuntamento con i play-off, cadendo sotto i colpi di uno scatenato Spezia.

I liguri, tecnicamente superiori all’undici granata, volano alle semifinali e coltivano legittime ambizioni promozioni, mentre in casa granata il day after della sconfitta con Italiano ha portato alla luce macerie questa volta difficili da nascondere sotto al tappeto. Ventura ha deciso di non rinnovare il proprio contratto con la società, mentre Fabiani e la dirigenza hanno scelto di trincerarsi dietro il no comment, se si esclude il siparietto di Lotito che ha addossato le colpe dell’ennesimo fallimento a Ventura.

Un’immagine che ricorderemo di questa stagione sarà quella di Lotito, proprio lui, che a chilometri di distanza guarda la partita, quasi fosse un commensale qualunque intento a distrarsi da una compagnia sgradevole. È l’emblema del distacco emotivo, della distanza da un progetto che, siamo certi, il patron dovrebbe fare più suo sia per interessi personali che per investimenti. Siamo costretti invece a commentare l’ennesimo fallimento di un programma ormai senza né capo né coda, che va avanti dal 2015. Da quando gli obiettivi sono diventati de facto insormontabili.

Gli avvicendamenti in panchina non sono mai riusciti a dare la scossa ad un gruppo che, tranne in sporadici casi, sogna di calcare l’erbetta di San Siro con la maglia biancoceleste. Con lo spettro del galleggiamento sempre più tangibile, Lotito non può permettersi più di addossare le colpe del fallimento sul tecnico di turno. Salerno non produrrà gli introiti di Roma, le spese potranno anche essere superiori alle entrate, ma permette al numero uno biancoceleste di prendere parte – tramite il cognato Mezzaroma – ai consigli di Lega B e tessere rapporti che permettono oggi a Lotito di avere voce in capitolo su più tavoli.

Battaglie ideologiche a parte, i tifosi non potranno sognare il salto di categoria, a meno che Lotito non passi la mano. Stentiamo a credere che un presidente che a Roma riesce nella missione di rinvigorire esuberi, maturare ghiotte plusvalenze e ad andare ad un passo dal Tricolore, a Salerno non riesca a centrare neanche un misero piazzamento nella griglia promozione.

Le opzioni sono due: o Lotito non sa fare calcio nella terra di San Matteo (stentiamo a crederlo a seguito di quanto appena detto) oppure questa Salernitana, eccezion fatta per il gol di Minala, non può sognare con la presidenza capitolina.

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