Elezioni regionali, la riflessione di Fausto Morrone

Se un intellettuale largamente stimato, obiettivamente coerente ed eticamente irreprensibile, con lunghi trascorsi politici e istituzionali, sempre ben piantato, senza cedimenti opportunistici, nella sinistra
progressista, come Isaia Sales, giunge al punto di rivolgersi al segretario nazionale del PD, dobbiamo seriamente interrogarci.
Com’è noto Sales si è allontanato da tempo dal PD e mai ha manifestato intenzioni furbesche di ricollocazione.
Dunque, si rivolge al segretario del partito, ove non è più né militante né dirigente, per invitarlo a guardare con attenzione la situazione di assoluto degrado politico e morale in cui è sprofondato il PD, principalmente
attraverso l’agire opaco, personalistico e familistico del presidente della Regione uscente e candidato alle prossime elezioni.
E’, questa condivisibile posizione, evidentemente dettata dalla frustrazione di vedere che le spoglie della più esaltante esperienza di sinistra italiana ed europea, per la quale Sales, io e tante altre compagne e compagni siamo stati lungamente e attivamente impegnati, sia, forse irreversibilmente, degenerata sotto lo sguardo attonito e incredulo di milioni di elettori che ancora guardano in quella direzione.
Quindi, facendo mio lo stato d’animo di Sales, rivolgendomi a chi è mosso da identiche preoccupazioni, lancio uno stimolo per una riflessione pacata.
Peraltro, dobbiamo purtroppo registrare che, nelle situazioni in cui il regista politico è De Luca, si assiste inevitabilmente a un’azione opaca e sgraziata che conduce a una corrosione del sistema delle alleanze e a
una contaminazione degradante di buona parte di ciò che storicamente orbita a sinistra, oltre che in un’attrazione calamitosa dei peggiori esempi cresciuti in seno alla destra campana.
Quest’ultima, come si sa, ha visto imperare “statisti” della levatura di Cosentino, Cesaro, ed è stata coadiuvata da personaggi come Pomicino e Mastella, capaci sì di indurre un’inquietante ilarità, ma, almeno
a me, nemmeno un po’ di commiserazione o pena per la incipiente senilità.
Particolare sconforto e tristezza ha suscitato – almeno in me che ho sempre militato, fino all’uscita dal PD, nella sinistra dei vari partiti gemmati dal vecchio PCI – l’involuzione operata da alcuni compagni di LeU.
Questi si sono mascherati dietro una sigla generica, evitando bene di entrare in coalizione con il simbolo di LeU, dove si potrebbe annidare chiunque.
Così facendo stanno al fianco di De Luca, consapevoli della opacità di questo schieramento e della degenerazione deluchiana (per me molto datata, per altri appena scoperta), candidando prestanomi e
sperando in un gesto di gratitudine ex post del Cito campano.
In conclusione, io mi permetto solo di spegnere ogni speranza del buon Sales sulla possibilità di una qualche iniziativa da parte del PD nazionale.
Il Pd attuale, per reggersi e rimanere in campo, ha bisogno di tanti deluchini in tutta Italia.
Altrimenti occorrerebbe una correzione di rotta a 180° che nessun dirigente di quel partito è in grado di operare, allo stato.
Ciò detto, io sono convinto però che nel PD e in LeU rimangano tanti elettori, e pure qualche dirigente, con sani principi, belle speranze e che, con stupore e un nodo allo stomaco, apprendono di quanto sta
avvenendo in Campania nella coalizione a cui aderisce il maggior partito della sinistra.
E’ a loro che lancio un appello. Capisco che ognuno avrà un proprio candidato del PD che vuole sostenere e che, magari, la sua scelta
ricada proprio su quello che vuole portare dall’interno una battaglia per il cambiamento e che ritiene intollerabile e stomachevole la disinvoltura politica ed etica impressa dal cacicco campano.
Mi permetto di rivolgere, perciò, a questa area – che considero folta e in sofferenza con il mio medesimo disgusto, ma con molta più pazienza della mia, oppure unicamente con maggiore aspettativa di vita – l’invito a valutare l’idea di sostenere un candidato consigliere del PD e di dare un voto disgiunto per il candidato presidente di un altro schieramento, assolutamente non di destra, che si richiami all’attuale esperienza di governo nazionale e, quindi, certamente collocato in un ambito democratico, socialmente sensibile e di progresso. Non sono fra quelli che considera salvifico il voto disgiunto o capace di riscuotere grandi successi elettorali per chi lo pratica.
L’ho sperimentato sulla mia pelle nelle elezioni regionali del 2010, allorquando per un voltafaccia, incomprensibile e imprevisto, di Di Pietro in favore sempre del cacicco campano dovetti utilizzare proprio il
metodo appena suggerito.
Però, immagino che dopo aver dato parecchio del nostro impegno nella vita per un’idea per buona parte ancora incompiuta, possiamo avere atteggiamenti diversi rispetto alle modalità del cambiamento e anche
maggiore prudenza di giudizio rispetto a quella da me sempre esternata, ma la tutela della nostra dignità e della nostra coscienza di cittadini, penso, che rimanga un bene irrinunciabile per chiunque.

Rispondi